“America d’altri tempi” V

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Altre diciotto delle 138 incisioni catalogate

Libri ricevuti

Verona, 16 agosto 2018. - di Sergio Stancanelli

(continua da "Trentino libero" 9 agosto 2018)

66. "La gru americana", 1827 - 38. Acquatinta di Robert Havell dall'originale di J. J. Audubon. Gallerie Kennedy di New York. «L'incontro fra John James Audubon, naturalista e artista della vecchia America, e l'incisore inglese Robert Havell per produrre "Gli uccelli d'America" fu un ottimo esempio di collaborazione nella storia dell'arte. Buona parte dei disegni a colori originali dell'Audubon esistono ancora, per cui ci si può rendere conto dell'abilità e della fedeltà con cui l'Havell li tradusse in stampe. La gru americana, alta come un uomo, volava nei tempi antichi in stormi rumorosissimi. Oggi è quasi estinta, e la comparsa d'una gru isolata costituisce uno spettacolo raro e memorabile. »

67. "Il colombo selvatico", 1827 -38. Acquatinta di Robert Havell dall'originale di J. J. Audubon. Gallerie Kennedy di New York. «Il bellissimo colombo selvatico, una volta fra gli uccelli più numerosi nel mondo, è ormai estinto. Più di un secolo fa, a quanto riferiscono i naturalisti, stormi di colombi selvatici nascondevano il Sole: passavano in solida massa di milioni e miliardi di uccelli che oscuravano il cielo per ore e ore per centinaia di chilometri quadrati. Caratteristica del loro passaggio era una confusione tremenda ed un fracasso indiavolato: quando la notte si posavano sugli alberi, ne stroncavano i rami col loro peso. L'ultimo esemplare fu visto una trentina d'anni or sono. »

68. "Il tacchino selvatico", 1827 - 38. Acquatinta dell'irlandese William H. Lizars dall'originale di John James Audubon. Gallerie Kennedy di New York. «I conquistadores spagnoli importarono il tacchino selvatico , caratteristico della fauna nord-americana, in Europa durante il secolo XVI. Negli Stati uniti oggi è assai più numerosa la specie domestica. »

69. "Gli allegri marinai del Mississippi", 1847. Incisione di T. Doney dall'originale di George Caleb Bingham. Galleria d'arte dell'università Yale. «Nell'America dei primi tempi, specie nel West, le strade che traversavano le zone disabitate e selvagge erano così poche e malandate, che chiunque potesse si spostava per via fluviale. E si può anzi dire che, sino allo sviluppo delle ferrovie, l'America aveva l'aspetto d'una nazione di fiumaroli. Lungo il gigantesco sistema di vie d'acqua del Mississippi, ancor dopo l'avvento dei piroscafi, buona parte del traffico fluviale continuò ad essere disimpegnato da rozzi natanti di legno che scendevano il fiume seguendo la corrente, avviati verso un mercato od una casa lontani migliaia di chilometri. »

70. "Zatterai che giocano a carte", 1852. Litografia del Reguier da George Caleb Bingham. Civico museo d'arte di Saint Louis. «I barcaioli che, prima dell'avvento dei piroscafi ed ancor per qualche anno dopo, navigavano sui primitivi natanti di legno e sulle zattere del Mississippi, erano una rude e aspra razza di uomini che un ardimento temerario ed una resistenza a tutta prova avevano reso leggendaria già in quel tempo. Spacconi, rozzi ma praticamente instancabili, gli zatterai del Mississippi hanno dato un contributo di vivide e durevoli pennellate di colore alle leggende popolari dell'epoca dei pionieri. I loro viaggi su e giù per il fiume, su una distanza di quasi seimila chilometri, duravano poco meno di sei mesi. »

71. "L'accidentato Missouri", 1833. Acquatinta dall'originale di Charles Bodmer. Biblioteca Newberry. «Il Missouri, massimo tributario del Mississippi, il fiume più lungo del mondo e principale via d'acqua per le selvagge zone del nord-ovest, rappresentava per il navigatore un costante e mutevole pericolo. Alberi interi, isole d'alberi e tronchi spezzati, alcuni in agguato sotto l'acqua, altri alla deriva quali ostruzioni mobili, correvano a valle trasportati dalla corrente. Uno storico di quei tempi definì il Missouri «fiume selvaggio che scende in corsa pazza attraverso il selvaggio ignoto». Per tratti imponenti del sistema di vie d'acque del Mississippi, la stessa Terra pareva scorrere in uno col fiume quando le acque dilavavano le sponde e la corrente creava nuovi isolotti che risalivano a monte mentre le rapide fangose formavano vortici intorno a depositi di terriccio. »

