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ArtVerona XIII edizione

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67-La signora Morotti con il cronistaCi hanno invitato a visitarla il suo ideatore ed organizzatore ed i galleristi Morotti di Daverio nel varesotto

Verona, 16 ottobre 2017. - di Sergio Stancanelli

Quando quarantasette anni addietro - uscito dalla direzione generale di Milano della Rizzoli editore dove nella mia funzione di capoufficio stampa e addetto alle relazioni pubbliche della sezione vendite rateali libri avevo organizzato mostre d'arte in tutte le librerie d'Italia con lo scopo che la potenziale clientela ne imparasse la strada, - venni chiamato a Verona per organizzare il Premio ecologico Prora 1971, esercitavo la cronaca d'arte per alcuni quotidiani e per un numero poco meno che sterminato di riviste d'arte, e scoprii che la città scaligera deteneva il primato, rispetto all'ammontare della popolazione, del numero di gallerie d'arte: trentasei. Ricordo che la prima che visitati fu la Latina in via Leoncino, dove esponeva il ceco Jelinek.

V'erano poi la Ghelfi, nel piano sottostante della libreria di Cesare Ghelfi - per gli amici Bruno , che l'aveva ereditata dal padre, – e Marisa, in via Roma, la più qualificata culturalmente della città, dove feci esporre, fra gli altri, Novella Parigini, la protagonista della dolce vita, e il futurista Enzo Benedetto, e dove convenivano per conferenze i massimi o più noti scrittori italiani dell'epoca, la San Luca in piazza Pradanal e la Volto san Luca in corso porta Nuova di Lucia Guelfi, mamma di Bruno, la galleria dello Scudo in vicolo Scudo di Francia (via Mazzini), la più vasta - occupava l'intero primo piano del palazzo – , della signora Bruna Bonesi, che s'avvaleva della collaborazione del figlio Massimo Di Carlo e dell'esperto Massimo Simonetti, la galleria alle Campane di Niccolò Giannotta in via Mazzini, la Linea 70 – già Grafica uno – di Pippo Avola in via Cantore, L'incontro dei pittori Franco Patuzzi e Maria Gruber in via 4 novembre, la Gio' di Tommasoni, che così l'aveva battezzata in onore del figlio Giorgio, in via teatro Filarmonico, La città di Hélène Sutton de Franchis in vicolo Samaritana, la Cortina in via Cattaneo dell'editore Cortina di Milano, diretta dai coniugi Sarcullo, che poi si trasferirono a Milano, la Ferrari di Enzo Ferrari d'arte d'avanguardia, pure in via Cattaneo, il Faunus del pittore Vinicius Pradella – mio coetaneo – nella galleria Rivoli di piazza Bra, la Novelli dei fratelli Novelli in corso portoni Borsàri, la Perini di Carlo e Ruth Perini in via Sciesa, Il prisma della pittrice berlinese Eveline Krumnau Vallotto in via Oberdan, il Salotto dei coniugi Copelli in corso sant'Anastasia, la Fra' Giocondo dell'Amministrazione provinciale in piazza del Signori, e tante altre, delle cui schede è ancor pieno un cassetto della mia scrivania, tra cui l'Istituto nazionale d'arte del prof. Eros Bordìn, la sala mostre Morone di san Bernardino, curata dall'amico fra' Beniamino Michieletto – che vorrei andare a salutare se non fosse che nel suo convento ora fa il portiere di notte – , e la Mondadori per voi in piazza Bra, diretta dalle signore Laura Fabbri Bighignoli e Laura Beggiato, che il titolare Gianoli, figlio di Arnoldo Mondadori, aveva affidato alla mia organizzazione.

