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Tempo di guerra. I «comforts» dei soldati americani durante l'ultimo conflitto

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Trento, 8 novembre 2020. - di Ernesto Scura

A Corigliano Calabro, nell'Ottobre del 1943, lo scorrere ininterrotto di automezzi e corazzati, verso l'imbrunire, si arrestava per consentire a quei soldati la ricerca di un sito per il pernottamento.

Capitava spesso che come posto del bivacco veniva scelto proprio l'ampio spazio alberato prospiciente casa mia. Ci fu la volta che vi sostò un ingombrante Dodge con due soldati americani che, dopo essersi sgranchiti stendendo ripetutamente le braccia e dopo qualche flessione del busto in avanti, chiesero a noi ragazzi,accorsi festosamente in segno di benvenuto, come si potevano rifornire di acqua.

Fummo lieti di offrirci per il rifornimento d'acqua e, una volta sottratti alle loro mani i recipienti, andammo di corsa a riempirli a casa. Direte: ma se parlavano inglese, come facevate a capirli ? La domanda diventa oziosa se si considera che quei due soldati erano, sì americani ma, figli di siciliani emigrati in USA e, più che parlare italiano, si esprimevano nel dialetto siciliano, peraltro molto simile al nostro calabrese.

Familiarizzammo con loro che furono ben lieti della nostra disponibilità e non mancarono di offrirci tante squisite leccornie, da noi sparite da tempo: cioccolata, caramelle (quelle col buco), bisquits e, per i più grandi, le ormai introvabili sigarette, e poi scatolette di "CORNED BEEF", una vera manna, se si considera la carenza di carne. E confezioni di Tè, caffè in scatola, macinato grosso che ,sebbene non si prestasse per le nostre macchinette espresso, le nostre mamme non disdegnavano bollirlo all'americana, in dosi molto grandi però molto diluite. E collaborammo con loro nell'apprestamento delle brandine per la notte che, con maestria, provvidero a montare con la testiera aderente alla fiancata del camion. Ci chiesero: "ci stannu mushchiddi 'cca? La risposta fu un coro di " siiiiiiiiii !" Non si impressionarono più di tanto e tirarono fuori delle zanzariere di fitta rete che, legate alla sponda del camion, scendevano fino ai piedi delle brandine, realizzando un vero e proprio nido protetto.

I più grandi, ebbero sigarette Philip Morris, Chesterfield e le famose Camel che riportavano, e riportano ancora oggi, sul pacchetto, la grossolanamente errata immagine del dromedario invece del cammello, come notammo per via di quella unica gobba sulla schiena e, persino, scatole di tabacco con relative cartine per il confezionamento di sigarette "artigianali" e, addirittura, scatole di fiammiferi che imparammo a chiamare "matches". E non mancarono le scatolette di latte condensato e, perfino, in bustine cellofan, succo di limone "liofilizzato" e zuccherato, per preparare aromatiche e dissetanti limonate. È pur vero che quei giovani stavano combattendo una guerra sotto mille aspetti cruenta e senza esclusione di colpi ma, almeno, gli americani non si facevano mancare nulla che alleviasse i loro disagi. Anche così si vincono le guerre, non solo lanciando, in modo indiscriminato, bombe sulla popolazione civile.

(Pubblicato sul quotidiano "il Giornale" del 31 Ottobre 2020)

NOTA:
In avanzato dopoguerra, in pieno clima di "guerra fredda" USA-URSS, circolava una significativa storiella squisitamente adattabile all'indole di noi italiani, sulla scelta da effettuare in un eventuale conflitto. L'uno dice: se scoppia una guerra io mi arruolo senza esitazioni dalla parte degli americani, almeno avrò risolto tutti i miei problemi di sussistenza assicurandomi tutti i comforts di cui godono gli americani. L'altro: Fesso, non hai capito nulla. Io mi butto immediatamente con i russi così, già alle prime scaramucce, mi faccio fare prigioniero dagli americani. Eviterò tutti i pericoli del fronte e, in più, godrò di tutti i benefici di cui tu, probabilmente, già stai godendo, ma col rischio costante di rimetterci la pelle in combattimento.

ing. Ernesto SCURA

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