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Iniziata nel Camploy di Verona la rassegna teatrale Giorgio Tòtola

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Gente di facili costumiVerona, 12 maggio 2015. – di Vice p/c di Sergio Stancanelli

Con una commedia di Manfredi & Marino.
Un testo catturato in internet e favoritomi da un amico, titola: "Il premio Giorgio Totola al Teatro Camploy". A parte la parola teatro ch'è nome comune, il lettore non sia tratto in inganno: la rassegna teatrale di autore italiano contemporaneo dedicata dal Comune di Verona nel teatro Camploy alla XIII edizione del premio Giorgio Tòtola, è appena iniziata, e a chi andrà la palma della vittoria non si saprà se non il 6 giugno.

In ogni caso, una cosa è certa: il vincitore non sarà né potrà essere il teatro Camploy, che non è un concorrente bensì la sede della cultural tenzone. La quale, come da noi annunciato alcun giorno addietro, ha avuto inizio con la commedia "Gente di facili costumi" di cui sono autori Nino Manfredi e Nino Marino. Impossibilitato ad assistervi perché ospedalizzato, ne ho dato incarico al collega in interessi teatrali Diego Coluccino, il quale recatovisi con il padre, ospiti della cortese signora Lina Corsini, vedova del celebrato regista, così mi riferisce.

«La rassegna ha esordito con la compagnia delle Muse di Cremona, di cui è regista Luciano Sperzaga, mentre su nessuno stampato son fatti noti i nomi dei due attori, Emanuela Soffiantini e Tino Rossi, i quali interpretano gli unici due personaggi della commedia, articolata in tre atti per una durata complessiva di circa 2 h e 20'. Un uomo di cultura, di professione scrittore, ed una donna di piacere, di mestiere prostituta, sono condòmini, e per tutta la durata della messa in scena sono in litigio. I continui rumori provenienti dall'appartamento di lei in tutte le ore del giorno e, particolarmente, della notte, esasperano l'uomo di pensiero e ne provocano la reazione, costituendo la leva che muove tutta la vicenda, la quale è articolata in tre momenti diversi, corrispondenti a tre volte in cui l'uomo va a protestare nell'abitazione della vicina. Il dialogo fra i due si articola, nel primo atto, da una parte sulla sregolatezza della figura femminile, dall'altra sul diritto per ciascuno di vivere la vita che più gli aggrada, ancorché giudicata oscena. Nel secondo atto le discussioni continuano, ma mentre la donna lamenta una vita poco fortunata, l'uomo cerca di sdrammatizzare e di convertirla a pensieri sereni.

Nel terzo atto il tentativo fallisce, le battute sono sempre più serrate, ma la sostanza è ripetitiva. Gli attori sono costantemente troppo agitati: d'altra parte il testo è scarso di originalità ed offre poche possibilità di personalizzarsi nell'interpretazione. L'ambientazione è costituita dall'appartamento della donna, con un arredo scenografico multicolore: due tavoli di cui uno piccolo e rossastro, tre sedie rispettivamente di color verde, lilla e giallo, una credenza pure di color verde, un frigorifero bianco, come pure bianca è la porta. Due sagome che rappresentano due cavalli imbizzarriti di color arancione sono situate uno a destra ed uno a sinistra.

Un'altra sagoma rappresenta un elefante che gioca a palla sopra al frigorifero. Alle pareti locandine di cinema e di teatro. Quanto ai costumi, nel primo atto lei si presenta in abito da prostituta e lui in pigiama. Nel secondo atto lei ha un completo azzurro, lui è in camicia e pantaloni. Nel terzo atto lei è in tailleur mentre lui è in abito da gran sera con papillon. Non vi sono musiche di scena, salvo, nel primo e nel secondo atto, un suono che ricorda il carillon. Posti a sedere quasi esauriti, applausi da parte d'un pubblico cui nel complesso lo spettacolo sembra sia piaciuto.»

Iniziata nel Camploy di Verona la rassegna teatrale Giorgio Tòtola

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