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La sottomissione come storia e simbolo

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Emanuele Franz, "Sottomissione. Storia e simbolo della sottomissione dai Miti indiani a Leopold Von Sacher-Masoch" (Audax Editrice, 16 euro)

Trento, 30 settembre 2020. – di Tobias Fior*

Emanuele Franz ha scritto un'opera monumentale in questo campo, mai fino ad ora si era esplorato questo tema in una chiave religiosa, mitologica, storica e letteraria.

Il testo del filosofo di Moggio Udinese scandaglia a fondo tutte le particolarità di una cultura difficile da accettare, che molto spesso fa accapponare la pelle ai benpensanti, ma soprattutto mette in evidenza come fin dall'inizio dei tempi ci fosse una chiara concezione della Donna in quanto Dea. Infatti, se prendiamo in considerazione che le prime sculture artistiche, risalenti all'era primitiva, raffigurano principalmente la Donna in quanto Madre, in quanto Dea capace di donare la vita, di frenare la paura dell'oblio, come la famosa Venere di Willendorf (risalente a oltre 20.000 anni fa), comprendiamo come questa concezione fosse ben radicata fin dal principio. Concezione che in seguito ha avuto degli sviluppi chiari ed evidenti in tutte le religioni del mondo e nella struttura storico-sociale dall'antichità fino ai tempi moderni.

A tutt'oggi, con l'avvento delle nuove tecnologie, con Internet, dove con un semplice clic si può accedere a contenuti di ogni sorta e tipo, il tema della sottomissione è indissolubilmente legato al campo dell'erotismo e fin troppo spesso a quello della pornografia. Questi contenuti sono diventati accessibili a chiunque e hanno contribuito a deviare in maniera deleteria un concetto che, nella realtà storica e religiosa, rappresentava un apice molto elevato raggiungibile dall'uomo in campo spirituale. L'uomo attraverso la sottomissione e attraverso delle pratiche davvero molto complesse, riusciva a fare in modo da raggiungere i piedi del Divino. Questo è ben evidente nei testi tantrici dell'induismo e del buddhismo, dove si cita in maniera esplicita pratiche come l'ingerimento di feci e urina, di muco e di saliva. Tutte queste pratiche hanno una radice storica e religiosa che Franz è riuscito a recuperare in modo eccellente, chiarendo il concetto che non c'è vergogna alcuna nell'esporre queste pratiche. Ovviamente già il fatto che queste pratiche vengano esposte nei testi tantrici chiarisce il fatto che non sono per chiunque, i testi tantrici e le pratiche connesse, erano e dovrebbero esserlo ancora (soprattutto per quei praticanti occidentali che vedono nello yoga un banale esercizio fisico) permessi solamente a discepoli sottoposti a una disciplina spirituale che permette loro di poter superare il concetto duale di piacevole-sgradevole, di buono-cattivo, di bello-brutto. Ecco il fine di certe pratiche tendenti all'unione con il Divino.

Il testo di Franz poi prosegue con la mistica cristiana, dove la pratica della mortificazione era praticata da moltissimi mistici e mistiche di ogni epoca e l'esempio più eclatante che il filosofo riporta nel suo libro è quello di Maria Margherita Alacoque, mistica del 1600 che nelle pratiche di mortificazione giunse persino a ricevere in bocca il vomito delle persone malate che assisteva. Nella sua autobiografia si legge in maniera evidente e senza giri di parole come il suo intento fosse quello di mortificarsi al punto tale da essere vista con ribrezzo, e qui le sue parole colpiscono come pietre: "riguardarmi se non come una fogna di miserie" e ancora voleva sottomettersi alle umiliazioni degli uomini, resa "oggetto di contraddizioni, come una fogna di rifiuti, disprezzo e umiliazioni". Queste parole di certo non lasciano adito ad interpretazioni, sono chiare come lo è la luce del sole e Maria Margherita Alacoque potrebbe anche essere considerata un'eccezione strana e bizzarra, se non fosse che papa Benedetto XV, che la canonizzò, la definì come "un modello da seguire per tutti i cristiani".
Non si ferma solo alla mistica cristiana la dissertazione di Franz, ma tocca anche la mistica sufi, che vede nella pratica dell'umiliazione del Sé e dell'annichilimento una via per "giungere a uno stato di quietudine di fronte al turbamento del mondo dei sensi, che è quello dell'apparenza".

Tornando all'argomento principale della dissertazione di Emanuele Franz vediamo come il concetto di annichilimento e di sottomissione alla Donna fondi le sue radici anche nell'antica religione greca, l'esempio primario e più evidente è quello dei Coribanti, sacerdoti della Dea Cibele, che si mortificavano fustigandosi il membro e travestendosi da donna. Questo si riflette nelle Baccanti di Euripide, dove si leggono le seguenti parole di Penteo: "Che devo fare? Farmi schiavo delle mie schiave? Da uomo che ero passerò al rango di donna?".
Nella concezione religiosa, mitologica e antica anche la castità aveva un suo ruolo fondamentale, il fatto di rimanere casti per la Dea, come per una Divinità, era un segno non tanto di mortificazione del proprio Io, bensì di un'elevazione stessa della propria anima. La castità fin dai tempi antichi aveva il compito di elevare l'uomo, lo si vede ad esempio nei sadhu induisti dove i propri genitali vengono martoriati con pratiche davvero indicibili al fine di ottenere il risveglio e la risalita di Kundalini.

Insomma il concetto di sottomissione alla Divinità, alla Dea, alla Donna, ha origini antichissime, elencarle tutte diventerebbe davvero molto complesso, ma gli esempi riportati bastino a far comprendere come il testo di Franz metta in chiara evidenza come l'uomo sottomesso alla donna sia sempre stato una concezione evidente ed ovvia a ogni tipo di tradizione religiosa, storica e mitologica. Nulla di sorprendente quindi se le moderne femministe storceranno il naso davanti a questa dissertazione, e vedranno smantellato il proprio "credo" della donna sottomessa da sempre. La realtà storica, sociale e religiosa è ben diversa ed Emanuele Franz lo dimostra con un testo che è una ventata di aria fresca.

Per concludere non possiamo certo metterci nell'ottica di definire un testo del genere come laido e osceno, in quanto niente di tutto questo si trova al suo interno. Se, invece, le immagini del pittore Saturno Buttò, presenti nel testo, possono far storcere il naso a qualche finto perbenista, è bene ricordare che nel mondo dell'arte, nei secoli, moltissimi grandi artisti, ora osannati, sono stati definiti osceni. A tutt'oggi nessuno si scandalizza quando si guarda una mostra dedicata, per esempio, a Manet i cui famosi dipinti come "La colazione sull'erba" e "Olympia" suscitarono aspre, pesanti e feroci critiche. L'arte non è mai oscena, l'arte è uno specchio che riflette l'anima di chi la guarda. E questo vale per un'opera di Manet, come vale per un'opera di Buttò.

Quindi un plauso a Emanuele Franz per quest'opera monumentale dove allo stesso tempo ha fatto in modo da gettare qualche seme per ulteriori approfondimenti.

*Scrittore, giornalista

(la foto viene da UDINETODAY)

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