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“America d’altri tempi” VIII

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Le ultime venti delle centotrentotto incisioni catalogate

Libri ricevuti

Verona, 15 settembre 2018. - di Sergio Stancanelli

(continua da "Trentino libero" 1 settembre 2018)

119. "Giornali al campo", 1863. Incisione di Edward Forbes. Museo d'arte Metropolitan di New York. Le ripercussioni della guerra civile sul modo di vivere in America furono profonde e durevoli. Come nella guerra d'indipendenza, vi furono membri d'una stessa famiglia divisi dalle opposte tendenze: uomini del Nord si batterono per il sud perché ne approvavano principi, uomini del Sud si batterono per il nord perché sentivano che l'unione nazionale andava salvaguardata ad ogni costo. Come in tutte le guerre, moltissimi altri si batterono senza convinzione, spesso solo perché erano stati chiamati alle armi. E, come sempre, coloro che così bruscamente erano stati sottratti al loro ambiente, alle loro famiglie ed ai lavori di pace, erano avidi di notizie da casa.

120. "Lo scontro fra il re Kearsarge e l'Alabama", 1864. Litografia di W. Schauss da Lebreton. Galleria d'arte dell'università Yale. «Durante la guerra civile parve ad un certo momento probabile un intervento europeo in favore dell'indipendenza sudista. In Europa c'era molto bisogno del cotone dell'America del sud, e per un certo periodo sembrò possibile una vittoria degli Stati meridionali. Tra i mezzi di guerra impiegati dal Sud con maggior successo, fu la nave corsara "Alabana", un piccolo piroscafo armato di costruzione inglese. Dopo aver corso i mari del mondo catturando molte navi nordiste e distruggendone altre, l'"Alabama" concluse la sua carriera il 19 giugno 1864 in uno scontro con la piro-corvetta nodista "Kearsarge" che, dinanzi ad un pubblico eccitatissimo sparso sulle colline di Dover e sul frangionde di Cherbourg, e financo su un yacht inglese colmo di curiosi, l'affondò. »

121. "Il presidente Lincoln legge ai suoi ministri il proclama di emancipazione", 1862. Incisione di A. H. Ritchie de Francis B. Carpenter. Biblioteca del Congresso. «Il problema della schiavitù, che aveva costituito in America motivo di disordini ed agitazioni sin dai primi giorni della colonizzazione, raggiunse l'apice della gravità con la guerra civile fra gli Stati del sud, schiavisti, e gli Stati del nord, abolizionisti. Non era certo l''unica causa del conflitto, dovuto ad altre più complesse questioni. Ma nel momento cruciale il presidente Lincoln giunse alla decisione che, affinché la nazione vivesse, occorreva che scomparisse lo schiavismo, e con un proclama sancì la liberazione di tutti gli schiavi del territorio sudista. Memori delle sanguinose rivolte degli schiavi di Haiti e San Domingo, i sudisti videro allora nell'emancipatore Lincoln una sorta di genio malefico. Ma oggi, sia al nord che al sud, Lincoln è ricordato come uno dei più grandi capi della storia americana, uomo di grande fede, di lungimiranti vedute e di profonda umiltà. »

122. "Scambi tra le prime linee durante la guerra civile", 1863. Incisione di Edward Forbes. Museo d'arte Metropolitan di New York. «La guerra civile fu combattuta fra regioni geografiche degli Stati uniti, il nord e il sud, non fra classi sociali: nell'una e nell'altra parte militavano uomini d'ogni ceto e dalle provenienze più diverse. Nelle pause fra i combattimenti vi era talvolta occasione per amichevoli scambi tra le prime linee degli eserciti opposti. Ma da ambedue le parti la guerra fu combattuta con la massima decisione: il numero delle vittime fu tra i più elevati che mai abbia avuto l'America – superiore anche alle perdite nella seconda guerra mondiale – . Ed è degno di nota che l'unità nazionale abbia potuto sopravvivere ad una prova così dura e tragica, per uscirne anzi poco a poco più forte. »

123. "La stazione ferroviaria di Chicago", 1870. Xilografia di Thomas Hogan. Società storica di Chicago. «Centoventicinque anni fa Chicago era un villaggio con un centinaio di abitanti, quasi invisibile in mezzo ad un'immensa prateria ancor vergine. Nel giro di una generazione divenne una metropoli con una popolazione di varie centinaia di migliaia di anime. Ultimata nel 1869 la ferrovia transcontinentale, Chicago divenne il centro ferroviario degli Stati uniti: era il punto d'incontro del traffico nazionale, il limite della frontiera che andava scomparendo, e per innumerevoli immigrati era la soglia del futuro. Qui il viaggiatore, da dovunque venisse e dovunque andasse, si trovava trascinato da un turbine di movimento incessante: europei da poco emigrati, indiani aborigeni, americani dell'est presi dalla mania di muoversi, nostalgici pionieri che tornavano dal west, tutti affollavano la stazione di Chicago, che già aveva un movimento quotidiano di oltre duecento treni. Forse mai altra città al mondo crebbe così rapidamente da oscuro villaggio a gigantesca metropoli. »

