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“America d’altri tempi” II

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Altre incisioni statunitensi dal 1722 al 1875 d'una mostra di 138

Libri ricevuti

Verona, 17 luglio 2018. - di Sergio Stancanelli

(continua da "Trentino libero"14 luglio 2018).

13. "La famiglia Washington", 1798. Incisione a bulino di Edward Savage. Galleria d'arte della università Yale. «Di pochi personaggi storici esiste una iconografia ricca come quella di George Washington: artisti americani, europei e financo orientali si sono succeduti a ritrarre colui che fu il primo Presidente degli Stati uniti. Bisogna dire che talora, non essendo disponibile il modello originale, furono prodotte riproduzioni dei ritratti. In questa stampa, Washington – eccezionalmente in divisa – è ripreso insieme con la moglie e con due nipotini seduto innanzi al plastico della nuova città federale che avrebbe preso il suo nome. »

14. "Mount Vernon", Virginia 1799. Acquatinta di F. Jakes da Alexander Robertson. Biblioteca del Congresso. «Mount Vernon, dimora avita di George Washington, è per i cittadini degli Stati uniti un luogo sacro. Sorge su un rialzo del terreno a breve distanza dalla capitale sulla riva del fiume Potomac. Nel periodo in cui vi risiedette, dal 1747 al'99, anno della sua morte, il primo Presidente degli Stati Uniti dedicò cure amorevoli ed esperte a questo modesto edificio in legno. Persino durante la guerra d'indipendenza George Washington continuò a sovrintendere, dal quartier generale come dal campo di battaglia, allo sviluppo architettonico della casa, alla scelta dell'arredamento e alla cura dei giardini. Quando vi risiedeva, passava lunghe ore in sella per sorvegliare i lavori agricoli nella vasta proprietà. »

15. "Il Campidoglio di Washington", 1824 (?). Acquatinta di T. Sutherland da B. H. Latrobe. Biblioteca del Congresso. «E' la sede ufficiale del potere legislativo americano come appariva centotrent'anni or sono. Grazie all'opera di una serie di architetti, l'edificio raggiunse diverso tempo fa le dimensioni attuali, ma l'altacupola e le due ali – caratteristica familiare del suo aspetto odierno – furono aggiunte una novantina d'anni or sono. Il progetto urbanistico della capitale, che richiamava precedenti rinascimentali, si deve a Pierre L'Enfant, architetto francese che aveva militato nell'esercito rivoluzionario americano. Ma solo in tempi recenti la città di Washington cominciò a prendere un aspetto corrispondente al suo progetto. Nel 1842 (?), epoca a cui risale questa stampa, il Campidoglio era un monumento incompiuto che sorgeva in una modesta cittadina dagli edifici popolari e dalle strade polverose. »

16. "La residenza presidenziale a Washington", 1848. Litografia del Deroy da August Köllner. Biblioteca del Congresso. «La Casa bianca, residenza ufficiale del Presidente degli Stati uniti, è il più celebre edificio americano. Come il Campidoglio, la sua costruzione risale alla fine del secolo XVIII. Il progetto fu prescelto a sèguito d'un concorso fra architetti. E, come il Campidoglio, fu per molto tempo uno dei pochi edifici notevoli d'una città dalle intenzioni magnifiche ma dalle realizzazioni assai modeste. »

17. "Thomas Jefferson", 1801. Incisione a bulino di Cornelius Tiebout da Rembrandt Peale. Biblioteca del Congresso. «E' fuor di dubbio che sin quando gli Stati uniti esisteranno come nazione, Thomas Jefferson sarà onorato come padre della democrazia americana. Autore della Dichiarazione d'indipendenza, il suo convincimento – più volte eloquentemente espresso – che non si può coartare la mente dell'uomo, e la sua fede nella capacità d'un popolo evoluto a reggersi liberamente e democraticamente, sono divenuti parte integrante e permanente del credo politico americano. Terzo Presidente degli Stati uniti, fu virtualmente il fondatore dell'università della Virginia che ebbe importanza decisiva nella storia della preparazione culturale e morale dell'America. Fu una delle menti più aperte e versatili del Nuovo mondo. »

18. "La costruzione della fregata "Philadelphia": si prepara la guerra per difendere i traffici marittimi", 1800. Incisione a tratto di William Birch & figlio. Museo Atwater Kent. «Durante le guerre napoleoniche, i traffici marittimi americani furono spesso interrotti e le navi depredate da unità da guerra inglesi e francesi. Il commercio marittimo era uno dei cardini della vita economica della giovane nazione, e per tutelare i propri interessi mercanti ed armatori dei porti atlantici aprirono una sottoscrizione per costruire navi da guerra da prestare al governo. La "Philadelphia", fregata da trentotto cannoni, si incagliò su una scogliera fuori Tripoli nel corso di una missione per proteggere i mercantili americani dai pirati barbareschi. I tripolini se ne impadronirono, ma un reparto americano riuscì ad arrembare la nave e a mantenersi a bordo per un tempo sufficiente a distruggerla, sotto il tiro delle batterie del porto. »

