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Lettera ai membri della giuria del Premio Campiello 2012

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Trento, 31 agosto 2020. – di Ernesto Scura

C(hi)arissimi Proff. (e Presidente fondazione "Campiello"), mi rivolgo a tutti voi componenti della giuria del prestigioso premio "Campiello" 2012, quello del cinquantenario, al quale si è voluto attribuire, chissà poi perché, una valenza di "super premio", per rivolgervi una domanda: se super premio doveva essere, implicitamente, si presume una super attenzione da parte di un così dotto consesso di accademici ma, voi accademici ,"la collina del vento" (nel caso l'aveste dimenticato, è il titolo del libro da voi premiato) l'avete letto?

Io, purtroppo, sull'onda di un'enfatica, assillante, martellante, campagna imbonitrice della kultura dominante, l'ho letto.

Intendiamoci, non per "arricchire" la mia cultura ma per verificare dove è arrivata la kultura.

Ed ho constatato dove è arrivata: sull'orlo di un burrone (timpalea), ai margini di una collina "del vento" (rossarco).

Io mi rendo conto che per concorrere ad un premio letterario oggi, in Italia, conviene compiacere la vulgata e le mode correnti con:

- l'antifascismo;
- la resistenza;
- l'assioma: povertà=onestà:
- l'identificazione : ricchezza=disonestà;
- la cultura è tale, se è di sinistra, o non è ;
- un pò di archeologia (cultura è, addirittura classica);
- un pò di ecologia (cultura non è, ma fa "chic") ;

E "La collina del vento" si è rigorosamente adeguata a questi canoni.

Ma ve li immaginate un Manzoni, un Tomasi di Lampedusa, concorrere al Campiello e venire esclusi per scarso impegno social-politico?

Ovviamente chiedo scusa per il sacrilego accostamento, ma il confronto tra la meticolosa aderenza storico-ambientale dei due grandi e quella superficiale, confusionaria, inverosimile, inattendibile, assurda, ingiustificabile,
inimmaginabile e, a volte, ridicola, del nostro autore, dovrebbe indurci, tutti, a riflettere.

1ºÂ - come si può pensare che, negli anni trenta ,un Arcuri, un semi acculturato, viene elevato al rango di oppositore del regime fascista e, quindi, avviato al confino di polizia nell'isola di Ventotene, dove sappiamo aver soggiornato oppositori di ben altro spessore e di ben altra cultura, come Sandro Pertini, Altiero Spinelli, Mauro Scoccimarro e Pietro Secchia.

Quel che deve meravigliare non è l'assurdità della mescolanza ma l'assurdità cronologica, visto che il confino, a Ventotene, fu istituito soltanto nel 1940, quando il semi acculturato, da un bel po', si era già felicemente ricongiunto con la propria famigliola.

Così, almeno, afferma l'autore. Anzi, fa di più. Fa dire al suo eroe, il semi acculturato, alla cui preparazione politica ha dato un forte contributo l'immaginaria contiguità con altri più illustri confinati, mentre istruisce un gruppetto di presumibili analfabeti totali, che "il comunismo, una volta preso il potere, darà la terra ai contadini e rispetterà quella dei piccoli proprietari" .

Al poverino nessuno degli illustri confinati aveva parlato di "kulaki " falcidiati, sulla piazza rossa, a Mosca, dalle mitragliatrici di quello stinco di santo di Stalin che, in deroga a quanto teorizzato da quell'altro stinco di santo di Lenin,(Lo Stato Padrone), finalmente, riconosceva loro il diritto alla proprietà della terra: a ciascuno, indistintamente, 3.36 metri quadrati...... per l'inumazione.(Provate a moltiplicare 1.20x2.80).

- come può essere possibile che un aereo inglese, bombardando Crotone, viene colpito dalla contraerea e il pilota, facendo sfoggio di una scarsissima intelligenza, dove cerca scampo?

Tentando un atterraggio di fortuna sulle spiagge del lungo litorale jonico, come più volte accaduto, prima,durante e dopo il conflitto, a tanti piloti italiani, tedeschi ed alleati, in difficoltà? No.
Cercando un qualche splash sul mare? No.

La sua temerarietà anglosassone gli suggerisce di cercare la salvezza giocando la carta più stupida, e dirige il velivolo che perdeva quota verso la collina boscosa insidiata da burroni e dirupi.

Peggio per lui? Macché

Saltellando "come un grillo azzoppato" dove si va a fermare? Ma proprio al bordo del burrone, col muso della fusoliera sul vuoto.

