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In Rovereto Maurice Denis, maestro del simbolismo internazionale .......

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Maurice DenisTrento, 9 maggio 2015. – di Sergio Stancanelli

........e in Trento Sulle tracce di Maurice Denis, simbolismi ai confini dell'impero asburgico.

Altre esegesi rimaste inedite sono quelle a due mostre in Rovereto e in Trento. Premetto qualche notazione cronachistica. Il giorno 5 le Poste mi recapitano l'invito a una conferenza stampa che si terrà nel Museo d'arte moderna di Rovereto il giorno 21. La busta reca timbro postale di partenza da Rovereto del giorno 31 di là da venire. Una volta il timbro postale faceva fede: oggi resta la speranza che in un futuro le cose tornino a funzionare come in un tempo lontano e felice.

L'appuntamento è per le ore 12, ma su l'invito si legge che dopo le pappe un pullman ci trasferirà a Trento. Onde decidere se andare in treno o in auto, ritengo opportuno chiedere se ci riporterà anche indietro, perché ricordo che una volta da Treviso ci portarono a Belluno, ma poi ci lasciarono lì. Telefono al capufficio stampa ma risponde la segreteria automatica (ora si chiama casella vocale): lascio un messaggio e chiedo di venire richiamato.

Fra l'altro ci conosciamo da anni e ci diamo del tu come si usa fra giornalisti. Siccome però altra volta il collega non m'aveva neanche risposto (gli avevo scritto per chiedergli una foto con cui illustrare "La danza delle avanguardie"), per mia maggiore tranquillità chiamo anche la vice-addetta stampa: ma anche qui segreteria registrata, e lascio un messaggio. Poi, non so se perché son pessimista o perché conosco i miei polli, compongo anche il numero della responsabile relazioni esterne: altra casella vocale e altro messaggio. Beh, da non credere: nessuno dei tre mi ha richiamato per darmi l'informazione che avevo chiesto. Come si vede, un servizio stampa efficientissimo.

Arriva il giorno 5, io arrivo a Rovereto, e come di consueto la presidente Gabriella Belli presenta eeeh ai giornalisti diciamo le mostre eeeh che si vanno come dire eeeh a inaugurare devo dire. Qualche collega infastidito commenta ad alta voce ma gli abitués ci sono avvezzi.

Quante mostre siano poi state inaugurate non è facile a dire, né ci sono d'aiuto i venti chili di Cataloghi dei quali siamo stati omaggiati (i quali sono sei, cinque editi da Skira di Milano e uno da Photology pure di Milano), perché la voluminosa cartella stampa ne elenca qualcuna in più. Nei vasti, interminabili locali al secondo e al terzo piano del Mart di Rovereto, sono schierate le esposizioni di Claudio Abate fotografo, Matteo Basilé pure fotografo, Gea Casolaro fotografa, e poi le opere pittoriche e scultoree di proprietà d'un collezionista privato "da Balla a Chen Zhen", e un omaggio a Lyonel Feininger ch'è una rassegna di opere appartenenti ad altre collezioni private, nonché una scelta di opere della collezione permanente del Museo comprendente molte grandi cose ed anche non poche sciocchezze, caratteristica questa anche delle altre mostre sopra citate.

Prima di occuparci della mostra principale, che giustifica da sola il viaggio nostro ed il lavoro di chi l'ha organizzata, menzioniamo che nella vasta agorà antistante il palazzo progettato da Mario Botta, è allogata un'opera del genovese, nostro conterraneo, Luca Vitone, intitolata "Gli occhi di Segantini", consistente in un casotto di grandi dimensioni il quale riproduce, così viene affermato, lo studio del pittore, entro il quale i visitatori possono accedere per constatare come all'interno vi sia assolutamente nulla, salvo un preteso profilo di montagne dipinto in monocromia sulla parete cilindrica.

I piatti forti delle rassegne sono la vasta esposizione di dipinti di Maurice Denis (molti di quali provenienti dal musée d'Orsay in Paris dove li avevamo già visti) nel secondo piano del Mart di Rovereto, e l'altrettanto vasta esposizione "Sulle tracce di Maurice Denis" nel palazzo delle Àlbere in Trento, due grandi mostre all'insegna della serietà dell'arte. Presenti la nipote dell'artista, Clara Denis, oggi non più giovane, con la quale abbiamo potuto intrattenerci in conversazione, e Serge Lemoine, direttore del musée d'Orsay: che, ambedue, avrebbero poi atteso invano la nostra recensione, la quale solo ora può vedere la luce e che avremo cura di trasmettere.

Maurice Denis (Granville 1870 – Saint Germani en Laye 1943) fu il teorico dei Nabis (in ebraico "profeti"), nome con cui il poeta Henri Cazalis designò un gruppo di giovani pittori francesi che nell'ottobre 1888 formarono un sodalizio con presupposti estetici e formulazioni programmatiche (sintetismo espressionista e simbolista) aderenti agli ideali della scuola di Pont Aven, a sua volta denominazione d'un gruppo di artisti che fra il 1886 e il '90 si erano riuniti in quella località costituendo un movimento simbolista fra i cui adepti si trovava il giovane Denis.

Fra i ventidue protagonisti della mostra trentina, citiamo la presenza di Giovanni Segantini, il più noto, con un olio e quattro disegni, nonché del veronese Carlo Donati. E' doveroso un accenno ai Cataloghi, tutti s.i.p. ma certamente molto costosi. Di normale formato librario sono i due Skira dedicati al Basilé ("Apparitions", 94 pagine) e al Vitone (96 pagine, con le foto a colori delle montagne che Segantini pittore intendeva proporre all'esposizione in Paris del 1900). In formato gigante invece gli Skira "Maurice Denis" (304 pagine), "Sulle tracce di M. Denis" (278 pagine), "Percorsi privati" (176 pagine), e il Photology "Claudio Abate" (240 pagine).

In Rovereto Maurice Denis, maestro del simbolismo internazionale .......

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