72. "Saint Louis, nel Missouri", 1852. Litografia, di J. W. Hill ? . Biblioteca del Knox college. «Saint Louis, città fondata dai francesi nel 1764 quale stazione per il commercio delle pellicce, sorge al centro del sistema del Mississippi: divenne quindi naturale tappa delle vie terrestri e fluviali che cento e più anni or sono conducevano all'ovest selvaggio. Per decenni e decenni il commercio delle pelli di lontra, di castoro e di altri animali fu la principale se non l'unica attività locale: le strade della città erano affollate di cacciatori e commercianti. All'epoca di questa stampa, non si erano mai visti in altri porti tanti battelli quanti se ne contavano lungo le banchine di Saint Louis. »

73. "Veduta di Cairo (Illinois) all'incrocio tra i fiumi Mississippi e Ohio". Litografia di A. Hoffy da William Strickland & P. S. Duval. Biblioteca del Knox college. «La cittadina di Cairo nell'Illinois non deve mai essere stata all'altezza della veduta che qui se ne tramanda. Nell'epoca di questa litografia, era un villaggio di pionieri assai modesto, di cui il Dickens si dice si sarebbe servito come modello per l'Eden descritto nel suo "Martin Chuzzlewit": un sito remoto e malsano in cui l'eroe della vicenda era stato trascinato da una banda di speculatori, e da cui si affrettò a fuggire. Coloro che si avventuravano nelle zone ancora selvagge, vedevano attorno a loro non il mondo quale era, bensì quale sarebbe stato un giorno: un mondo di esterne promesse, una terra fatta per chi aveva fede nel futuro. Oggi Cairo è una cittadina ancor piccola ma prospera , importante quale centro portuale di smistamento per l'intera valle del Mississippi. »

74. "Il Grand republic, il più grande battello a vapore del mondo", 1876 circa. Litografia di Forbes & aiuti. Biblioteca del Knox college. «I battelli a vapore costruiti per i poco profondi fiumi dell'ovest americano avevano la chiglia piatta e sovrastrutture alte in cui trovavano sistemazione i passeggeri numerosi e i carichi pesanti. Per un certo periodo del secolo XIX il volume totale delle merci trasportate dai battelli del Mississippi fu pari a quasi il doppio dell'intero commercio estero degli Stati uniti. Il Grand republic fu tra gli ultimi grandi battelli fluviali di lusso: pescava meni di tre metri e poteva trasportare un carico di 4.ooo tonnellate. Bisogna rendersi conto della parte importantissima avuta dai battelli fluviali nella conquista del West, e per le comunicazioni interne d'una nazione che si espandeva rapidamente, per comprendere la nostalgia con cui essi vengono ricordati. Il battello fluviale fu il simbolo della nuova democrazia del secolo XIX, e rimane ancor oggi il compagno di una grande avventura. »

75. "I campioni del Mississippi", 1866. Litografia di Currier & Ives da F. F. Palmer. Biblioteca del Knox college. «Una regata fra i battelli più veloci del Mississippi attirava sulle sponde del fiume le popolazioni dei villaggi rivieraschi a fare il tifo per i propri favoriti. Sui battelli poi, la passione agonistica faceva trascurare le norme di sicurezza e di economia. Nella sua "Vita sul Mississippi" Mark Twain ci ha dato un resoconto quasi epico di questa fase ormai leggendaria dello sviluppo americano. Ma ultimata nel 1869 la ferrovia transcontinentale, l'asse del traffico nazionale si orientò da nord-sud a est-ovest, e i bei giorni dei battelli del Mississippi ebbero fine. »

76. "Rifornimento di combustibile di un battello fluviale sul Mississippi", 1863. Litografia di Currier & Ives da F. F. Palmer. Biblioteca del Knox college. «L'America del secolo XIX fu il paese ideale per i battelli fluviali: la mancanza di buone strade, specie nell'ovest, protesse per lungo tempo il battello da ogni concorrenza lungo le vallate fluviali. Le interminabili vie d'acqua del West fornivano le condizioni di sicurezza necessarie per i primi fragili natanti. Il combustibile occupava solo una minima parte dello spazio a bordo, in quanto il battello si poteva rifornire di legname a volontà dalle foreste che gremivano le sponde nel corso del viaggio. »

77. "Piantagione di cotone sulla riva del Mississippi", 1883. Litografia di Currier & Ives da William Aiken Walker. Biblioteca del Congresso. «Per lunghi anni del secolo XIX l'industria tessile europea e degli Stati americani settentrionali dipese per i suoi approvvigionamenti dalla produzione di cotone degli Stati del sud, i quali, sollecitati dalla situazione, si diedero a coltivare quasi esclusivamente cotone. Per molto tempo sembrò vi fosse abbondanza di terra fertile e a buon mercato tale che, nella febbre di produrre cotone in quantità sempre maggiore, nessuna cura fu riservata al suolo, qualunque iniziativa per la cui difesa sembrava un sacrificio inutile delle fortune rapidamente accumulate. Sempre alla ricerca di una resa più elevata, il cuore del regno del cotone si spostò dalla costa atlantica verso ovest nella vallata del Mississippi. »

