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“America d’altri tempi” VI

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Altre diciotto delle 138 incisioni catalogate

Libri ricevuti

Verona, 27 agosto 2018. - di Sergio Stancanelli

(continua da "Trentino libero" 16 agosto 2018)

84. "Parte da Boston il piroscafo Britannia ", 1844. Litografia di Bouve & Sharp da J. C. King. Biblioteca dell'Athenaeum di Boston. «Il "Britannia", piroscafo a scafo in legno, fu il primo vapore in servizio transatlantico della famosa Cunard line : benché fosse una nave a ruote, riuscì a compiere il suo viaggio inaugurale attraverso l'Atlantico in soli quattordici giorni. La Cunard, come molte altre compagnie di navigazione, aveva scelto Boston come suo scalo in America. Nell'inverno del 1844 il "Britannia" fu bloccato dai ghiacci: i mercanti della città, per consentire la regolare partenza della posta e tenere alto il prestigio del loro porto, fecero tagliare nel ghiaccio un canale della larghezza di trenta metri e della lunghezza d'una diecina di chilometri. Questa stampa fu eseguita per ricordare l'episodio: ma in Boston ci si rese conto che essa danneggiava l'importanza commerciale del porto, per cui ne fu impedita la diffusione. Per altro di lì a poco la Cunard trasferì il suo capolinea americano a New York, dove il pericolo del ghiaccio era trascurabile e dove tuttora approdano i piroscafi della sua flotta. »

85. "Le ferriere Kensington di Philadelphia", 1845 circa. Litografia di Wagner & McGingan da William H. Rease. Società antiquaria americana. «Le interminabili foreste di ottimo legname e gli innumerevoli corsi d'acqua ebbero per molto tempo l'effetto di far trascurare all'industria americana i progressi che si compivano in Europa con la sostituzione del ferro e dell'acciaio in luogo del legno, e del binomio carbone-vapore al posto dell'energia idrica. Lo stabilimento Kensington americano rimaneva piccolo, abbarbicato alle sponde di fiumi rapidi o ai bordi delle foreste. Fu solo verso il 1840 che il carbone entrò nell'uso generale rivoluzionando l'industria, specie nel settore metallurgico. Ma già negli anni precedenti ditte americane avevano costruito locomotive per varie nazioni europee. La ferrovia Mosca-Pietroburgo fu costruita da imprese americane e le fabbriche americane fornirono 162 locomotive e quasi 2700 vagoni per l'esercizio della linea. »

86. "Il maglio meccanico della ferriera Nashua nel New Hampshire", 1859. Litografia di Endicott & aiuti. Biblioteca dell'Athenaeum di Boston. «Gli artisti e gli incisori non si soffermarono a lungo sulla rapida evoluzione degli Stati uniti da paese essenzialmente agricolo a paese eminentemente industriale. Eppure questa evoluzione ebbe i suoi aspetti spettacolari. All'epoca di questa stampa, i primitivi magli meccanici qui riprodotti erano fra gli strumenti più poderosi per la lavorazione del metallo. Le necessità della guerra civile 1861-64 incoraggiarono lo sviluppo dell'industria pesante, e quando nel 1876 gli Stati uniti celebrarono il loro centenario, erano divenuti una delle maggiori potenze industriali del mondo, e risultavano fra i massimi produttori di ferro ed acciaio. »

87. "Operaie che si recano al lavoro", 1866 circa. Xilografia di Winslow Homer. Museo dello Smith college. «Alcuni dei primi opifici della Nuova Inghilterra assumevano come operaie le ragazze dei centri agricoli vicini. Non era tanto il bisogno ad indurle a lavorare quanto i buoni salari da cui erano attratte, le condizioni ambientali particolarmente favorevoli, la possibilità di imparare. Un breve periodo in un opificio – che qualcuno ebbe a definire un istituto filantropico a carattere tecnico – rappresentava una sorta di introduzione alla vita. Questa utopia mercantile – quale esisteva ad esempio nel piccolo centro manifatturiero di Lowell nel Massachusetts, -- rappresentava, per gli europei che si recavano a studiare gli inconsueti costumi della democrazia americana, una delle curiosità del Nuovo mondo. »

