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Il teatro Impiria di Andrea Castelletti nella commedia “Gissa Màissa” di Raffaello Canteri

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foto di  Roberto MettifogoVerona, 9 marzo 2015. - di Vice per conto di Sergio Stancanelli

Nel Circolo ufficiali di Verona. Invitato da Andrea Castelletti alla prima della commedia di Raffaello Canteri "Gissa Màissa" rappresentata dal suo teatro Impiria nel Circolo ufficiali di Verona, non ho potuto recarmivi per causa di persistente indisposizione e mi ha sostituito l'amica Ninfa (Mariella Travaglini), della quale riporto il testo che mi trasmette.

La vicenda si svolge in un lontano passato. Tre i personaggi: Gissa Màissa, una fada (che escludo possa essere il femminile della tipica canzone nostalgica portoghese e sono propenso a credere stia per fatua, sciocca – n.d.c. – , ipotesi che devo dire la mia collaboratrice esclude); Konrad, un montanaro cimbro; e un altro montanaro, anziano, testimone e voce narrante degli avvenimenti. Una sera, nel fumo della carbonaia, si materializza una figura di donna, vestita solo di foglie: è la bella Gissa Màissa, che seduta stante seduce lo sprovveduto Konrad e diventa la sua donna. Konrad è un primitivo che non riesce quasi ad esprimersi e che vive di latte e frutta: la seduttrice gli insegna il sapere, il canto e la danza, a fare il pane e il formaggio, a tessere, a lavorare il legno, e lo trasforma in un uomo abile e competente. Ma, sin dalla prima notte d'amore, gli pone un veto: non dovrà mai toglierle gli stivali di pelle rossa che lei indossa costantemente.

Konrad diviene il padrone di tutta la montagna, e suscita così il malumore degli altri montanari, i quali si ritrovano impoveriti e in difficoltà. Un giorno Gissa, diventata intanto madre della piccola Estela, camminando nel bosco rimane con un piede imprigionato in una tagliola. Konrad la cerca per tre giorni, e quando la trova taglia lo stivale per liberarla, contravvenendo così al divieto. La donna ha uno zoccolo equino che rivela la sua natura non umana, ed essendo stato svelato il suo segreto dichiara che deve scomparire. Konrad, che non vuole perderla, la abbraccia, col che i due si fondono trasformandosi ed unificandosi in un albero. Il narratore conclude raccontando che gli altri pastori si spartiscono le terre di Konrad e allevano la piccola Estela.

La favola sembra adombrare il processo di civilizzazione dell'uomo, ma il significato recondito non è chiaro. Forse, per meglio apprezzare questa commedia, se ne deve privilegiare proprio il contenuto fiabesco. Nonostante la trama piacevole e accattivante, lo spettacolo non lascia lo spettatore del tutto soddisfatto, risultando scarso di mordente e di conseguenza poco coinvolgente. Recitazione adeguata da parte degli attori, un po' leziosa la protagonista. Scenografia essenziale a carattere naïve. Regia e musiche di Antonio Canteri, fratello dell'autore. Durata 1 ora e 30 minuti senza intervallo. Salone abbastanza affollato di pubblico e buon successo d'applausi, con qualche intervento anche a scena aperta.

foto di Roberto Mettifogo - www.robertomettifogo.com

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Il teatro Impiria di Andrea Castelletti nella commedia “Gissa Màissa” di Raffaello Canteri

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