78. "La banchina di Nuova Orleans", 1883. Litografia di Currier & Ives da William Aiken Walker. Biblioteca del Knox college. «Nell'800, per parecchio tempo il cotone rappresentò da solo più della metà delle esportazioni americane. In un certo periodo anzi, tre quarti del fabbisogno mondiale di cotone venivano forniti dagli Stati americani affacciati o vicini al golfo del Messico e partivano in massima parte dalle banchine di Nuova Orleans, la vecchia capitale della Louisiana. Nei mesi più attivi, marzo e aprile, le operazioni sulle banchine attiravano acquirenti da tutto il paese e spettatori da ogni parte del mondo. Questa scena è stata ritratta negli anni successivi alla guerra civile, quando dopo l'abolizione della schiavitù il raccolto del cotone aveva raggiunto le punte più elevate. »

79. "Un serpente di mare nel porto di Gloucester", 1817. Incisione di John Beach jr. Biblioteca dell'Athenaeum di Boston. «Fu avvistato nel 1817 lungo la costa del Massachusetts da testimoni degni di fiducia. »
80. "La lotta", 1858. Litografia di Prang & Mayers. Gallerie Kennedy di New York. «La caccia alla balena fu per molto tempo un'attività redditizia ed un'industria importante: flotte di baleniere americane, quasi tutte del New England, inseguivano le prede attorno al mondo, dal torrido tropico al gelido artico. Quali che potessero essere le ragioni che inducevano un marittimo a tentare la sorte sulle baleniere, v'era sempre il piacere della caccia: un pericolo affascinante che trasformava i più comuni lavoratori di sottoprua in avventurieri. »

81. "Caccia alla balena nei mari del sud". Acquatinta di Martens da Ambroise Louis Garneray. Gallerie Kennedy di New York. «Per i primi settant'anni del secolo XIX, lungo la costa atlantica e su per gli estuari dei fiumi, quasi non v'era villaggio che non possedesse una flotta di baleniere. Verso il 1850 la cittadina di New Bedford nel Massachusetts contava non meno di trecentotrenta navi per la pesca della balena: era probabilmente la capitale dei balenieri di tutto il mondo. Le ricchezze tratte dalla pesca e le leggende che l'hanno accompagnata hanno avuto il loro peso nella storia d'America: uno dei classici della letteratura americana, "Moby Dick" del Melville, si svolge attorno alla caccia ad una grande balena bianca, simbolo delle eterne aspirazioni dell'uomo. Melville, che aveva navigato sulle baleniere, giudicava questa stampa come una delle più belle su questo soggetto. »

82. "Il clipper Red Jacket nella morsa dei ghiacci al largo di capo Horn", agosto 1854. Litografia di N. Currier probabilmente tratta da J. B. Smith. Galleria d'arte dell'università Yale. «Nel secolo XIX il clipper rappresentò il più bell'esempio di veliero da carico veloce. Muniti di velatura imponente su scafi affilatissimi, i clipper erano molto ricercati verso la metà del secolo XIX, specie sulle rotte per l'oriente e per le regioni aurifere della California, ove la velocità, anche a danno della disponibilità di spazio per il carico, era requisito fondamentale. Il Red Jacket, così battezzato dal nome di un capo indiano, fu tra i più veloci: nel 1854 coprì la distanza fra New York e Liverpool in poco più di tredici giorni, ed arrivò a percorrere in un solo giorno 413 miglia. I più veloci yacht da regata dei giorni nostri neanche si avvicinano a tali velocità. La stampa mostra il Red Jacket in navigazione dall'Australia a Liverpool. »

83. "New Bedford nel Massachusetts", 1807. Litografia (1857) di Endicott & aiuti da William Allen Wall. Biblioteca dell'Athenaeun di Boston. «La flotta baleniera di Ned Bedford, piccolo porto sulla costa atlantica, ebbe fama mondiale verso la metà del secolo XIX. All'epoca in cui fu eseguito questo disegno, la cittadina non aveva ancora acquistato importanza. La carrozza in primo piano, d'importazione britannica, era l'unica esistente: in fondo, oltre il gruppo di botteghe, si scorge la casa del suo proprietario. Col passare degli anni, la flotta baleniera crebbe e la cittadina s'arricchì e si sviluppò. Il Melville ebbe a scrivere che tutte le belle case che vi si vedevano erano state arpionate e strappate via dal grembo del mare. »

5 – continua

Testi di Marshall B. Davidson estratti e revisionati da Sergio Stancanelli

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