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“America d’altri tempi”

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E' il catalogo d'una mostra di 138 incisioni statunitensi dal 1722 al 1875

Libri ricevuti

Verona, 14 luglio 2018. - di Sergio Stancanelli

Questo opuscolo (96 pagine, a cura dell'United states information service, stampato nelle officine grafiche "Apollon", via Tiburtina 1292, Roma, 1954) mi venne donato il 9 febbraio 1956 da Pino Ballardini, fotografo che con la moglie conduceva un esercizio in via Balbi a Genova. "America d'altri tempi" è il titolo della pubblicazione nonché di una «Mostra di 138 incisioni americane dal 1722 al 1875» posta sotto gli auspici del Ministero dell'istruzione pubblica, Direzione generale antichità e belle arti, e dell'ambasciata degli Stati uniti d'America, United states information service, allestita da American federation of arts e tenutasi nel 1954 in Trieste, Milano, Firenze, Roma e Napoli.

Le opere vennero concesse per l'esposizione da ventuno fra biblioteche, musei e gallerie d'arte, società antiquarie e storiche, e collezioni private, di Washington, New York, Boston, Chicago, Saint Louis, Philadelphia, Baltimora ed altre città degli Stati uniti, e la mostra s'avvalse d'un comitato di sedici personalità con in testa Clare Boothe Luce ambasciatore degli Stati uniti in Italia.

Dalla presentazione, titolata "Vecchie stampe d'America" e firmata da Marshall B. Davidson del museo d'arte Metropolitan di New York , selezionatore delle opere insieme con A. Hyatt Mayor conservatore delle stampe del Metropolitan, con Hermann W. Williams direttore della galleria d'arte Corcoran di Washington, e con Charles D. Childs non meglio qualificato, traggo – non senza prendermi la libertà di apportarvi una correzione ortografica, una grammaticale ed una di linguaggio, - : «Questa rassegna d'immagini d'ambiente americano abbraccia il periodo di circa un secolo e mezzo in cui da un insieme disparato di colonie ribelli, abbarbicate a oriente sulla costa atlantica, affacciate ad occidente su terre ignote e selvagge, nacque una nazione forte e compatta, di estensione continentale e importanza mondiale. Le illustrazioni sono opera di incisori del tempo, cronisti prima che artisti, e le loro opere sono state scelte per questa mostra in funzione del loro interesse documentario.

Non tutti furono testimoni oculari delle scene e degli episodi che hanno ritratto: molti hanno riprodotto le tele di pittori del tempo, alcuni sono ricorsi alla fantasia. In ogni caso, le loro stampe rivelano la vita in America in quel periodo di rapido sviluppo come essa appariva ai cittadini del tempo. E invero, nel corso di quell'epoca la vita in America fu completamente diversa da ogni precedente esperienza umana. Spinti da ondate sempre più numerose di europei di recente immigrazione, i coloni abbandonavano la stretta striscia di terra lungo l'Atlantico e si volgevano verso occidente, spingendosi con rapidità attraverso il continente e mutando su grandissime estensioni nella loro avanzata la faccia della Terra.

Nel giro di poche generazioni, territori selvaggi più vasti dell'intera Europa vennero trasformati in terra coltivata e in pascoli che producevano più cibo di quanto non ne potessero consumare i milioni di persone che vi abitavano. Dai pozzi delle miniere venivano alla luce le grandi ricchezze del sottosuolo. Nuove città di notevoli dimensioni, agitate da fremente attività, sorgevano dove prima non erano che praterie e boschi. In rapporto diretto con le necessità e le esigenze rapidamente crescenti di questo mondo nuovo, si creavano industrie che utilizzavano ogni possibilità per risparmiare tempo e lavoro, mentre si irradiava nel continente una fitta rete di linee ferroviarie nonché di navigazione interna.

Col metro della storia, un secolo è ben breve tempo per portare a compimento sì vasto sviluppo. Pure, dopo che fu trascorso tale periodo, già si poteva chiaramente riconoscere la fisionomia dell'America moderna. La nazione aveva raggiunto la piena maturità: era rimasta unita dopo che per salvaguardare quella unità si era dovuto combattere una guerra civile, ed aveva stabilito una direttiva politica che portava alla sempre maggiore applicazione dei princìpi democratici. Si era affermata come terra di capacità produttiva senza confronti, ed i suoi prodotti guadagnavano favore in tutto il mondo. Gli incisori riproducevano quelle vicende sulle loro lastre prima che ogni sequenza della storia si tramutasse nella successiva. »
Passo ora a riferire le descrizioni delle opere esposte, a mio avviso quanto mai interessanti.

1. "La grande città di Boston nella Nuova Inghilterra, in America", 1722 circa. Incisione a tratto di I. Harris, da William Burgis. Proprietà della Biblioteca civica di New York. «Boston è rappresentata come appariva a meno di un secolo dall'arrivo dei puritani dall'Inghilterra. Con una popolazione di circa 12.ooo abitanti era la città più grande ed il principale centro commerciale delle colonie britanniche in America.

