Gio11212019

Last update09:28:53

Ather Cappelli

  • PDF
Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 

Trento, 8 settembre 2019. - Redazione

Sicuramente molto tempo e fatica sta dietro a questa ricerca, sia per il reperimento di tutti gli articoli presenti sia per la ricostruzione precisa della vita del giornalista, e non solo, Ather Capelli; tutto ciò risulta evidente sfogliando il libro.

Per la prima volta viene affrontata la figura del direttore della Gazzetta del Popolo, un personaggio caduto nel dimenticatoio condannato ad un oblio da una storiografia ufficiale che lo narra come "uno dei più ignobili figuri della propaganda fascista", "il sanguinario incitatore delle rappresaglie".

L'autore ci racconta, con una ricca presenza di testimonianze, tutta un'altra storia; la storia di un giornalista, un fascista, che si inserì nella scia di tutti i direttori di quotidiani (e non solo vista la presenza in questa lista anche di alcuni sindacalisti tra cui Ernesto Marchiandi, il capo della polizia Montagna, i ministri Tarchi, Pisenti e Zerbino) come Carlo Silvestri, Concetto Pettinato (Stampa), Giorgio Pini (Resto del Carlino), Mirko Giobbe (Nazione), Bruno Spampanato (Messaggero), Carlo Borsani (Repubblica Fascista), Alberto Giovannini (L'ora), Ugo Manunta (vicedirettore del Corriere della Sera) desiderosi di creare un "ponte" con i partigiani non comunisti per evitare dell'inutile spargimento di sangue tra italiani.

Un Capelli assassinato vigliaccamente sotto casa, dopo una mattinata di intenso lavoro con Montanelli, sul cui tavolo furono poi trovate delle parole per l'articolo che avrebbe dovuto scrivere "La grande ora: Amore dove è odio, luce ove è tenebra, legge dove è disordine". Un assassinio gappista comunista che si inseriva nella tecnica di assassinare i fascisti miti, portati al dialogo (Igino Ghisellini a Ferrara, Aldo Resega a Milano, Eugenio Facchini a Bologna, Arturo Capanni a Forlì) al fine di spingere i fascisti alla violenza, alla rappresaglia.

Degli omicidi che dietro la giustificazione di moralità rivoluzionaria, è "autolesionismo premeditato: cerca le ferite, le punizioni, le rappresaglie, per coinvolgere gli incerti, per scavare il fosso dell'odio" come scriverà il giornalista Giorgio Bocca. La stessa tecnica adottata in seguito dalle Brigate Rosse.

Il giovane autore ci racconta minuziosamente tutta la vita di Capelli, dalla sua infanzia con la morte in tenera età della madre, l'abbraccio all'idea fascista, fino ad arrivare alla scelta di accettare l'incarico di direttore de La Gazzetta del Popolo.

Un compito da lui stesso definito "tremendo... è pericoloso ma bello... occorre lavorare, lavorare, lavorare, collaborare, ognuno al suo posto, con instancabile fede". Senza dimenticare l'esperienza africana e l'amicizia fraterna con Guido Pallotta e tutta la nidiata di giovani aderenti alla Mistica Fascista. In tutto il volume si percepisce la passione, la curiosità dell'autore verso la storia; una storia che, su alcuni personaggi, è ancora tutta da raccontare, o meglio da riscrivere...

L. Bonanno, Ather Capelli. La vita e gli scritti, edizioni Ritter, Milano, 461 pagine, con diverse immagini, € 28

Ather Cappelli

Chi è online

 323 visitatori online