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La pittura di Aldo Sciacca

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Verona, 7 febbraio 2016. - di Sergio Stancanelli

Con Aldo Sciacca ci si conobbe nel '70, non ricordo in quale circostanza. Aveva residenza e studio di pittura in Padova, io avevo trasferito da Cologno Monzese a Verona il mio studio di relazioni pubbliche. Gli organizzai qualche mostra personale, come quella nella prestigiosa galleria dello Scudo, allora affidata alla signora Bruna Bonesi, e lo feci partecipare a collettive anche di qualche importanza, come quella del '71 nella Galleria comunale d'arte moderna di palazzo Forti.

Lo condussi a convegni nazionali ed internazionali d'arte, dei quali mi scrive d'avere ancor oggi un grande ricordo, e soprattutto svolsi per lui una intensa campagna emerografica. Da cliente che era mi divenne amico. Poi ci si perdette di vista. Ora con gli auguri per il nuovo anno ci siamo ritrovati, e da lui ricevo una recente sua monografia - che PosteItaliane hanno impiegato venti giorni a recapitarmi - , stampata in Cadoneghe (48 pagine) dalla quale apprendo che s'è trasferito a Rubano, sempre in quel di Padova, e aperta la quale in seconda pagina m'imbatto in uno stralcio critico a mia firma, che è il primo di venticinque, tra i quali è notevole quello tratto dalla presentazione di Carlo Segala per la personale veronese succitata.

Ritrovo il mio nome in ultima, mentre al mio Studio r. p. vanno tacitamente accreditate circa quarantacinque notizie cronachistiche che sul pittore vennero ospitate negli anni '70 dalla stampa quotidiana e periodica di tutt'Italia, tutte elencate, nonché gli inserimenti in nove annuari, in alcuni dei quali per più anni consecutivi (sino a sei). «Grazie dei bei tempi trascorsi – mi scrive – . Hai ragione a dire che ci siamo persi. Da pensionato sono diventato pigro. La pittura mi ha aiutato molto nel darmi stimolo». Gli chiederò di scrivere un suo ricordo per "Trentino".

La pittura di Aldo Sciacca

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