88. "Il mattatoio", 1872. Litografia di H. F. Forney. Biblioteca del Congresso. «La catena di montaggio mobile che sposta successivamente innanzi agli operai – ognuno dei quali è impegnato in un suo còmpito – il prodotto in corso di lavorazione, appartiene alla tecnica introdotta dal notissimo capitano d'industria Henry Ford. Ma già nel 1835 questo sistema essenziale per la produzione in massa, veniva usato nei mattatoi americani per aumentare velocità e rendimento. L'animale appeso ad una carrucola scorreva lungo una guida davanti ad una serie di macellai ognuno dei quali aveva un suo proprio còmpito: il primo stordiva la bestia, il secondo la sgozzava, il terzo la inondava d'acqua bollente, e così via con economia di movimenti e di fatica. »

89. "Il palazzo di cristallo di New York", 1853. Litografia di Nagel & Weingartner. Biblioteca del Congresso. «La prima esposizione mondiale in America fu tenuta a New York nel Palazzo di cristallo nel 1853, con circa seimila prodotti esposti fra statunitensi, canadesi, delle Indie occidentali e di vari paesi europei. In confronto alle fiere internazionali odierne non fu gran cosa, tuttavia fornì il pretesto per costruire un edificio di ferro e vetro sormontato dalla più grande cupola dell'emisfero occidentale e permise agli americani di rendersi conto dei loro progressi raffrontati con quelli assai maggiori dei paesi europei. Cinque anni più tardi il Palazzo di cristallo andò a fuoco, e nel giro di venti minuti non ne rimase che una informe massa di rovine incandescenti. »

90. "Il ponte ferroviario sospeso vicino alle cascate del Niagara", 1856. Litografia di Currier & Ives da C. Parsons. Galleria d'arte dell'università Yale. «Il primo ponte ferroviario a sospensione del mondo fu costruito sul Niagara quasi un secolo fa per collegare Stati uniti e Canada. Progettato dal tedesco immigrato John Röbling, costituì uno dei capolavori di quel grande tecnico. L'aspetto slanciato e leggero della struttura, costruita con rigida economia di materiali, di manodopera e di tempo, divenne un po' l'insegna della tecnica americana delle costruzioni. I sentimenti di amicizia e reciproco rispetto che regnano fra Stati uniti e Canada hanno fatto sì che da oltre centotrentacinque anni il lungo confine tra le due nazioni sia completamente aperto e privo di fortificazioni. »

91. "I silos di Chicago", 1866. Litografia di Jevne & Almini. Società storica di Chicago. «Tra il 1860 e il '70 Chicago, fiorente metropoli delle praterie dell'ovest, pullulava di silos altissimi, in cui il grano veniva sollevato meccanicamente sino alle celle di deposito, e pure con mezzi meccanici veniva scaricato secondo le necessità. In questa stampa si vedono alcuni silos in distanza. Erano stati costruiti da poco per immagazzinare raccolti sempre più grandi e supplire alla carenza di manodopera. I raccolti erano troppo abbondanti per poterli ancora effettuare con i sistemi tradizionali. Nei decenni successivi i silos ad ascensore divennero una caratteristica dei mercati cerealicoli e contribuirono a rivoluzionare il commercio internazionale del grano. »

92. "I recinti per il bestiame nel mercato di Chicago", 1866. Litografia di Jevne & Almini. Società storica di Chicago. «I grandi recinti per il bestiame – gli Union stockyards – furono istituiti in Chicago per smistare le orde di animali che cominciavano ad affluire in città dalle praterie occidentali, avviate ai mercati dell'Est americano e d'Europa. Nel primo anno di attività, quasi trecentomila bovini e poco meno di un milione di suini passarono per gli stockyards. Nei venti anni successivi, il regno del bestiame del West – incontrastato dominio dei pittoreschi cow-boy, – continuò ad estendersi, e Chicago divenne il più importante centro del mondo per la lavorazione delle carni e fonte di sempre crescenti forniture di carne bovina che raggiungevano i più lontani luoghi della Terra. »