Incredibilmente il pilota esce indenne e viene accolto dalla famiglia del semi acculturato che, finalmente, può dare un valido contributo alla causa dell'antifascismo, inaugurando, pensate, già nel 1940, la Resistenza, anticipandola di tre anni rispetto a quella del nord, addirittura in Calabria, terra generosa che, a buon diritto, si può vantare di tutto, tranne che di "bella ciao".

Dove credete che lo nascondano? Ma proprio nell'unico vano di una casetta di campagna, diciamo di circa 16/20 metri quadrati, dormitorio, ricovero per attrezzi e derrate, accogliente nido d'amore e deposito di paglia.

E si sa come sono grandi le ...balle.

3ºÂ -  come può essere pensabile che "in pochi minuti", certamente da Crotone, giunge su quella fantasiosa collina una camionetta con militari.

Si dovrebbe presumere un agevole raccordo viario con Crotone.

Invece sappiamo che, ancora oggi, tra fiumare, smottamenti e calanchi argillosi quelle colline sono servite da sentieri per...capre.

Gli antichi greci, non si sarebbero mai sognati di edificarvi una favolosa Krimisia, preferendo i siti pianeggianti e, logisticamente, sul mare (si pensi a Locri, Taranto, Sibari, Metaponto, Thurio, Siris e, appunto, CROTONE, tanto per restare sul versante jonico).

È da credere, invece, che su quella collina ci si arrivasse solo a dorso d'asino. Come, d'altronde, fa intuire lo stesso autore.

Ed ora viene il bello. Quei militari "vestivano in uniforme nazifascista e, dall'accento, si capiva che qualcuno di loro era tedesco".

Ma come si può essere così puerili.

Nel 1940, non solo in Calabria, ma in tutta l'Italia, non si registra alcuna presenza militare tedesca, men che meno a Crotone, e men che meno si favoleggia di una divisa "nazifascista" di cui, peraltro, non si ebbero tracce nemmeno durante la Repubblica Sociale che tenne ben riconoscibili e distinte le sue forze armate da quelle
tedesche, nonché dalle SS naziste.

Ma il colmo del ridicolo di quei militari è che si accontentarono di dare una semplice occhiata alla casetta, il cui proprietario era, notoriamente, un "sovversivo", "disfattista" ed ....antifascista.

- come può essere possibile che la ricerca del pilota inglese, quasi a volerne agevolare la fuga, viene rinviata al giorno dopo, sempre con militari "nazifascisti", e siamo sempre in Calabria, e siamo sempre nel 1940, rastrellando boschi e dirupi, e dando la solita occhiatina alla "inviolabile" stanza senza chiedersi cosa ci può essere dietro quelle ...balle.
Ma, via, come si può immaginare che, di quei militari, alcuni si siano dedicati a rubacchiare pezzi dal motore dell'aereo inglese, come se potessero calzare su motori "nazifascisti", s nza fare i conti con la ben nota incompatibilità tra "pollici" anglosassoni e "centimetri".

Ignorando, comunque, che già in quegli anni, i motori d'aereo erano talmente protetti e sigillati che vi si poteva accedere soltanto in officine attrezzatissime, a meno che non si usasse il cannello della fiamma ossidrica e, pensate, con quali devastanti effetti sulla desiderata riutilizzazione dei ...pezzi.

Ma, poverini, quei "nazifascisti", nella loro sciocca ingenuità, erano forse convinti che per accedere ad un motore.... inglese sarebbe potuto bastare, ovviamente, una semplice, banale chiave....inglese.

- come può essere possibile scrivere pagine così esilaranti riferendosi a precisi ed ormai acclarati fatti storici accaduti a ridosso del 25 LUGLIO ed oltre il caotico 8 SETTEMBRE 1943.

Subito ci si informa che i caporioni fascisti sono spariti dal paese.

È verosimile, se mai, un defilarsi. Sappiamo benissimo che la maggior parte la ritroveremo, di lì a poco, a disinvolto servizio del partito comunista, con buona pace del candido Arcuri al quale si risparmia,
molto opportunamente, il dolore di assistere al "riciclaggio".

Esemplare il caso di Silvio Messinetti, vice-podestà di Crotone fino al 25 Luglio 1943.

Diamogli appena il tempo di buttare alle ortiche stivali, orbace e camicia nera e, "voila", il primo sindaco della nuova Crotone democratica, ovviamente comunista.

Crotone, in fondo, è vicinissima a "Spillace".