E' questa la prima incisione di una certa importanza che ci presenti il panorama di Boston: il suo piccolo porto era già bene affermato nei traffici dell'Atlantico, e il lungo molo che si protende in primo piano era uno dei più frequentati delle colonie. I numerosi campanili che si innalzano sullo sfondo del cielo testimoniano quella fede religiosa che tanta parte ebbe nell'infondere alla regione nord-orientale degli Stati uniti quel carattere che successivamente si estese a tutta la nazione via via che gli yankees della puritana Nuova Inghilterra si spargevano per tutto il continente. »

2. "L'università Harvard di Cambridge nel Massachusetts", 1725-6. Incisione a tratto di William Burgis.
Biblioteca del Congresso di Washington. «L'università Harvard fu istituita nel 1636, dieci anni dopo la fondazione della colonia del Massachusetts, a poca distanza da Boston, oltre il fiume Charles. Essa è oggi il più antico fra gli istituti di alta cultura degli Stati uniti. Fra i coloni protestanti della Nuova Inghilterra numerosi erano i laureati delle università inglesi, ed in particolare di Cambridge; da qui il nome che venne imposto alla località dove sorge Harvard. In quella zona del Nuovo mondo da poco colonizzata, c'erano allora più persone colte di quante ve ne fossero in Gran Bretagna, nonostante che questa, nel secolo XVII, fosse assai meglio fornita di scuole e università della maggior parte d'Europa. L'università Harvard fu fondata agli albori di un mondo nuovo per conservare quella cultura che i coloni tenevano nel più alto concetto. »

3. "William Penn tratta con gli indiani", 1722 (non 1682). Incisione di John Hall, London, da un quadro del 1682 di Benjamin West. Biblioteca del Congresso. «Un quacchero inglese, William Penn, fondò nel 1682 una delle più vaste colonie sul continente americano, ottenendo le terre con regolare contratto dagli indiani aborigeni. Il Penn considerava la sua colonia, la Pennsylvania appunto, come un esperimento sacro, e lo spirito di tolleranza con cui vi accolse genti dalle opinioni più disparate diede realtà di contenuto alla sua opinione. Voltaire avrà ad osservare che il trattato concluso da Penn con gli indiani fu l'unico fra quelle genti e i cristiani a non essere accompagnato da giuramenti e seguìto da violazioni; e il filosofo francese aggiungeva che le leggi della colonia, in base alle quali nessuno poteva essere perseguito per il suo credo religioso, erano assai sagge e da rispettare. Del quadro originale del West esposto nella Galleria nazionale di London nel 1722, fu fatta quasi sùbito ad opera di un incisore londinese una stampa che incontrò molto successo. Lo West, uno dei primi artisti americani degni di nota, fu chiamato di lì a poco alla presidenza della Reale accademia d'Inghilterra. »

4. "La città di New York", 1731-6. Incisione di I. Carwitham, London. Collezione mr. Irving S. Olds, New York city. «New York – o Nuova Amsterdam, come si chiamava originariamente – fu fondata dagli olandesi come stazione commerciale agli inizi del secolo XVII in una zona ristretta che doveva diventare una delle più popolose e ricche del mondo. All'epoca in cui risale questa stampa, la città era già da diverse generazioni sotto dominio britannico, ma la popolavano, allora, come oggi, genti di molte lingue; dovevano passare parecchi decenni prima che New York diventasse la più grande città ed il massimo centro commerciale degli Stati uniti. »

5. "Veduta di Philadelphia nella Pennsylvania", prima del 1754. Incisione di T. Jeffreys, London, da George Heap e Nicholas Scull. Biblioteca del Congresso. «Philadelphia era la capitale della colonia fondata nel 1682 da William Penn – il suo esperimento sacro - . Della Pennsylvania, terra di libertà e tolleranza, si parlava molto in Europa, ed in conseguenza la città divenne il porto d'arrivo di masse di emigranti – on buona parte tedeschi del Reno – insoddisfatti della loro condizione in patria. Un dialetto tedesco è tuttora parlato in alcune zone dell'entroterra. All'epoca della rivoluzione americana (1776) Philadelphia era la città più grande delle colonie e la seconda di tutto l'impero britannico. »

6. "Veduta di Savannah nella Georgia", 29 marzo 1734. Incisione di P. Fourdrinier da Peter Gordon. Biblioteca del Congresso. «La Georgia, ultima in ordine di tempo e la più meridionale delle tredici colonie inglesi d'America, doveva essere, nei piani di un filantropico inglese, un rifugio per i derelitti d'Europa. Così Savannah, primo centro abitato, sorse secondo un piano preciso in cui tutto era predisposto in modo da garantire l'ordine e la felicità. Doveva essere una vera utopia, una terra senza bevande alcoliche, senza schiavi, senza latifondi ed altre cause di tensioni e disordini. Tra i primi arrivi furono un gruppo di luterani esuli da Salisburg e dodici famiglie ebree. Come in altre località del Nuovo mondo, i coloni scesero ben presto a patti con la situazione, e trovarono empiricamente un loro modo di vivere. »

