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"STANITSA TERSKAJA": L' illusione cosacca di una terra. Verzegnis ottobre 1944-maggio 1945

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Porcia di Pordenone, 2 maggio 2020. – di Pier Arrigo Carnier

In coincidenza alla ricorrenza del 25 aprile, anniversario della Liberazione, è uscita la riedizione del libro dal titolo STANITSA TERSKAJA. L' illusione cosacca di una terra. Verzegnis, ottobre 1944-maggio 1945, autrice Patrizia Deotto.

Si tratta di pubblicazione diffusa una quindicina d' anni fa dall' editore udinese Gaspari.

La struttura della pubblicazione, frazionata in capitoli, dopo un' esposizione introduttiva intesa a spiegare, in senso generale, lo stato di guerra in cui, nel 1944, ebbe a verificarsi l' occupazione cosacca, assume veste espositiva memorialistica riferendo fatti , testimonianze e voci raccolte nella popolazione della valle di Verzegnis.

Sotto il profilo storico il contenuto risulta però lacunoso, mancante di incisività e di validi supporti sostanziali in tal senso Viene quindi precisato che, i cosacchi, ribattezzarono il luogo col nome. Stanitsa Terskaja, cui fa riferimento la foto di copertina con due cosacchi del Terek e carrozza, trainata da due cammelli.

Nel capitolo VIII, emerge la figura dell' atamano generale Piotr Nikolaevic Krassnoff, personaggio di rilevante notorietà nelle vicende della controrivoluzione russa che, assieme alla consorte Lidia Fedeorovna giunse, nel febbraio 1945, ad insediarsi all' albergo Savoia di Villa di Verzegnis per cui l' autrice riferisce, al riguardo, lo stupore e le considerazioni che l' evento ebbe a suscitare nella gente del luogo.

Nessun accenno però alla posizione militare del generale cosacco in riferimento a una rilevante vicenda accaduta poco prima del suo ingresso a Verzegnis, vuoto che vengo a colmare aprendo una breve parentesi. Provenienti da Berlino Krassnoff e la consorte Lidia Fedeorovna coi membri del seguito, giunsero come prima tappa a Gemona del Friuli . Con sorpresa, in un' imprevista sollecita riunione disposta dall' Alto comando SS. e Polizia di Trieste presso un comando SS. nella vicina Artegna, accadde che Krassnoff fu esautorato dagli effettivi poteri militari sull' armata cosacca, con passaggio degli stessi al generale Domanov .

L' atamano generale Krassnoff mantenne, sull'armata ,solo i poteri nominali. Fu quindi comandato ad insediarsi, con la consorte e l' entourage al suo seguito, all' albergo Savoia di Villa di Verzegnis, come infatti avvenne "" con l' ordine di non ammettere nessuno a vederlo e colloquiare con lui"", come scrissi a pag. 105-106 del mio volume "Cosacchi contro partigiani"- Mursia-Milano 2016, citando la fonte documentale in mio possesso.

Detto questo merita delucidazione oggettiva e trasparente il senso velato di parte del titolo del libro cioè " L' illusione cosacca di una terra", e di quant' altro in tal senso fa seguito nel testo a sostegno che i cosacchi si sarebbero illusi di fare della Carnia una seconda patria in base, dice l' autrice, alla risoluzione Rosenberg-Kaitel, datata 23.11.1943, riportata nel citato mio volume "L' Armata cosacca in Italia...." a pagg. 262-263 che, al punto 4) recita :"" Se le circostanze belliche non vi permetteranno di accedere alla terra dei vostri avi, noi organizzeremo la vostra vita di cosacchi nell' Europa occidentale, sotto la protezione del Fuhrer, dandovi terre e tutto ciò che è necessario per la vostra sussistenza. "".
A pag. 22 del suo libro l' autrice riferisce che : ""Nell'estate 1944 l'astratta promessa di una patria temporanea ratificata dalla risoluzione Rosenberg-Kaitel,, assunse i tratti concreti di un territorio geografico reale, la Carnia, prospettata dai tedeschi come Kosakenland in Nord Italien.""

Contesto nettamente tale asserzione tendente a dare un senso improprio alla realtà dell occupazione cosacca e mi spiego. La definizione Kosakenland in Nord Italien, messa in circolazione dai tedeschi che i cosacchi semplificarono in Kossackja, aveva unicamente funzione indicativa del territorio sottoposto all' occupazione militare cosacca a scopo di presidio, che l' autrice erroneamente cita nella sola Carnia. Il territorio invece, oltre alla Carnia, si estendeva sull' intero Friuli, occidentale ed orientale e su parte del Goriziano, andando fin oltre Caporetto.. Si tratta quindi di uno status di fatto che nulla aveva a che vedere con quanto garantiva la risoluzione Rosenberg-Kaitel, impegno del Governo tedesco (III° Reich) che si riferiva al caso di un impossibile rientro dei cosacchi alle loro terre d'origine.

Onde tagliare la testa al toro e dissipare la nebulosità delle scarse conoscenze e tendenziose invenzioni di parte, lo Stato maggiore cosacco insediatosi a Tolmezzo, predispose nel 1944 un comunicato il cui testo, che fu diffuso come volantino nelle zone occupate, è riportato a pag. 56--57 del citato mio volume "L' Armata cosacca in Italia...". Nel medesimo si smentivano categoricamente false voci che, la presenza delle forze cosacche potesse tradursi in un' occupazione permanente, magari con conseguenti diritti territoriali..Va poi aggiunto che, nella sede del comando in Tolmezzo, in un' ampia carta geografica a parete, risultava indicato con bandierine bianche il percorso seguito dai cosacchi dalla Russia all' Italia e, con bandierine azzurre, la via del ritorno dall' Italia alla Russia.
Aggiungo infine un' ultima prova, pubblicata a pag. 142 del citato mio libro " Cosacchi contro Partigiani ". Recita la stessa : " il 18 ottobre 1944, il Comandante di Polizia di Sicurezza presso lo Staff dell' ambasciatore Rahn Rudolph a Fasano, Gunther Bock, informando con telegramma il proprio ministero degli Esteri sulla situazione dei cosacchi asseriva : « il Commissario supremo ( dr. Rainer) sostiene l' idea che in questa faccenda si può trattare non di un insediamento, ma solo di un accantonamento temporaneo».

Nemmeno un minimo accenno poi, nel libro, a vari fatti di interesse storico verificatisi durante l ' occupazione, via via riportati nelle mie citate pubblicazioni.

Molto altro vi sarebbe quindi da dire ma mi fermo qui.

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