Uscito dallo Scudo, Massimo Simonetti ebbe l'idea d'una grande rassegna nazionale d'arte, che raccogliesse gallerie d'arte di tutt'Italia, isole comprese, e prese ad organizzarla nel comprensorio della Fiera campionaria di Verona. Ogni anno mi fa spedire due inviti perch'io la visiti e segnali sulla stampa. Oggi sabato 14, accompagnato dall'amico scrittore e scenografo Raffaele Coluccino, mi sono recato a visitare l'edizione 2017, che è la XIII: ma la vastità è tale che una giornata non basta per vederla tutta con l'attenzione e la diligenza che meriterebbe, e d'altra parte i biglietti per l'ingresso sono validi una sola volta. Oltre tutto, non ho preso appunti in merito agli stand e agli artisti che mi ripromettevo di citare, in quanto prevedevo di ritrovarli, come gli altri anni, sul grosso Catalogo. Quando invece mi sono recato all'ufficio stampa per ritirarlo, ho appreso che questa volta esso non viene consegnato ai giornalisti: conseguentemente devo limitarmi a pubblicare, non appena mi perverranno, qualche fotografia degli stand dove le opere esposte mi hanno suggerito di soffermarmi o dove meglio sono stato accolto. In sala stampa inoltre mi è stata consegnata una cartella contenente ventisette fogli A4 non cuciti fra loro né numerati, che quando sono rientrato chez moi ed ho preso a consultare accingendomi a scrivere la recensione, non ho avuto l'avvertenza di lasciare nel loro ordine, per poi accorgermi che molte seconde facciate proseguono il loro testo in un secondo foglio privo di intestazione, sicché non sono stato capace di riordinare le pagine, ed ora attingendovi rischierei di attribuire fischi a dei fiaschi. Aggiungo che dove qua e là, agli standisti ed ai custodi come a un'addetta stampa, ho chiesto dove potessi incontrare l'amico Simonetti, nessuno ha saputo dirmelo. Sulle carte consegnatemi ho poi constatato che il suo nome non figura a nessun titolo (salvo mi sia sfuggito). Mi sono imbattuto anche in Official wine, technical sponsor, comarteking (teking della comare?), media partner, main section, raw zone, grand tour, scouting, free stage, ArtVerona young, ArtVerona talk, Art Verona off, art project, team, project manager, public relations e collateral, marketing ed eventi, web marketing, iconoclash, level O, premio Display, Sustainable art prize, science gallery, art project Fair, contemporary locus, current, Tile project space, The indipendent, what art for?, lecture, project room, Nam project, Prometeogallery, critical collecting, Performance, dj set, workshop, talk, hashtag #fleshdance, sound art, looking for the body, first step, Canoa club, Opening, Flush away flush anway, like a pile of ironic ruins, portrait of a portrait of a Portrait, twitter e Instagram, set, e un paio di wall (forse refuso per waff), sì da farmi dubitare d'avere ritirato per errore una cartella della Fiera (Fair) di Liverpool o di Manchester anziché quella di Verona. Vi ho trovato per contro il nome dell'amica Patrizia Nuzzo, che non vedo da anni, e con l'occasione aggiungo che in uno stand ho rincontrato Carlo Perini, ora in Lucca, che – a differenza di me – dev'essere ben fisionomista in quanto mi ha riconosciuto. A proposito di alcune opere d'arte o presunte tali, leggo di cassette da lettere recuperate dopo il loro abbandono a causa dell'avvento del nuovo sistema digitale: le cassette sono in legno e sono state abbandonate perché col nuovo avvento della democrazia nata dalla Resistenza non potevano più essere utilizzate all'aperto esposte alla pioggia, dove non consentivano ad alcun governante o ministro di percepire la provvigione sulle vendite da parte delle ditte produttrici: mi torna alla mente il processo per profitti illeciti intentato settantatré anni fa a personalità del Fascismo, quando i giudici riuscirono a condannarne tre.

La rassegna di quest'anno aduna gallerie ed operatori d'ogni genere: in parte tradizionali, in gran parte d'avanguardia, in piccola parte innovatori e geniali, i quali ultimi dimostrano che si riesce sempre a fare cose nuove e valide quando se ne ha la fantasia e l'inventiva. Come ho detto, le circostanze mi impediscono di fare dei nomi, ma ricordo quello di Annalù di San Donà di Piave, autrice di resine d'una bellezza e d'un fascino unici. In primo luogo voglio ringraziare i titolari di Morotti arte contemporanea in Daverio (Varese), piazza monte Grappa 9, signora Monica e marito, che mi hanno offerto altri due biglietti omaggio per condurre alla mostra altre due persone. Poi segnalare Giulia Stabilini di Puntosullarte, Varese, che, alla pari dei coniugi Morotti, mi tiene sempre aggiornato via e-mail sulle esposizioni della sua galleria. Quindi gli stand dove mi sono soffermato e le cui curatrici mi hanno dato un biglietto da visita con i relativi dati: Colophonarte di Egidio Fiorin in Belluno, Matteo Boetti di Todi (Roma), Arte contemporanea di Davide Paludetto in Torino, e Leopold Thun di London. Voglio segnalare anche la Galleria comunale d'arte di Cesena, che espone dipinti e disegni di Balla, Severini, Sironi, De Pisis, Campigli, Afro (Basaldella) e di altri altrettanto noti ma non altrettanto validi. In un altro stand ho accostato la snella e alta signora che vi sovrintende chiedendole se faccia parte della mostra. Sì, mi ha risposto, interpretando la mia domanda come se volessi accertarmi che non fosse una visitatrice. Infatti lei è un'opera d'arte, le ho detto. Grazie, mi ha risposto, e mi ha voltato le spalle. La grande rassegna ha breve vita e si chiuderà lunedì 16 alle ore 14. Per accedere in Fiera avevamo trovato posteggio ad una distanza di poco inferiore a quella dove il mio amico era venuto a prendermi in casa mia. Per arrivarvi abbiamo camminato rischiando di anchilosarci le caviglie per strade sconnesse come dopo un sommovimento del lastricato, ricoperto da una diecina di centimetri di foglie secche che nessuno provvede a fare spazzare. Verona patrimonio dell'umanità.

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