7. "Benjmin Franklin", 1762. Incisione di Edward Fisher da Mason Chamberlain. Galleria d'arte dell'università Yale. «Gli esperimenti di elettricità di Benjamin Franklin destarono interesse in tutto il mondo occidentale. Questa incisione lo mostra insieme con un rivelatore di lampi, che emetteva suoni quando l'atmosfera era carica di elettricità. Le doti di scienziato, filosofo e statista del Franklin trovarono nel secolo XVIII riconoscimento universale. Figlio di un fabbricante di candele, e lui stesso tipografo ed uomo di attitudini e attività svariate, si muoveva a suo agio e con onore in mezzo all'aristocrazia europea, giungendo al punto di scherzare amichevolmente con i sovrani, Repubblicano autodidatta del Nuovo mondo, egli fu per molti il simbolo dell'America di quel tempo. »

8. ''Au génie de Franklin'', 1780. Incisione di Jean Honoré Fragonard. Museo d'arte Metropolitan di New York. «Benjamin Franklin è stato, forse dopo George Washington, l'americano più noto ed ammirato nell'Europa del secolo XVIII. In questa allegoria, incisa durante la guerra d'indipendenza, il grande artista francese ha raffigurato Franklin che protegge l'America opponendo lo scudo di Minerva alla folgore e ordinando a Marte di combattere contro l'avarizia e la tirannide. Filosofo, statista e scienziato, ma uomo gioviale e d'una semplicità di costumi che solo nella sua saggezza trovava riscontro, Franklin si accattivò in Francia grandi simpatie durante la sua permanenza quale inviato della causa rivoluzionaria americana. »

9. "Il sanguinoso massacro di Boston", 5 marzo 1770. Incisione di Paul Revere. Collezione mr. Charles F. Rowley di Boston. «Il massacro di Boston fu uno degli avvenimenti che precipitarono l'America nella rivolta contro la Gran Bretagna. Nel corso di un tafferuglio, quattro cittadini americani vennero uccisi da soldati inglesi. In confronto alla rivoluzione francese o a quella russa, ben poca cosa. Tuttavia l'orrendo massacro divenne un efficacissimo tema di propaganda per mano dell'orefice e incisore Paul Revere, pittoresca figura di patriota che avrà più tardi il suo poeta in Henry Wadsworth Longfellow. Ma quel che questa stampa lascia intendere ha scarsa rispondenza con la realtà: il comandante del distaccamento britannico fece in verità il possibile per evitare spargimenti di sangue. I soldati furono posti sotto processo e la loro difesa venne affidata ad avvocati borghesi concittadini delle vittime. »

10. "Il Congresso vota la dichiarazione d'indipendenza", 1776. Incisione a bulino e a tratto di Edward Savage da Robert Edge Pine & Savage. Galleria d'arte Corcoran. «L'incisione – mutila sulla sinistra –mostra Thomas Jefferson mentre presenta a John Hancock la prima bozza della sua famosa Dichiarazione d'indipendenza. Seduto al centro, in primo piano, con le gambe incrociate, è Benjamin Franklin. Sono riconoscibili altri firmatarï della Carta fondamentale della libertà nordamericana. La Dichiarazione, documento conciso ma lucidamente completo, non si limita a proclamare l'indipendenza del Nordamerica dal governo britannico, ma afferma che tutti gli uomini sono creati liberi ed eguali, che i governi traggono il loro potere dal consenso del popolo, e che sono istituiti per garantire gli inalienabili diritti alla vita, alla libertà, al perseguimento del benessere, e che ove tale garanzia venga a mancare, è diritto del popolo rovesciare il governo. »

11. "Insediamento di George Washington alla presidenza degli Stati uniti", 30 aprile 1789. Incisione a tratto di Amos Doolittle da Peter Lacour. Gallerie Kennedy, New York. «Il secondo palazzo municipale di New York fu adattato da un architetto francese, già combattente della guerra rivoluzionaria americana, per servire da prima sede del governo nazionale. Questa rozza incisione è l'unica illustrazione esistente dell'insediamento di George Washington alla presidenza degli Stati uniti. Poco tempo dopo, la capitale federale veniva trasferita da New York, prima per pochi anni a Philadelphia, poi nella sua sede definitiva di Washington. Si previde allora che lo spostamento della capitale avrebbe fatto di New York una zona desolata, abitata selo da lupi. »

12. "Veduta di Broad street, Wall street e del palazzo municipale di New York" nel 1797. Litografia del 1847 di H. R. Robison da John Joseph Holland. Biblioteca del Congresso. «Nessuna città al mondo ha così completamente e sistematicamente eliminato ogni traccia della sua storia meno recente come, in nome del progresso, ha fatto New York. Sono giunte a noi più testimonianze dell'Atene di Pericle che non della New York quale era tre secoli fa, al tempo degli olandesi. Già centocinquant'anni or sono, quando fu disegnata l'opera da cui è stata ricavata la litografia, esistevano ancora ben poche delle vecchie case olandesi come quelle che si vedono nel disegno. »

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