124. "L'incendio di Chicago", 1871. Litografia d Currier & Ives. Società storica di Chicago. «In uno dei più grandi disastri della storia d'America, Chicago fu praticamente incenerita nel 1871. La città, che era sorta dalle praterie e si era sviluppata a tempo di primato, veniva rasa al suolo quasi completamente nel giro di poche ore. L'incendiò devastò più di 17.000 edifici e buona parte della popolazione rimase senza tetto. Ma a Chicago più che altrove si ebbe la prova di quanto grandi fossero la fede e l'energia nello sviluppo della Nazione: come nel giro di una notte la città rinacque più bella e più grande. Al centro di una fitta rete di ferrovie e di vie fluviali, essa è diventata il nodo delle comunicazioni dell'America, e lo sbarco principale di tutta la regione occidentale del Paese. »

125. "La via dell'impero punta ad occidente", 1868. Litografia di Currier & Ives da F. F. Palmer e J. M. Ives. Mr. Robert B. Honeyman, San Juan Capistrano, California. «Pochi anni dopo la fine della Guerra civile fu completata la ferrovia transcontinentale che collegava la costa atlantica a quella del Pacifico, con un percorso di circa 5.600 chilometri. I contemporanei considerarono l'impresa come un avvenimento epico. Indubbiamente fu una delle massime opere di quell'epoca: vent'anni prima il progetto era stato definito assurdo e ridicolo da persone competenti, e cosa da attuare dopo secoli di progresso tecnico. Questa litografia, messa in circolazione poco prima del completamento della ferrovia, è una specie di compendio romanzato della storica marcia dei pionieri verso occidente: le capanne di tronchi d'albero dei primi coloni nel retroterra boscoso dell'est, i carri coperti di coloro che attraversarono pianure e montagne verso il lontano occidente, la linea telegrafica costruita durante la guerra civile, e infine la ferrovia che avrebbe portato altri immigrati a destinazione, sono tutti raffigurati su uno sfondo di foreste, pianure, fiumi e montagne. E gli indiani sconsolati stanno a guardare il loro impero che tramonta fra nuvole di fumo. »

126. "I giganteschi alberi della California", 1860. Litografia di Maddleton , Strobridge & aiuti. Biblioteca del Congresso. «Dopo la guerra civile, vere e proprie orde di viaggiatori, giornalisti, scienziati e coloni affluirono nel Far west: parve allora che l'America venisse riscoperta. I nuovi venuti erano stupiti dalla vastità dei panorami e da tutto quello che vedevano. Fra le meraviglie naturali, nuove per l'uomo bianco, erano le altissime conifere della California, le sequoia più alte al mondo. Si tratta di alberi giganti che quasi scomparvero nell'era glaciale: degli esemplari rimasti, che raggiungono un'altezza di 120 metri, alcuni hanno un'età che si fa ascendere a tremila/quattromila anni. Le zone in cui sorgono sono state dichiarate monumenti nazionali. »

127. "Preparativi per il mercato", 1856. Litografia di N. Currier da Louis Maurer. Galleria d'arte dell'università Yale. «L'agricoltura è sempre stata l'attività predominante in America: ancor oggi, in questa era industriale, gli agricoltori continuano a rappresentare la più numerosa delle categorie di lavoratori americani, immediatamente seguiti dagli addetti ai trasporti. I costumi e la mentalità nati da una lunga e stretta dimestichezza con la terra, sono da lungo tempo assurti ad esempio e modello di una sana esistenza. Per la maggior parte degli americani di città, la fattoria a conduzione familiare è un ideale romantico, forse remoto, ma indubbiamente reale. In fondo, lo stesso personaggio dello zio Sam à preso di getto dalla vita agreste e non è molto dissimile dai felici agricoltori ritratti nelle stampe di Currier & Ives. »

