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La città ideale nel palazzo della Granguardia

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Verona, 26 novembre 2014. - cronaca di Sergio Stancanelli

Mostre d'arte in Verona. Non è quella di Tommaso Campanella bensì d'una tavoletta rinascimentale conservata in Urbino.

Tempo addietro, dopo aver fatto ascoltare alla mia amica Maria la registrazione di un mio poemetto musicale titolato "Finale da Toi et moi di Paul Géraldy" della durata di oltre 13 minuti, le chiesi se le fosse piaciuto.

La sua risposta fu – E' molto lungo – . Questo giudizio lapidario mi torna alla mente or che mi trovo di fronte alle opere pittoriche d'un Roberto Floreani onusto di glorie mantovane, veneziane e d'altri siti, le quali a mio avviso son molto grandi. E dipingere in grande, si sa, è quanto mai più faticoso che dipingere in piccolo. Titolata "La città ideale" e corredata d'un grosso Catalogo (Quinta parte ed., Arbizzano di Negràr (VR) novembre 2014, grande formato, pagine 190, euro 25 - in mostra 20 - ), la mostra occupa le pareti di cinque saloni vastissimi nel piano nobile del palazzo della Granguardia sulla piazza Bra di Verona, e se le pareti son atte ad accogliere le grandi dimensioni delle opere esposte (sino a 330 x 200), gli sterminati spazi dei locali faticano ad ospitare la quantità di pubblico intervenuta all'inaugurazione, non so se per merito d'una accurata e capillare organizzazione, o se per il richiamo esercitato su una gran massa di persone insospettatamente colte dal nome dell'espositore, incognito all'ignoranza del cronista: non certo allettate dalla signorilità e abbondanza della quasi-cena paludata da cocktail offerta agli intervenuti, poi ch'essa non è né pur citata sull'elegante cartoncino che notifica l'inaugurazione, e che di fatto è risultata frequentata da non molti interessati rispetto al gran numero degli intervenuti, per altro i primi affollati attorno ai tavoli apparecchiati intenti ad ostacolare l'accesso ad altri eventuali aspiranti, gli altri affollati piuttosto attorno ai presentatori impegnati ad illustrare agl'incliti e agl'incolti il valore artistico ed i significati universali sul piano sociale delle composizioni astruse o per dir meglio, sul piano rappresentativo, astratte, incorniciate e appese.

Dalla prima delle conversazioni col pittore che aprono il voluminoso Catalogo, apprendiamo che il titolo della mostra, "La città ideale" – ch'è poi quello dell'attività pittorica dell'operatore – , non ha a che fare col titolo della più nota opera filosofica di Tommaso Campanella, bensì si richiama «alla tavoletta rinascimentale conservata a Urbino», così titolata appunto, «che ha il sublime fascino del capolavoro e dell'anonimato dell'autore».

Non sarebbe stato male, a questo punto, se il sublime capolavoro fosse stato riprodotto sul Catalogo a beneficio di cronisti ignoranti e di lettori curiosi: per il che non sarebbe stato necessario aggiungere alcuna pagina né sacrificare alcuna riproduzione d'opera del celebrato, bastando utilizzare una delle cinque o sei pagine lasciate in bianco. Annotiamo anche non senza compiacimento come sin dalla primissima dichiarazione dell'intervistato, non venga trascurata la citazione di rito e d'obbligo in una presentazione odierna che si rispetti: quella di «un'icona», la quale nella fattispecie è «assoluta con una forte suggestione».

Da sottolineare ancora «il concetto della continuità e dello sviluppo della ricerca» propugnato, ed in effetti perseguito, dal dipintore: come si rileva dal confronto fra le opere attuali e quelle precedenti (del 2012). Per il resto, lasciamo al fruitore il piacere e l'emozione della scoperta, e le impressioni ed il giudizio sull'originalità e sui significati latenti se non proprio evidenti delle opere.

Le foto: "Continuità e sviluppo della ricerca" - riproduzioni di 5 opere

La città ideale nel palazzo della Granguardia

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