19. "La battaglia fra la "Constitution" e la "Java" ", 1812. Acquatinta di Robert Havell. Museo d'arte Metropolitan di New York. «Lo scontro tra le fregate "Constitution" e "Java" fu uno degli episodi della guerra del 1812, conflitto singolarmente futile combattuto fra Stati uniti ed Inghilterra e frutto delle agitazioni dell'era napoleonica. Lo scontro fu vinto dalla nave americana, ma a lungo andare la Marina degli Stati uniti non poté reggere sui mari il confronto con la flotta inglese. La pace fu conclusa nel 1815 senza che alcuna delle questioni che erano state addotte a giustificazione della guerra avesse trovato regolamentazione. Da quel tempo, nessun conflitto armato ha più turbato i rapporti fra Stati uniti e Gran Bretagna. »

20. "A presidio della Nazione, una milizia disciplinata", 1829. Incisione di anonimo. Biblioteca del Congresso. «La proposta di attribuire al Congresso i poteri necessari per mantenere in armi un esercito permanente suscitò vivissimo allarme in seno all'assemblea che nel 1788 aveva redatto la Costituzione degli Stati uniti. L'idea di un esercito permanente ha sempre riscosso scarse simpatie in America, ed ha finito con l'essere accettata – di malavoglia – solo in tempi recentissimi. Sino ai giorni nostri era stato costume americano prepararsi seriamente alla guerra solo quando la guerra si verificava. A difendere la nazione dai pericoli esterni, si riteneva bastassero i cittadini che prestavano servizio volontario nella milizia locale. E pericoli non ce ne furono per quasi un secolo e mezzo. La vecchia milizia, del tutto immune da velleità militaresche, faceva dei suoi periodici addestramenti un'occasione per riunioni amichevoli. Sono poche le nazioni moderne che per così lungo tempo hanno avuto agio di giocare alla guerra lavorando in pace. »

21. "Gli allievi dell'Accademia militare di West Point – Esercitazioni di batteria", 1882. Acquatinta di J. Hill da George Catlin. Società d'arte dell'università Yale. «Per pacifica che possa essere la politica generale di una nazione – scriveva George Washington, primo presidente e grande soldato degli Stati uniti – non dovrebbe mai trascurare un'adeguata preparazione militare». Fu in questo spirito che successivamente venne istituita a West Point un'Accademia militare, per creare un'ossatura di tecnici militari di cui la Nazione potesse avvalersi in caso di emergenza. Agli inizi, West Point fu essenzialmente un istituto per la preparazione di tecnici, e – unico negli Stati uniti – tale rimase per vari anni. La norma di scegliere gli aspiranti allievi per collegio elettorale in tutta la nazione ha consentito ai quadri militari professionali americani di avere un carattere largamente rappresentativo. Quanto alla massa dell'esercito, è stata in tutte le guerre borghese per educazione e inclinazione. »

22. "La città di Boston", 1841. Acquatinta di Robert Havell. Biblioteca del Congresso. «A misurare il trascorrere del tempo col metro americano, Boston era già una città storica quando venne eseguita questa stampa. Se per popolazione e importanza commerciale altre città americane in rapido sviluppo l'avevano lasciata indietro, Boston rimaneva tuttavia – ed era ritenuta – una delle principali fonti della tradizione culturale degli Stati uniti. Nel 1841 essa era la capitale morale di tutta una zona della Nuova Inghilterra considerata la culla e la guida di quel movimento intellettuale americano, che si affacciava allora al suo rinascimento. E' in questo periodo che maturano le qualità di scrittori come Emerson, Thoreau, Longfellow, Hawthorne, Whittier. L'influenza loro e di altri letterati oriundi della zona di Boston si fece sentire in tutto il Paese. »

23, "L'inaugurazione dell'acquedotto di Boston", 1848. Litografia di F. Rowse da B. F. Smith. Biblioteca del Congresso. «La rapidissima espansione delle città americane che da modesti villaggi – o dal nulla – si svilupparono in centri popolosi nel giro di pochi decenni, imponeva un'altrettanto rapida ed essenziale espansione dei servizi pubblici. Anche una città relativamente vecchia come Boston pareva crescere in ragione assai superiore alle sue disponibilità d'acqua dolce. Per questo, quando nel 1848 fu inaugurata la nuova rete di distribuzione idrica, la popolazione volle celebrare l'avvenimento. La milizia sfilò in parata, le batterie spararono a salve, cori popolari si esibirono, vi fu uno spettacolo pirotecnico, si lessero poesie, e si pronunciarono discorsi attorno alla nuova fontana che zampillava al centro della città. In primo piano della litografia fatta per celebrare l'avvenimento, si notano fra i presenti lo statista Daniel Webster, il poeta Henry Wadsworth Longfellow ed altre personalità che partecipano alla manifestazione. »

