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Spazio Libro: Mussolini e il mostro di Tolmezzo

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Trento, 18 giugno 2012. - di Tobias Fior

Carissimi Lettori, chiedo scusa se ho dovuto posticipare il quinto appuntamento con la mia rubrica "Spazio Libro", ma volevo aver modo di concludere con calma la lettura del libro che sarà oggetto della mia recensione di oggi, ovvero Mussolini e il mostro di Tolmezzo di Ulderico Munzi (Marsilio, 2011, pagg. 335, € 19,00). Il romanzo è ambientato a Tolmezzo (Udine) nel 1936 alla vigilia dell'annuncio da parte del Duce Benito Mussolini, che l'Italia ha finalmente un suo Impero. Con questi fatti sullo sfondo si snoda la storia di due amanti: Raffaello De Anna, un antiquario che ancora deve divorziare dalla moglie e Giovanna, una giovane fascista, che è molto presa dal suo credo, talmente presa che durante gli orgasmi solitamente grida: «Duce, Duce, Duce».

Ben presto però i due amanti si trovano a rimanere impigliati, a loro insaputa, in una rete più grande di loro. Infatti Raffaello dopo aver comperato un secretaire da un rigattiere scopre al suo interno un diario. Decide di parlare di questo diario con Giovanna e decidono dunque di mettersi a leggerlo. La storia che racconta questo diario è molto intrigante, ma anche molto sconvolgente. In quelle pagine una certa Amelia, che dice di essere stata l'amante di Mussolini, racconta la storia di un mostro pedofilo che si aggirava per Tolmezzo violentando e uccidendo bambini. Il diario è stato scritto nel 1907, in quel periodo infatti Mussolini era maestro elementare a Tolmezzo. Ma non era il famoso Duce salvatore della Patria, bensì era avvinazzato, frequentatore di prostitute, un infervorato socialista e bestemmiatore.

Il diario di questa Amelia riporta la scoperta del maestro Mussolini di violenza anale nei confronti di un bambino, Vito, presente nella sua classe. A seguire questa scoperta è la scomparsa del bambino che per una settimana non si presenta a scuola facendo preoccupare il maestro, il quale chiede spiegazioni ai genitori, ottenendo solo la risposta che si trova da cugini.

Purtroppo il diario di Amelia si interrompe sull'inizio della ricerca da parte di Benito Mussolini di questo mostro pedofilo. Parallelamente comincia la ricerca della seconda parte del diario, ovvero quello tenuto dallo stesso Mussolini, da parte di Raffaello e Giovanna. Ma ben presto la ricerca diventerà un punto di non ritorno. Infatti la voce di un ritrovato diario della giovinezza del Duce giunge anche a Roma e i militi fascisti sono pronti a qualsiasi cosa pur di far sparire quel documento che potrebbe compromettere il Duce d'Italia. Dunque sulla strada di Raffaello e Giovanna si mettono i questurini fascisti per impedire loro che la storia venga a galla.

Chi è veramente il mostro di Tolmezzo? Vito è soltanto il primo bambino a essere la sua preda o ce ne sono altri? Come si comportò Mussolini da maestro elementare e per senso civico? Riuscì a catturare il mostro pedofilo? E come si comportarono i tolmezzini?

Queste sono le domande che trapelano dai cuori e dalla curiosità di Raffaello e Giovanna, ma dovranno passare mille insidie per riuscire a recuperare il diario tenuto dallo stesso Mussolini e dare così una risposta definitiva alle loro domande.

Nel complesso il romanzo si presenta molto scorrevole nella narrazione, purtroppo alcune pecche di vario genere vanno a intaccare il lavoro di Munzi dando man forte ai pensieri scettici del lettore. La narrazione è collocata nella Tolmezzo del 1936 (a parte i diari che trovano collocamento nel 1907), ma sembra di trovarsi nella Tolmezzo di una decina di anni fa, non c'è quel "sapore" di montano, di rude, di contadino che doveva sicuramente esserci in quel tempo nella città carnica, tutt'altro. Munzi mette nel suo libro persone agiate, ricche, borghesi, che a quel tempo erano sicuramente pochissime, se non addirittura rare, nonostante Tolmezzo sia sempre stata un centro di commercio molto sviluppato. La Tolmezzo che viene descritta dall'autore non è sicuramente quella che poteva essere nel 1936.

Sono poi da sottolineare due errori di carattere geografico-toponomastico: 1) non è possibile che Mussolini potesse sentire "mormorare il But" mentre si trovava nei pressi di Porta di Sotto, il torrente in questione si trova invece nei pressi di Porta di Sopra; 2) l'autore storpia il nome di Torre Picotta, facendola diventare Torre Ricotta, la torre infatti si trova sull'omonimo colle. Una semplice ricerca dell'autore con gli strumenti tecnologici attuali avrebbe certamente risolto in poco tempo questi errori, nel caso l'autore non avesse voluto andare sul luogo per accertarsi di quanto stesse scrivendo.

Le ultime 35-40 pagine lasciano il lettore con una specie di amaro in bocca, sembra quasi che le duecento pagine precedenti siano state un'insolita cronaca a sé stante nel contesto dell'intero libro. La trama viene completamente negata nel finale, che lascia un po' troppo a desiderare. Poi ogni lettore tragga pure le sue conclusioni.

Tobias Fior  *

*  E' giornalista, scrittore. Coordinatore Regionale Alleanza Italiana FVG.

Spazio Libro: Mussolini e il mostro di Tolmezzo

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