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“La pesca nella transizione dal tradizionale al nuovo sistema del diritto del mare”

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di Tullio Scovazzi (Giuffrè)

Libri ricevuti

Verona, 14 dicembre 2018. - segnalazione di Sergio Stancanelli

Con sottotitolo "La pesca nella transizione dal tradizionale al nuovo sistema di diritto del mare", questo volume (pagine 298, in origine lire 18.000) inviatomi dall'autore e dell'editore con preghiera di recensione, costituisce la seconda parte di "La pesca nell'evoluzione del diritto del mare", 14° titolo della collana "Studi e documenti sul diritto internazionale del mare" diretta da Benedetto Conforti, Vincenzo Starace e Tullio Treves pubblicata dal dott. Aldo Giuffrè editore in Milano (la prima parte, 7° titolo della collana, non mi è mai pervenuta).

Preceduto da una ampia nota bibliografica, il libro si apre con una introduzione in cui si legge che nella prima parte di questa ricerca si è seguita, nel contesto di un metodo storico-evolutivo, la formazione graduale di norme consuetudinarie del diritto del mare nel corso di un vasto periodo comprendente i secoli dal XVI al XIX. In questa seconda parte della ricerca dedicata al secolo XX ben più numerosi sono gli episodi che assumono rilievo per il diritto internazionale del mare e per il regime della pesca in particolare. Il passo lento della consuetudine, che per secoli aveva maturato norme elementari, diviene più rapido e, nella seconda metà del secolo, precipitoso. Esigenze talora rilevabili anche in precedenza, quali gli obiettivi di conservare le risorse ittiche o di promuovere lo sviluppo economico dello Stato costiero, vengono ad assumere dimensioni tali da influenzare in modo decisivo il contenuto di norme giuridiche.

I lavori della terza conferenza delle Nazioni unite sul diritto del mare saranno trattati nella terza e ultima parte dell'opera. Già nella prima parte si era rilevato che l'istituto del mare territoriale, ormai definitivamente consolidatosi, non andava necessariamente congiunto al limite delle tre miglia, neppure all'epoca (fine del secolo XIX) in cui tale misura conseguiva la sua maggiore affermazione. Già era sembrato di cogliere gli indizi di tensioni, che potevano portare al rovesciamento di un equilibrio raggiunto dopo secoli di controversie fra gli Stati e di dispute dottrinali circa il regime giuridico dei mari.

La pratica del secolo XX dimostra per l'appunto la ripresa dell'impulso evolutivo tipico della materia e la rottura del sistema precedente.

Il quadro della ricerca, si legge sempre nell'introduzione, risulta arricchito (e talvolta complicato) dai due tentativi di codificazione di diritto del mare del 1930 e del '58-60. Il primo, limitato al regime giuridico del mare territoriale, non approdò a risultati concreti.

Il secondo produsse quattro convenzioni, le quali nel settore della pesca restarono lacunose e inadeguate. Gli Stati hanno per ciò dovuto dar corso a un'ulteriore opera di codificazione che, iniziata nel 1973, si è conclusa con l'apertura alla firma della convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare il 10 dicembre 1982.

Il testo è strutturato in due grandi parti: "La diffusione dei fenomeni di contiguità marina la prima metà del secolo XX", suddivisa in tre sezioni: "Considerazioni generali", "La giurisprudenza internazionale e la pratica nazionale", e "La pratica convenzionale", e "La diffusione dei fenomeni di contiguità marina in materia economica: dai proclami Truman alla vigilia della terza Conferenza sul diritto del mare", suddivisa in quattro sezioni: "Le misure unilaterali anteriori alla codificazione di Ginevra", "La codificazione di Ginevra", "Le misure unilaterali successive alla codificazione di Ginevra", e "La pratica convenzionale". Il lavoro è pubblicato con i contributi del Consiglio nazionale delle ricerche e della Facoltà di giurisprudenza dell'università di Parma.

“La pesca nella transizione dal tradizionale al nuovo sistema del diritto del mare”

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