93. "Un treno espresso americano", 1864. Litografia di Currier & Ives da F. F. Palmer. Società storica di Chicago. «Con l'avvento della rivoluzione industriale gli Stati uniti divennero veramente una nazione: senza l'apporto unificatore del battello fluviale, della ferrovia e di altri strumenti della civiltà industriale sarebbe stato difficile volgere ad una meta comune una popolazione che si estendeva rapidamente su un continente immenso. Anche l'esistenza di un governo rappresentativo sarebbe stato virtualmente impossibile: i deputati della costa del Pacifico avrebbero impiegato la maggior parte del proprio tempo in viaggio per raggiungere ogni volta Washington e poi tornare a casa. Le distanze in America sono grandi, e bisogna superare le forti pendenze montane. Le locomotive erano munite di un carrello anteriore articolato che le guidava sui percorsi curvilinei, di un altissimo fumaiolo rigonfio che garantiva in tiraggio della caldaia a legno, e di ruote motrici accoppiate da ambedue i lati per spingere il convoglio in salita e consentirgli notevoli velocità. »

94. "Il forte Unione sul fiume Missouri", 1833. Acquatinta di Charles Bodmer. Biblioteca Newberry. «Il forte Unione fu costruito nel 1829 in una zona allora completamente selvaggia per servire da stazione per il commercio delle pellicce della American fur company. Non era dissimile dai molti altri avamposti stabiliti nell'Ovest dalle varie compagnie che lottavano accanitamente fra loro per assicurarsi il monopolio del commercio delle pellicce in America: veri e propri fortilizi in cui cacciatori bianchi, indiani e meticci venivano invitati a recare il frutto della loro attività stagionale. Charles Bodmer, autore del quadro da cui fu tratta questa stampa, era uno svizzero che aveva percorso tutto l'Ovest in compagnia del principe tedesco Massimiliano di Wied-Neuwied, accanito naturalista. Le illustrazioni preparate dal Bodmer per la relazione di viaggio di Massimiliano sono importantissime per la conoscenza degli indiani delle pianure occidentali. »

95. "Indiani a caccia di bisonti", 1833. Acquatinta di Charles Bodmer. Biblioteca Newberry. «Gli indiani delle praterie occidentali erano cavalieri provetti: la loro abilità in sella aveva dell'incredibile, ed altrettanto erano abili nel lanciare frecce. Eramo avversari formidabili e difendevano con ardore selvaggio le loro riserve di caccia contro ogni intruso, e tennero testa per due secoli alle tentazioni della civiltà. Infine, come è sempre accaduto nella storia, il nomade dovette cedere il passo ai coloni stabili. »

96. "Pehriska-Ruhpa, capo guerriero degli indiani Minnetaree", 1833. Acquatinta di Charles Bodmer. Biblioteca Newberry. «Questa incisione raffigurante un capo indiano in costume per la danza del cane è tra le migliori illustrazioni di ambiente indiano. Secondo il principe Massimiliano di Wied-Neuwied, osservatore attento della vita nelle praterie occidentali americane, il suo nome significa Due corvi. »

97. "Zuffa tra indiani davanti al forte Mackenzie", 28 agosto 1833. Acquatinta di anonimo da Charles Bodmer. Biblioteca Newberry. «Le tribù selvagge dei pellerossa del West solevano battersi fra loro più spesso e con maggior violenza che non contro i colonizzatori bianchi. Nel suo viaggio nell'occidente americano il principe Massimiliano di Wied-Neuwied fu testimone della battaglia di tribù qui riprodotta che ebbe luogo innanzi al forte Mackenzie - centro di commercio delle pellicce – il 28 agosto 1833. Come misura di sicurezza contro le violenze che potevano verificarsi ogni momento per qualsiasi ragione, le operazioni commerciali nei forti si svolgevano attraverso gli sportelli di un magazzino ben protetto. Nonostante i rischi e la distanza da ogni centro civile, l'attività in codesti avamposti commerciali ricordava quella d'un bazar orientale, dove pellicce e pelli venivano barattate contro tabacco, coltelli, stoffe ed ogni sorta di cose necessarie o superflue. »

