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La brillante messa in scena di “Miseria e nobiltà” inaugura la 18° edizione della rassegna estiva

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il teatro è servitoNel cortile Montanari di Verona "Il teatro è servito"
Affidata da Comune, Provincia e Regione ad Enzo Rapisarda l'organizzazione della Stagione 2016

Verona, 27 giugno 2016. - recensione di Sergio Stancanelli

Il volantino che occhieggiava nella mia cassetta postale era presente anche in tutte le altre del caseggiato. Escluso dunque un privilegio dovuto agli anni durante i quali avevo frequentato e recensito i suoi spettacoli prima del pensionamento, ho telefonato all'organizzatore della Stagione proponendogli la mia attuale testata, del resto per lui non nuova a mia firma. Il risultato è stato un accredito per due persone che va dalla sera del 24 giugno, quando la rassegna ha inizio, alla sera del 28 agosto, quando ha termine.

Il giorno fissato per la visione del primo spettacolo in programma, nel cielo e sulla Terra – almeno per quanto riguarda l'appezzamento di Verona – splende un Sole radioso. Nel tardo pomeriggio, vo sotto la doccia e mi fa compagnia una trasmissione dal festival di Vienna: un'ora di Lieder di Richard Strauss interpretati da Editha Gruberova. Improvvisamente, mentre la schiuma del sapone mi scende dalla testa sugli occhi e lo scorrere dell'acqua provvede a scacciarla, la voce della soprano vien coperta da un frastuono non previsto in partitura, e il rumore dello scrosciar dell'acqua assume il volume d'una cascata che da un'altissima roccia precipiti in un mare tempestoso.

 

Ma la mia doccia e la mia radio ne sono innocenti: quando, indossato l'accappatoio, apro la finestra, scopro che il Sole è scomparso dal cielo, il quale in sua vece s'è coperto di nuvole nere dalle quali fra lampi e tuoni scende una pioggia fitta che non senza profitto potrebbe – a quel che s'è narrato – gareggiare col diluvio universale. Mi telefona l'amica che ho invitato a farmi compagnia, e dice no, in platea sotto l'ombrello aperto no. Sono d'accordo, e telefono a Rapisarda, non vorrei compiere la villania di lasciare illibati i posti assegnatimi. Le previsioni dicono bel tempo, mi risponde il regista. A sera l'amica conferma: passo a prenderti, speriamo bene.

Camminare fa bene, specie alla mia età, e d'altronde il centro è inibito alle vetture, che comunque poi non si saprebbe dove posteggiare: e così, decollati da casa mia alle 20.45, alle 21.20 siamo davanti al botteghino dove due gentili fanciulle tanto giovani quanto graziose – dalle quali, a domanda, apprendo che lo spettacolo ha una durata di circa due ore – , con un aperto sorriso di benvenuto ed un largo gesto della mano ci invitano ad accedere ad una vasta platea tutta nostra, salvo trenta posti che sono o saranno occupati quando alle 21.30, con una puntualità di tipo germanico e non certo veronese, le luci in sala si spengono e, come nella "Sagra di san Colombano", s'accendono i fanal, che in questo caso sono due riflettori con quattro lampade ciascuno puntati sul palcoscenico. Molta gente non ha consultato le previsioni del tempo, e nel timore d'una annaffiata come quella da poco trascorsa, s'è astenuta. Peccato: ma all'occasione perduta potranno porre rimedio le repliche.

Sediamo al centro della prima fila, mentre fa la sua comparsa un giovane il quale ringrazia organizzatori ed intervenuti per l'apporto ad una associazione SLA, o forse ASLA, che al termine dello spettacolo un volantino chiarirà essere Associazione sclerosi laterale – altrove latera – amiotrofica, avente lo scopo di assistere i malati. Così stando le cose, più che un'Associazione sclerosi c'è da credere si tratti di una Associazione contro la sclerosi. Comunque, il volantino ci ringrazia per avere speso un po' (meglio che pò) del nostro tempo, e chiede un aiuto per il quale fornisce il C.F. (capitano di fregata?), l'indirizzo, tre numeri telefonici, due e-mail, un sito web ed un'iban. Il tutto in memoria di Silvio Bastianello, che non sappiamo e, per il momento, non ci vien detto chi sia.

"Miseria e nobiltà" è considerata la migliore fra le commedie scritte – ed interpretate – da Eduardo (altrove Edoardo) Scarpetta. Risale al 1897, ed è in tre atti, dei quali secondo Mario Vinciguerra il primo è il migliore. Enzo Rapisarda, tacitamente autore della revisione oltre che regista ed interprete principale, l'ha opportunamente ridotta in due atti, condensando il secondo ed il terzo in un unico second'atto, per una durata rispettivamente di 35' e 55', con intervallo di 15'. La rappresentazione proposta è quella classica, sia sotto l'aspetto interpretativo e registico, sia sotto quello scenografico. Mi par giusto menzionare l'impegno degli attori: oltre allo stesso Rapisarda, come ho detto, che impersona l'ormai mitico don Felice Sciosciammocca, abbiamo Domenico Veraldi, il fotografo don Pasquale, Rita Vivaldi, la compagna donna Luisella, Francesca Spezie, la moglie donna Concetta, Francesca De Rosa, Pupilla, Alberto Latta, il cuoco, Anna Rapisarda, Gemma, e Moreno Pasqualìn, Ottavio. In altre parti si alternano Mario Santagati e Giuseppe Fiore, Pietro Cirillo e Marco Vallarino, Paolo Castellani e Maurizio Baschirotto, Germana Parizzi e Serena Filippini, Mario Santagati e Giuseppe Fiore.

Un cast assai numeroso, come si vede, che risponde bene alle direttive del regista, sempre misurate e fedeli alla tradizione, le quali accolgono tuttavia qualche raro eccesso discorsivo (vi ospiterò per due anni) e d'azione (la pasta asciutta afferrata con le mani), dove le rispettive comicità risultano francamente sovraccariche. Chiare e forti sono le dizioni nonostante il non uso di microfoni, eccezion fatta per un paio d'attori sia di sesso maschile che femminile i quali sembrano non tenere in conto che le loro voci debban giungere sino all'ultima fila di poltroncine. Discontinua e inadeguata la musica che qua e là fa da sottofondo, costituita da troppo note canzoncine, in ritardo oltre tutto d'una sessantina d'anni. In specie per chi sia costretto all'auricolare per correggere l'udito, e l'abbia giustamente regolato sul volume sonoro rilevato dallo spettacolo, troppo alto e inascoltabile è il volume che improvvisamente si sprigiona dalle canzoni cantate in diretta su base accompagnatoria registrata. Il termine dello spettacolo vede il cielo notturno rischiararsi per qualche bianca nuvola ed il fulgore d'un lampo: ma quando perveniamo a destinazione, Giove pluvio non s'è ancora ridestato.

Miseria e nobiltà

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Miseria e nobiltà

La brillante messa in scena di “Miseria e nobiltà” inaugura la 18° edizione della rassegna estiva

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