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Nel magazzino 18 del porto di Trieste da quasi 60 anni ........

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Verona, 27 febbraio 2016. - di Sergio Stancanelli

.......le suppellettili degli esuli attendono il loro ritorno

da un testo anonimo recatogli dal figlio Ronald che ha assistito allo spettacolo. Dalla tragedia della sconfitta una pagina da non dimenticare

Simone Cristicchi e il luogo della memoria nel palaspettacoli di Bussolengo

Nel Porto vecchio di Trieste c'è un luogo della memoria che racconta una pagina dolorosissima della storia d'Italia: una vicenda tragica mai abbastanza conosciuta risalente alla metà del '900. Ed è anche più straziante in quanto affida quella memoria, non ad un monumento o ad una documentazione imponenti, bensì a tanti piccoli oggetti, umili testimonianze della vita quotidiana. Una sedia, accatastata insieme con moltissime altre, reca un nome, una sigla, un numero e la scritta «SERVIZIO ESODO». Ugualmente catalogati sono armadi, letti, materassi, stoviglie, giocattoli, fotografie, altri oggetti che accompagnarono lo scorrere di tante vite.

Uno scorrere banale simile a tanti altri, tutti improvvisamente interrotti da un dettato spacciato per trattato, che il nostro Paese fu costretto a firmare, ma per la cui forzata accettazione avrebbe dovuto, come disse all'epoca il mio papà, inviare a rappresentarlo l'ultimo dei suoi uscieri.

Con il trattato di pace del 1947 l'Italia perdette vasti territori dell'Istria, nell'interno e nella fascia costiera, e quasi trecentocinquantamila esseri umani scelsero di lasciare le loro terre natali destinate a diventare jugoslave, e a proseguire la loro esistenza in Italia. Non è facile riuscire ad immaginare realisticamente quale fosse il loro stato d'animo, e con quale sofferenza intere famiglie impacchettarono le loro poche cose e si lasciarono alle spalle le loro città, le loro case, e le loro origini, pur di rimanere italiani. Avendo dinanzi a sé solo insicurezza, difficoltà, povertà, e il sospetto delle sinistre.

Il giovane cantautore Simone Cristicchi è rimasto colpito da questa scarsamente frequentata pagina della nostra storia e ha pensato di ripercorrerla con un testo che prende titolo proprio da quel luogo nel Porto vecchio di Trieste dove gli esuli, lasciata la propria casa e prossimi a dover affrontare lunghi periodi in campo profughi e poi estenuanti viaggi verso lontane mete, affidavano le proprie poche cose in custodia nel Magazzino 18, in attesa di potere in futuro rientrarne in possesso.

Coadiuvato nella scrittura da Jan Bernas e guidato nello spettacolo da Antonio Calenda, il Cristicchi, autore anche delle musiche - inedite ed eseguite dal vivo - , parte proprio da quegli oggetti di proprietà privata, ancor oggi dopo quasi sessant'anni conservati nel porto di Trieste, per ridare luce alle vite sopite che vi giacciono, narrandole una ad una e passando dall'una all'altra col mutare registro vocale, costume, atmosfera, in una koinée di linguaggi che trasfigura il reportage storico in una forma che si può definire «musical-civile». Viene evocata anche la situazione difficile degli italiani che preferirono o dovettero rimanere in quelle terre.

Teatro molto affollato, applausi generali e convinti. Si auspica che il successo dello spettacolo (prezzo di entrata 15 euro) il quale trae materia dalla tragedia di quell'esodo, vada almeno in parte anche a beneficio degli stessi esuli e dei loro discendenti tramite gli enti che ne tutelano la salvaguardia e la sopravvivenza.

Nel magazzino 18 del porto di Trieste da quasi 60 anni ........

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