98. "Gli indiani choctaw giocano a palla", 1832. Litografia di George Catlin. Gallerie Kennedy, New York. «La resistenza fisica dell'indiano nei giochi come nelle cerimonie e in guerra, dava la misura del suo valore. Le partite di lacrosse – lo sport della palla che con qualche modifica viene oggi praticato dagli universitari americani, – arrivavano a durare una giornata intera, con intervalli brevissimi. Nel corso di una partita i giocatori percorrevano correndo dai sessanta agli ottanta chilometri. Il giuoco consiste nel mandare la palla in porta mediante una sorta di racchetta dal manico lungo. George Catlin fu uno dei primi artisti americani a dedicare agli indiani studï speciali. »

99. "Vita nella prateria: fuoco contro fuoco", 1862. Litografia di Currier & Ives da A. F. Tait. Galleria d'arte dell'università Yale. «Per lunghi periodi nel secolo XIX i cacciatori di pellicce furono praticamente gli unici bianchi della zona ad ovest del fiume Missouri. In concorrenza con i pellerossa, rastrellavano quella vasta e selvaggia zona – le praterie, le grandi pianure, le montagne retrostanti, – in cerca di pelli e pellicce , che affluivano poi nei mercati di tutto il mondo, da Lipsia a Canton. Questa stampa ci mostra un gruppo di codesti avventurieri mentre dà fuoco ad un tratto di prateria per arrestare uno degli incendi colossali che spesso spazzavano le vaste distese, tutto distruggendo sul loro cammino e sovente superando corsi d'acqua anche d'una certa larghezza. »

100. "Gli indiani attaccano una carovana", 1856. Litografia di J. H. Bufford da Charles Wimar. Civico museo d'arte di Saint Louis. «I pellerossa del West erano barbari nomadi spinti a volte a parossismi di violenza dalla costante irresistibile avanzata dei colonizzatori bianchi sui loro vasti terreni di caccia. Gli emigranti che nel secolo XIX si avventuravano nel lungo viaggio verso ovest erano esposti alla costante minaccia di attacco. Ma in verità gli indiani erano tra i pericoli minori di quei viaggi: le sparatorie di inesperti compagni, i pericolosi guadi e le quotidiane fatiche dell'avventurosa traversata, le malattie, mietevano assai più vittime che non gli ostili pellerossa. L'artista francese autore del disegno originale trascorse lunghi anni nel West: questa scena fu da lui ricostruita di fantasia in base al racconto d'un viaggiatore suo connazionale. »

101. "La vita nelle praterie: caccia al bufalo", 1862. Litografia di Currier & Ives da A. F. Tait. Galleria d'arte dell'università Yale. «Raramente si è veduto al mondo quadrupede più prolifico del bufalo, o bisonte americano: si dice che ne siano state viste mandrie di non meno di dodici milioni di capi. Gli indiani della pianura ne traevano di che mangiare, vestirsi, riscaldarsi, attendarsi, e per altre necessità di vita. Nel secolo XIX la caccia al bufalo divenne uno sport internazionale assi celebrato: sovrani europei andavano nel West per sparare al bufalo spalla a spalla con i rozzi pionieri. Fra il 1871 ed il '74 più di quattro milioni di bufali furono uccisi, e verso la fine del secolo la razza era stata praticamente sterminata: ciò che segnò anche il destino degli indiani. »

6 – continua

Testi di Marshall B. Davidson estratti e revisionati da Sergio Stancanelli

“America d’altri tempi” VI

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