È storicamente comprovato che, nello scorcio finale di quel convulso arco di tempo, i tedeschi in ritirata si comportarono da galantuomini (magari avessero fatto altrettanto, in seguito, in Italia settentrionale) e non si appropriarono nemmeno di una gallina sbandata.

I soli sbandati che incrociarono erano i malandati soldati italiani del "tutti a casa" che, molto opportunamente e giudiziosamente, osservavano con ostentata indifferenza.

Si limitarono, e qui posso intervenire con testimonianza diretta e ricordi personali, a bruciare tutto quanto non potevano portarsi dietro e, con rigore teutonico, seguirono un percorso unico: la strada litoranea SS 106 jonica.

In paesini tipo Spillace o insignificanti "colline del vento" non si capisce proprio che c...o dovevano andare a fare, vista la mancanza di tempo, con gli alleati che, indisturbati, avanzavano speditamente.
E non vi dico dei "fascisti sbandati" (esistenti solo nella debole fantasia dell'autore) che si accodavano ai tedeschi per andare a consumare, insieme, vendette di cui ai tedeschi non importava un c...o.

Ed anche ai fascisti.

L'arcano é subito svelato:

OGNI RESISTENZA VUOLE I SUOI MARTIRI.

E l'autore subito provvede con due castronerie fuori dalla storia:

UN INGLESE IMPICCATO, a fascismo caduto, dopo averla fatta franca per tre lunghi anni, in barba a quello spietato regime;

UN COMUNISTA DEPORTATO dopo il 25 Luglio del 43;

Questi episodi si sarebbero verificati, in Calabria, "a babbo morto", cioè con Mussolini esautorato e prigioniero, prima a Ponza e poi a Campo Imperatore.

Ma quando ci si lascia prendere la mano dalla dappocaggine si può anche essere indotti ad ignorare che il Sud era, tutto, sotto il saldo controllo e l'autorità del legittimo governo Badoglio che, ad onor del vero,con l'Arma dei Carabinieri, mantenne l'ordine dal 25 Luglio fino all'arrivo degli alleati, e anche dopo, specialmente nei più piccoli
centri, impedendo, se mai, possibili rappresaglie di segno opposto sugli, ormai, inermi fascisti.

6º-come può essere possibile che un prigioniero in Germania (il figlio del semi-acculturato) a guerra finita, e quindi liberato dagli americani, attraversa a piedi la Germania distrutta e, dopo due mesi arriva, si e no, in Alto Adige, nutrendosi di radici amare (probabilmente si portava dietro la zappetta ma, chissà perché, scartava quelle dolci) e patate crude (é risaputo che, in Alto Adige, le patate crescono spontanee, a bordo strada, come le radici selvatiche).

Insomma, più che durante la prigionia, nel campo d'internamento tedesco, ha sofferto la fame nel periodo susseguente alla liberazione.

E gli americani dov'erano, con quel ben di Dio che dispensavano in tutta l'Europa liberata? Poi si ricorda, ma guarda un po'tu, di avere ancora in tasca un'antichissima moneta ellenica, sfuggita a tutte le perquisizioni dei tedeschi, e la baratta, in cambio di cibo, con gli abitanti di qualche maso sperduto che, notoriamente, sono sempre
stati appassionati cultori di numismatica e stimatori, in particolare, di antiche monete della "Magna Graecia".
Mai, ne siamo certi, quel "magna" ebbe significato provvidenzialmente tanto appropriato.
E,di due mesi in due mesi, sempre a piedi, infine giunge a casa. Sentite, in Calabria, come in tutta l'Italia, sopravvive ancora qualcuno di quelle migliaia di reduci della prigionia in Germania.

Chiedete a loro.

Vi diranno che il ricordo più bello della loro vita è, ancora oggi, il viaggio di ritorno, tutto in treno e, solo per brevi tratti, con mezzi messi a disposizione dagli americani, insieme con abbondantissime razioni alimentari in cui, a dire il vero, mancava soltanto il caviale.

Ma quello, si sa, lo dispensavano i russi, unicamente, ai fortunati italiani che ebbero il privilegio di "trascorrere" la prigionia in URSS.

Forse fu proprio a causa dell'esagerata ingestione di quella leccornia che non ne sopravvisse quasi nessuno.

CONSIDERAZIONI: I PROMESSI SPOS,I GUERRA E PACE, VIA COL VENTO, IL PONTE SULLA DRINA, DOKTOR ZIVAGO, IL GATTOPARDO ............non gridano vendetta?

(nella foto l'autore dell'articolo)

Lettera ai membri della giuria del Premio Campiello 2012

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