La bella mostra di pittura e grafica sul tema ecologico degli alberi

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Verona, 12 febbraio 2016. – recensione di Sergio Stancanelli

dello sloveno Jernej Forbici, trapiantato in Vicenza, e della vicentina Marika Vicari

Merita una visita a Varese nella galleria "Punto sull'arte"

Siamo stati invitati a Varese per l'inaugurazione nella grande galleria Punto sull'arte in viale sant'Antonio d'una mostra di Marika Vicari e Jernej Forbici, ambedue pittori prevalentemente della natura (specificamente di alberi), e – si apprende dalla presentazione sul Catalogo (lussuoso, grande formato, 56 pagine) cui sono allegati schede e pieghevoli di pari consistenza cartacea e ricchezza tipografica ed iconografica, – compagni di vita, se pur viventi in località diverse: Vicenza il primo, sloveno di nascita, 36 enne; Creazzo nel vicentino la seconda, poco più che coetanea, nata a Vicenza.

Il Forbici presenta paesaggi con laghi ed alberi, dipinti ad acrilici con maestria e in maniera originale, dai colori vivi e prevalentemente caldi, affratellati nello stile anche se ben diversificati nei soggetti, titolati tutti in inglese (e alcuni recanti il medesimo titolo): non capisco il perché, dal momento che l'autore è sloveno, vive in Italia oltre che nella sua patria, e la mostra ha luogo in Italia. D'altra parte, la mostra – curata da Alessandra Redaelli, – s'intitola Landskip, termine di cui ignoro il significato, ma che c'è da credere voglia essere la pronuncia dell'inglese landscape, paesaggio, che invece va pronunciato landskeep. La seconda presenta alberi su terreni brulli, elegantemente disegnati con grafite, anch'ella con stile decisamente personale, dai soggetti molto simili l'uno all'altro, cui s'accompagna la ripetizione dei titoli, pur essi prevalentemente in inglese: dieci As I walk e due Walkscape, oltre a quattro titolati in italiano.

I paesaggi del primo, quindici, sono suggestivi e poetici, e per dirlo con parole banali, sono molto belli. Quelli della seconda, la cui maniera a mio avviso richiama la possibilità e capacità di illustrare unitariamente una raccolta di poesie (la vedrei idonea a rappresentare l'ambientazione dell'Inferno di Dante Alighieri), son pressoché monocromi, in varie gradazioni del color seppia, coerenti come più non si potrebbe nello stile, per la gran parte assai somigliantisi anche nei soggetti. Il primo dà vita a dei paesaggi senza segno di vita ma di per sé vivi; la seconda a dei paesaggi deserti, uniformi e desolati. Una mostra interessante che merita d'esser vista, una bipersonale dove ambedue gli artisti si affermano con spiccata personalità. Infastidisce l'adesione alla moda di titolare in inglese. D'altra parte, la galleria che ospita la duplice esposizione si qualifica International contemporary art. La mostra rimarrà aperta sino al 5 marzo.

La bella mostra di pittura e grafica sul tema ecologico degli alberi