128. "La valle dello Yosemite". Litografia di J. H. Bufford da Albert Bierstadt. Mr. Robert B. Honeyman, San Juan Capistrano, California. «A circa 360 chilometri dalla costa del Pacifico, la valle della Yosemite è sita in una zona montana di grande bellezza, di cui quasi duecentomila ettari sono stati adibiti a parco nazionale. I primi viaggiatori bianchi a porre piede nella vallata rimasero incantati dallo spettacolo di cime e picchi ripidi e pittoreschi, di folte macchie di alberi giganteschi, di numerose grandi cascate, la più bella delle quali è alta circa ottocento metri. Albert Bierstadt, pittore di questa scena, fu uno dei moltissimi tedeschi che subirono il fascino delle grandi distese dell'ovest americano. Le sue tele di grandi dimensioni ebbero immensa popolarità, raggiunsero alti prezzi sul mercato e furono spesso riprodotte in stampe colorate per uso del grande pubblico che stava appena cominciando a conoscere la propria terra. »

129. "Le finalità della Grange", 1873. Litografia di Strobridge & aiuti. Biblioteca del Congresso. «La Grange è stata una straordinaria organizzazione di agricoltori, fondata nel 1867, che raccolse in poco tempo l'adesione di oltre un milione e mezzo di soci. Suo scopo era proteggere gli interessi delle categorie agricole che, per la prima volta nella storia d'America, vedevano incombere sulla loro posizione economica l'ombra del crescente sviluppo industriale. Accettando la sfida della nuova situazione e persuadendo il governo ad agire nell'interesse di un economia meglio equilibrata, gli agricoltori della Grange diedero inizio ad una nuova era nei rapporti tra governo e industria. Sotto l'aspetto sociale, il movimento contribuì notevolmente a diminuire il senso di isolamento e ad accrescere la dignità della vita rurale in un'epoca in cui la vita e la mentalità cittadine minacciavano di soffocare ogni altro carattere della vita associata. L'attività di organismi puramente volontari - senza appoggi o interventi governativi – ha sempre assolto un compito di prim'ordine nella vita americana. »

130. "La fiera", 1890. Litografia di Currier & Ives. Biblioteca del Congresso. «Nei primi tempi della vita in America, le fiere agricole furono occasione di manifestazioni sociali che avevano piuttosto lo scopo di istruire e divertire le famiglie rurali anziché di facilitare la vendita e l'acquisto dei prodotti della terra. L'agricoltore che di solito viveva in fattorie isolate, aveva bisogno di un campo d'incontro con altri agricoltori per discutere su problemi comuni, evadendo dalla solitudine della vita rurale. Col passare del tempo, la Fiera di contea, che si teneva ogni anno nei distretti agricoli, divenne la festa più importante dopo il 4 luglio, anniversario dell'indipendenza. Corse di cavalli, ascensioni in pallone, spettacoli di varietà ed altre forme di divertimento si alternavano a solenni declamazioni oratorie e ad esibizioni di bestiame, di cavalli sapienti, di macchinario e prodotti agricoli di particolari qualità. Ancor oggi la Fiera di contea è un avvenimento importante e popolare, anche se l'automobile, il telefono, la radio e la televisione hanno rivoluzionato l'esistenza dell'agricoltore e quindi anche il carattere delle Fiere. »

131. "La partita a tennis", 1887. Litografia di L. Prang da Henry Sandham. Biblioteca del Congresso. «Il tennis fu introdotto in America nel 1874 da una donna che l'aveva visto giocare alle Bermuda da alcuni ufficiali inglesi. Come altri giuochi consimili, in un primo tempo fu considerato un piacevole ed elegante passatempo, ma piacque presto al grosso pubblico, divenendo rapidamente uno sport molto popolare. »

132. "Veduta del fiume Hudson a New York". Acquatinta di J. Hill da W. G. Hall. Gallerie Kennedy, New York. «Il fiume Hudson, che sfocia nella baia di New York, è un corso d'acqua solenne e pittoresco, un'ampia via naturale che dal massimo porto americano sull'Atlantico conduce verso l'interno del Paese. La bellezza della vallata del fiume, spesso paragonata al Reno quale poteva apparire ai tempi di Giulio Cesare, ispirò la prima scuola americana di paesaggisti romantici. Il nome deriva da quello di Henry Hudson, il navigatore inglese al servizio dell'Olanda che esplorò la vallata ai primi del '600. »

133. "Los Angeles", 1871. Litografia di Britton e Rey da Augusto Koch. Mr. Robert B. Honeyman, San Juan Capistrano, California. «Fondata nel 1781 da un gruppo di pii spagnoli che le imposero nome El pueblo de nuestra señora la reina de los angeles de Porciuncula, Los Angeles fu per anni un modesto centro per l'allevamento del bestiame e, di quando in quando, capitale della provincia dell'alta California. La California entrò a far parte dell'Unione americana come 31° Stato nel 1850, ma solo in questi ultimi anni Los Angeles è divenuta una città grande ed importante. Fra il 1900 e il 1940 la sua popolazione è aumentata quindici volte, e tuttora cresce rapidamente. Los Angeles è una delle poche città al mondo che abbia avuto la sua fase di maggiore sviluppo nell'era dell'automobile, ed il suo moderno piano regolatore è stato concepito tenendo conto delle possibilità offerte da questo comodo mezzo di locomozione individuale. La città si è quindi sviluppata in estensione e, come superficie, è oggi la più grande d'America. »

