Dom12042022

Last update05:38:14

Back Cultura e Spettacolo Arte e Cultura Libri e Letteratura L’approccio dialogico come strumento per migliorare le relazioni

L’approccio dialogico come strumento per migliorare le relazioni

  • PDF
Valutazione attuale: / 19
ScarsoOttimo 

Trento, 3 ottobre 2022. – di Flavio Bertolini

L'approccio dialogico alle relazioni è stato il tema trattato alla presentazione del libro " Dialogo cinema e letteratura " di Riccardo Mazzeo e Nina Harriet Saarinen negli incontri periodici presso la Libreria Artigianelli di Trento.

L'intuizione dello psicologo finlandese Jaakko Seikkula è diventata una metodologia particolarmente utilizzata in molti contesti relazionali e sociali. Il dialogo è fondamentale per permettere la condivisione dell'autenticità tra le persone. Apre la comunicazione all'altro e non la chiude, poiché si struttura su un piano identitario comune nella condivisione del linguaggio.

L'effetto di creare una forma di empatia nell'interazione relazionale, parte dal riconoscimento dell'altro al di là di ogni pregiudizio. Proprio per questa forma di accoglimento, molte persone riescono a superare alcuni blocchi emotivi o psicologici che li escludono o li limitano sia nella loro relazione con gli altri, sia nelle loro forme espressive. Ecco così che nell'approccio dialogico si crea un rispetto verso un pensiero che non è il nostro, ma parte dal nostro interlocutore e che per lui è una forma espressiva di sé. Molto usato dagli psicoterapeuti, permette di avere risultati con forme gravi di disagio. Milton Erikson lo usò in situazioni terapeutiche estreme, e di cui resta nota la sua capacità di risolvere un caso di un paziente che comunicava attraverso solamente tramite un'insalata di parole, con cui nessuno riusciva a relazionarsi. Proprio l'accoglimento percepito dal paziente dall'utilizzo dello stesso medium comunicativo, ha rappresentato la chiave per risolvere il blocco che impediva la relazione e quindi la cura.
Il metodo dialogico applicato in molti ambiti permette di mettere in circolo "scaglie di luce" da parte di chi partecipa al dialogo. Per gli autori è una sorta di salvezza a più livelli, perché l'espressione del sé è amplificata in modo autentico. Ognuno può trovare sia dentro di sé che fuori di sè delle suggestioni, delle rivelazioni che possono portare a nuova consapevolezza o semplicemente delle intuizioni utili per la sua vita.

La coatrice, nata in Finlandia, ha definito il metodo dialogico attraverso la letteratura e il cinema. In particolare si è soffermata sulla narrazione del film "Compartimento 6 – In viaggio con il destino", di Juho Kuosmanen (2021), come esempio di dinamica relazionale tra due persone sconosciute, totalmente diverse, che finiscono per condividere il viaggio, al termine del quale la loro vita cambierà totalmente. Una ragazza finlandese si trova su un treno a condividere il vagone letto con un minatore russo. Il potere del dialogo in questo caso si esprime in una situazione quasi di costrizione, visto l'impossibilità di cambiare scompartimento da parte della giovane ricercatrice che non sopporta la compagnia dell'uomo. La rivelazione più autentica della propria vera umanità, diventa la chiave per capire il punto di vista dell'altro. In questo caso emergono due forme diverse di solitudini che si incontrano. Nel viaggio che parte da Mosca, si assiste ad un procedere della relazione tra i due viaggiatori, che mette in gioco la loro autenticità, raggiungendo un livello di empatia relazionale tale per cui la giovane ricercatrice finirà per trovare nel suo compagno di viaggio, un'occasione per capire sé stessa. Il fatto che all'inizio lui ripeta solamente le parole che sente, vista la sua impreparazione, costituisce un primo livello nel tentativo di interazione. La semplice ripetizione è un modo per cercare di immedesimarsi nel proprio interlocutore. Nei momenti in cui ci raccontiamo all'altro possiamo scoprire delle cose di noi che da soli non riusciamo a percepire e quindi il potere dell'ascolto diventa fondamentale. Karl Rogers ne ha fatto un metodo basato sull'ascolto attivo, che viene utilizzato in tutto il mondo anche nei centri di "Telefono amico".
Essere in dialogo con gli altri permette di entrare in una rete di relazioni in cui "specchiarsi". Dentro di noi abbiamo i "semi" del bene e del male, che possono essere identificati proprio in una relazione autentica di tipo dialogico.

In un momento storico dove il potere dei social media sta condizionando il tipo di dinamica relazionale tra le persone, questo bisogno di dialogo autentico, in presenza, rappresenta una modalità da riscoprire, per uscire da un mondo di rapporti virtuali che tendono ad annullare l'identità delle persone. Il metodo dialogico permette di sentirsi parte di una dinamica reale di condivisione di discorsi, sentimenti, emozioni, esperienze di vita vissuta e reale. E' utile soprattutto per superare le diversità e i pregiudizi.
Il metodo dialogo può avere un senso anche nella diplomazia internazionale, per risolvere i conflitti? Partendo dal senso comune, sembrerebbe che l'attuale situazione di guerra, sia una conseguenza di una mancanza di una seria volontà negoziale. Una specie di sconfitta della diplomazia. Il livello di scontro è molto alto e in questi casi esistono logiche sovranazionali che superano anche la volontà del cittadino di creare una massa critica che porti avanti un disegno di pace. D'altra parte è l'unica strada percorribile, rispetto all'inerzia del non occuparsi dei problemi del mondo. Essere parte di un movimento che abbia una sua presenza e si impegni per testimoniare la possibilità di un altro modo per risolvere i conflitti, è una soluzione nella misura in cui coinvolge un numero sempre maggiore di partecipanti. Il pacifismo romantico non può essere la sola risposta concreta sempre quando il livello dell'esplosione del male è così forte. Il male è dentro di noi, ed emerge proprio nel rifiuto dell'altro, nella lotta per il potere e l'orgoglio, senza pensare a soluzioni alternative.

Anche la filmografia di Woody Allen comprende questo disagio dell'uomo moderno, che si trova quasi costretto a dover essere qualcun altro. Questo diktat della società moderna finisce per imporre di essere ciò che viene comandato di essere. Anche analizzando il film premio Oscar "Il talento di Mr Ripley" (1999), di Anthony Minghella, viene proprio espresso questo tema, per cui si tende a diventare qualcuno che non è poi sè stesso. Altrimenti non si è conformi a quello che chiede la società, creando sensi di colpa nelle persone. Compito del mondo intellettuale, della letteratura, del cinema allora è quello di continuare a presentare le incongruenze del sistema sociale, per riportare il pensiero dell'uomo verso una più autentica maturazione sul senso della sua vita, che non può essere cooptato da delle regole imposte da un sistema dominante che ci vuole tutti uguali e privi di autonomia decisionale.

L’approccio dialogico come strumento per migliorare le relazioni

Chi è online

 949 visitatori online