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“L’incidente” di Luigi Lunari

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Verona, 12 marzo 2016. - recensione di Sergio Stancanelli

Stagione delle Compagnie amatoriali di prosa e di musica locali a cura dell'Assessorato alla cultura del Comune nel teatro Camploy di Verona diretto da Paola Bonfante

S'avvia verso il 18° allestimento e verso le rappresentazioni 35ª e 36ª (ogni spettacolo, in calendario generalmente il sabato sera, vien replicato la domenica pomeriggio) la "programmazione Stagione Compagnie amatoriali Comune di Verona Assessorato alla cultura" quando da un pieghevole a quattro ante a colori così appunto intestato, casualmente rinvenuto, prendiamo cognizione della sua esistenza e contemporaneamente ci compiacciamo di constatare ch'è iniziata la sera di sabato 23 ottobre e sta giungendo ai tre quarti del suo percorso il quale si concluderà il pomeriggio di domenica 17 aprile.

Son già trascorsi gli spettacoli "Mia zia d'Honfleur" (messo in scena dalla compagnia Il teatrino di Maria Luisa Cappelletti), "Rumors" (gruppo Einaudi-Galilei),"Jesus Christ superstar" (Compagnia teatro musicale per la regia di Pia Sheridan), "Spoon river" (compagnia Tabula rasa), "Quartet" (compagnia Trixtragos), "Il malato immaginario" (compagnia Tòtola), "Il letto ovale" (Lavanteatro), "La nonna" (Armathan), "Il passo della pantera" (La formica di Geraldo Coltri), "L'ultimo capodanno" (Quarta parete), "Inganno in gonna" (Estravagario), "Sognavamo di vivere" (teatro Impiria di Andrea Castelletti), "Il malato immaginario" (compagnia Simoni), tredici spettacoli tutti già visti e recensiti – nove dei quali elogiativamente – su "Gli amici della musica" da parte di chi scrive.

Le compagnie Filodrammatica partenopea, Modus vivendi, Soledarte e Gli insoliti noti, invece, da noi recensite in passato per altri loro spettacoli, hanno allestito rispettivamente "Uomo e galantuomo", "Moglie e buoi", "Misura per misura" e "Un escort di scorta", per noi inediti. Allo spettacolo della per noi incognita compagnia Micromega, che non aveva ancora avuto luogo, siamo stati accreditati per iniziativa della dottoressa Paola Bonfante. La giovane e bella signora sempre gentile e sorridente direttrice del teatro Camploy, che da molto tempo non incontriamo nel teatro comunale per aver subìto scivolando su la scala di servizio un incidente traumatico che le ha compromesso per qualche tempo la funzionalità di ambedue gli arti inferiori, è ormai quasi guarita e, mi ha detto per telefono, presto ritornerà al suo posto di lavoro.

Lo spettacolo allestito da questa Compagnia teatrale, già messo in scena dal 2 al 5 agosto scorsi nel chiostro sant'Eufemia per la rassegna "Teatro nei cortili" affidata all'organizzazione tecnica del Comune e cui non mi ero recato ad assistere perché il sottotitolo "... per un paio di mutandine... " - altrove "...Per un paio di mutandine...", e ancora "per un paio di mutandine...", - mi appariva urtante e volto ad un richiamo di spettatori non qualitativamente qualificante, si titola "L'incidente". L'incidente ch'è alla base della commedia, - il cui autore Luigi Lunari è nome a mio avviso garanzia di validità letteraria, - consiste, come è esplicitato nel riassunto pubblicato sul dépliant a tre ante che è il programma di sala – a causa del malservizio dei mezzi pubblici il cronista è arrivato in teatro quando la rappresentazione, iniziata pressoché in orario, era in corso da cinque minuti – , nel fatto che alla procace (ma non troppo) moglie d'un modesto impiegato di banca, auspice un elastico inaffidabile, nel corso d'una pubblica cerimonia scivolano ai piedi le mutandine.

La commedia, due atti di quaranta minuti il primo e di un'ora tonda il secondo, è in realtà una farsa: come del resto lo stesso anonimo presentatore ammette sul programma di sala (io andrei anche più in là definendola piuttosto una pochade alla maniera del Feydeau). La regia, firmata Andrea Di Clemente e Renato Biroli - anche adattatori del testo - , consente troppo spesso agli interpreti di recitare senza preoccuparsi d'essere poco credibili: ma siamo in campo amatoriale, ammettiamo che ognuno sia un po' preso dal non riuscire a fare a meno di pensare che l'indomani mattina di buon'ora dovrà alzarsi per andare in ufficio. Più grave , molto più grave, e inaccettabile, è che qualche attore parli, se non proprio tra sé e sé, comunque con un volume di voce atto a farsi udire dalla persona con cui sta conversando sul palcoscenico, ma non a farsi capire dal pubblico della platea: che affollava il teatro per i tre quarti del settore aperto al pubblico.

Di musiche, inesistenti sul programma, c'è ben poco, solo qualche accenno per staccare un atto da l'altro; nei dialoghi vien menzionato Beethoven, non so se il compositore o il gatto, ma un ritratto appeso al muro suggerisce si tratti del musicista. La scena, il normale interno d'una modesta abitazione, è di Gaetano Costa; gli abiti non son citati, ma quelli delle due magnifiche entreneuses lo meriterebbero, insieme col lavoro dell'estetista. Gli attori rispondono ai nomi Gaetano Costa (l'intraprendente presidente della banca che viene inaugurata con cerimonia pubblica), Lorenzo Goldìn (il solerte impiegato di banca), Roberto Ripamonti (il libertino direttore della banca), Enrico Pasetto (il figlio tonto), Sandra e Ilaria Duzzi (i due bei pezzi), Nadia Beverina (la scollata moglie dell'impiegato), Alessandra Montolli (la castigata moglie del direttore), Anna Gesulta, Gisella Matta e Dina Milani (le tre sorelle Bestetti).

“L’incidente” di Luigi Lunari

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