Un nuovo gruppo già noto nell’Arsenale di Verona

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Verona, 30 ottobre 2014. - di Sergio Stancanelli

Grazie, non vi disturbate. Annunciata una serie di spettacoli all'insegna del turpiloquio.

Un comunicato via e-mail m'informa della presentazione alla stampa ( ieri, mercoledì alle ore 11), presso la brasserie delle Cantine dell'Arena, del progetto "Comicus - Stand Up Comedy Made in Verona". Subito l'intestazione mi irrita. Perché «brasserie»?

Siamo in Italia, non in Francia, dove un locale pubblico ove si vende e si beve birra si chiama birreria. Anche più mi irrita, non il titolo in latino, ma quello in inglese, ed anche l'iniziale maiuscola imposta a quattro su cinque nomi comuni. Vado avanti nella lettura. «Il gruppo Comicus Verona e il Teatro Laboratorio sono lieti di invitarVi alla presentazione della rassegna Comicus, Stand Up Comedy Made in Verona». E arridai. Ma vedo che c'è di mezzo il teatro Laboratorio e, dopo che da anni non mi si facevan vivi, non voglio mostrarmi rancoroso.

Noto però che l'e-mail non ha qual mittente gli amici del Laboratorio, bensì un a me incognito Comicus Verona. Noto anche che sono invitato alla presentazione, ma – per il momento – non agli spettacoli, per i quali anzi mi si informa del prezzo del biglietto. Beh, son comprensivo, gli accrediti verranno dopo.

Di che si tratta allora? «Cinque monologhisti titolari, un paio di ospiti, un microfono e un palco, .questo in poche parole è il progetto Comicus, che prenderà il via per cinque appuntamenti a partire da giovedì 6 novembre alle ore 21.00 nella sede del teatro Laboratorio». Diffido dalle comiche che non siano quelle di una volta, e soprattutto da quelle odierne di cui ho esempi dagli spettacoli televisivi: ma staremo a vedere. «Il gruppo dei comici è composto da Diego Carli, Paolo Rozzi, Antonio Mignoli, Jack Giacopuzzi e Alberto» non meglio identificato.

Ahi ahi ahi, del Carli ricordo uno spettacolo che fu tra i primi visti in Verona e di cui, alla pari d'una collega ch'era con me, rimarcai l'inettitudine attoriale, l'assenza di co-stumi, una regia inesistente, e soprattutto l'intollerabile volgarità del linguaggio. Ne rimediai la consueta patente di imbecille e il bando dall'accredito ad ulteriori spettacoli.
Cos'è successo ora, che mi invitano? Forse se ne son dimenticati, oppure han cambiato stile. Leggo ancora: «Nato dalla voglia di alcuni comici di portare in scena una comicità diversa» (diversa da cosa? da quella sciocca della Rai e da quella volgare adottata un tempo? se è così, ben venga), «Comicus è ispirato soprattutto dalla stand up comedy» (ci risiamo) «di tradizione americana: una satira pungente, fatta di irriverenza, sarcasmo e un po' di sana e catartica cattiveria, con un linguaggio duro all'occorrenza e libero da censure».

Volevo ben dire! Nulla è cambiato, la satira che m'attende è la consueta, e - grazie, state comodi – io sono sempre l'identico imbecille.

Un nuovo gruppo già noto nell’Arsenale di Verona