24. "Baltimora", 1853 circa. Litografia di F. Sachse & aiuti. Società storica del Maryland. «Uno dei migliori tra i primi esempi di cromo-litografia – cioè con i colori riprodotti direttamente a stampa, e non aggiunti in un secondo tempo a mano – , questa stampa ci presenta una scena caratteristica di vita cittadina nell'America di cent'anni fa. A mezza via fra il settentrione ed il meridione degli Stati uniti, Baltimora sorge sulla costa atlantica, a capo d'una vasta baia; fu fondata nel 1730 e battezzata in memoria dei Lords Baltimore, fondatori della colonia del Maryland. All'epoca di questa stampa, Baltimora era la terza fra le città americane in ordine di grandezza, con una popolazione che contava 170.000 anime e si era raddoppiata nel giro di vent'anni. »

25. "New York: palazzo e parco del Municipio", 1826. Acquatinta di J. Hill da W. A. Wall. Museo della città di New York. «Il progetto dell'attuale sede del Municipio di New York – terza dalla fondazione della città – fu scelto a sèguito d'un concorso fra architetti. L'edificio venne inaugurato ufficialmente nel 1812 ed ha mantenuto praticamente inalterata sino ai giorni nostri la forma originale quale appare in questa stampa: è anzi uno dei pochissimi edifici di quel tempo che ancora esistono nell'isola di Manhattan. All'epoca in cui fu costruito, alle sue spalle si stendeva l'aperta campagna: oggi il piccolo parco municipale è un'oasi di verde fra i torreggianti edifici che gremiscono l'estremità della metropoli. »

26. "Il grande incendio di New York", 1835. Acquatinta di William J. Bennett da Nicolino Calyo. Museo della città di New York. «Grazie alle fitte foreste che ricoprivano un tempo gran parte dell'America, la tradizione di costruire in legno è stata sempre fortemente sentita negli Stati Uniti. E proprio perché largamente costruite in legno, ben poche sono le vecchie città americane che non hanno subìto incendi colossali. Pittsburg, Chicago, San Francisco ed altri grandi centri furono praticamente rasi al suolo almeno una volta nella loro storia. New York subì parecchi incendi, il più grave dei quali fu quello dell'inverno 1835 che nel giro di una notte distrusse parecchie centinaia di case prima che si riuscisse a domarlo. »

27. "La giornata dei vigili del fuoco: a tutta velocità verso il luogo dell'incendio", 1861. Litografia di Currier & Ives da Louis Maurer. Galleria d'arte dell'università Yale. «Sino a circa un secolo fa, le squadre dei vigili del fuoco nelle città americane erano composte da elementi volontari: farne parte era considerato un onore, e vi prestavano servizio i cittadini più in vista. Lo spirito di corpo era talmente sentito che la gara per giungere primi sul luogo dell'incendio comportava di solito una corsa pazza per le vie della città, con accantonamento del rispetto per la sicurezza dei pedoni che si trovassero sul cammino dei carri-pompa. »

28. "Veduta di New York da Brooklyn", 1833-39. Incisione di Thomas Hornor. Museo della città di New York. «Nei primi settant'anni del secolo XIX la piccola e stretta isola di Manhattan – centro di New York – appariva all'occhio dell'osservatore circondata da una vera e propria foresta di alberature appartenenti a navi di tutte le bandiere del mondo. All'epoca a cui risale questa stampa, New York era divenuta da poco il massimo porto americano: il traffico oceanico che oggi vi fa scalo è più intenso che mai, ma l'isola oggi è così fitta di grattacieli che è diventato possibile vivere in Manhattan senza vedere se non raramente l'incessante movimento delle navi. »

29. "La città di Lockport nello stato di New York", 1836, Litografia di J. Bufford dall'originale di W. Wilson. Biblioteca del Congresso. « Lockport sorse praticamente dal nulla nella parte occidentale dello stato di New York quando nel 1820 si decise di costruire il grande canale dell'Erie che, attraversando quella zona, collegava l'oceano Atlantico ai Grandi laghi. Cinque chiuse doppie, e cioè dieci in tutto, furono costruite in Lockport per fare affluire l'acqua, tramite uno sbocco naturale, dall'uno all'altro dei laghi. La città ebbe così una posizione di privilegio sul canale, e rimane tuttora un fiorente centro di traffici tra l'est e l'ovest del Paese. »

30. "Veduta di Broadway verso nord da Canal street", 1834 circa. Acquatinta di J. Hill da T. Hornor. Museo della città di New York. «L'inaugurazione del canale dell'Erie, che apriva a New York una agevole via di comunicazione verso occidente, e la costruzione delle linee ferroviarie che rendevano accessibile l'entroterra in ogni direzione, insieme con le attrezzature di un porto magnifico , confluirono per fare della città il centro che più rapidamente si sviluppava in tutto il mondo. Tra il 1820 e il '50 la popolazione della città si quadruplicò. Broadway, come oggi, era la strada principale, rigurgitante di veicoli e ricca di negozi d'ogni tipo. »
(2 - continua)

(testi di Marshall B. Davidson del museo d'arte Metropolitan di New York tratti dal catalogo "America d'altri tempi" revisionati da Sergio Stancanelli).

“America d’altri tempi” II

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