134. "Il battello fluviale Mary Powell sullo Hudson", 1882. Litografia di Endicott & aiuti da Charles Parsons. Biblioteca del Congresso. «Il primo servizio regolare di battelli fluviali ebbe inizio sullo Hudson nel 1807; appena quattro anni dopo un viaggiatore russo si stupiva del gran numero di battelli e natanti che solcavano la grande via d'acqua, naturale accesso da New York verso l'interno del Paese. Negli anni successivi lo Hudson pullulava di grandi e veloci battelli destinati quasi esclusivamente al trasporto di passeggeri lungo il bellissimo fiume. I giornali dell'epoca parlavano di navi lunghe un miglio che erano le più veloci del mondo: e per provare le loro velocità, non poche furono quelle cui scoppiarono le caldaie. »

135. "Il salone del battello fluviale Drew ", 1878. Litografia di Currier & Ives. Biblioteca del Congresso. «Si è detto che nel battello fluviale del secolo XIX la democrazia americana aveva trovato la sua reggia. I battelli del fiume Hudson, i più fantastici piroscafi del mondo, veri palazzi naviganti come venivano generosamente definiti, esercitavano un fascino irresistibile sui viaggiatori di ogni certo che essi portavano mille per volta sù e giù per la pittoresca vallata. Nonostante la concorrenza della ferrovia e dell'automobile, alcuni di quei vecchi battelli esistono ancora ed attirano folle entusiaste di turisti nei mesi più miti dell'anno. »

136. "Il ponte di Brooklyn a New York", 1883. Litografia dei fratelli Shugg. Museo della città di New York. «Nella seconda metà dell'Ottocento un abilissimo ingegnere di origine tedesca, John A. Roebling, costruì alcuni dei più bei ponti americani, e fra gli altri quello che in New York collega l'isola di Manhattan - cuore della metropoli - con Brooklyn. Il ponte di Brooklyn fornì un facile ed elegante deflusso per l'isola sovraffollata e sovraccarica di traffico. Ma in maniera che si può dire tipica del carattere americano, il nuovo ponte attirò subito un movimento assai superiore alle sue possibilità. Praticamente ogni ulteriore tentativo di decongestionare il centro urbano si è sempre concluso col fare affluire nell'isola folle ancor più numerose, creando un bisogno sempre crescente di nuove vie di accesso e di deflusso. »

137. "Il disastro di Johnstown", 1889. Litografia di Kurz & Allison. Biblioteca del Congresso. «Il 31 maggio 1889 una diga montana crollò a monte della cittadina di Johnstown nella Pennsylvania, e la gigantesca massa d'acqua che precipitò nella sottostante valle del Conemaugh spazzò via l'abitato in pochi secondi, gettando contro un ponte ferroviario in muratura una massa enorme di rottami e relitti, in parte in fiamme. Fu una delle catastrofi più gravi nella storia degli Stati uniti. Un treno di soccorso della Croce rossa americana arrivò rapidamente sul luogo. L'opera di ricostruzione si protrasse per cinque mesi. La Croce rossa era stata istituita in America otto anni prima per intervenire con i suoi soccorsi – a differenza degli analoghi organismi europei – più in caso di calamità naturali che di guerre: negli Stati uniti di allora la guerra sembrava una eventualità assai remota. Miss Clara Barton, che fu la fondatrice della Croce rossa americana, riuscì in sèguito a fare emendare la Convenzione di Ginevra includendo fra i còmpiti della Croce rossa anche le attività di pace in tutti i paesi firmatari. »

138. "Il 4 luglio, festa dell'indipendenza", 1875. Litografia di John MvRae da F. A. Chapman. Galleria d'arte dell'università Yale. «L'America si dichiarò nazione libera ed indipendente il 4 luglio 1776, e l'anniversario di questa data è divenuto la massima solennità nazionale degli Stati uniti. Tradizionalmente, è giorno di festa e di riposo, ma anche di riconsacrazione agli antichi ideali. Il francese Alexis de Tocqueville, uno dei più acuti critici della democrazia americana, scrisse che la lettura della Dichiarazione dell'indipendenza, da lui udita durante la celebrazione del 4 luglio nel 1831, era stato uno degli avvenimenti che lo avevano più profondamente colpito in tutta la sua vita. »

8 – fine

Testi di Marshall B. Davidson estratti e revisionati da Sergio Stancanelli

“America d’altri tempi” VIII

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