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Il gruppo “La betulla” di Brescia in “Alcesti” riscritto da Giovanni Raboni

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Alcesti o la recita dell'esilioVerona, 19 maggio 2015. - di Vice p/c di Sergio Stancanelli

2° spettacolo per la XIII rassegna di prosa "Giorgio Tòtola" nel teatro Camploy di Verona.
Sul palcoscenico del Camploy di Verona è andato in scena "Alcesti o la recita dell'esilio" di Giovanni Raboni, secondo spettacolo come preannunciato della rassegna teatrale di autore italiano contemporaneo "premio Giorgio Tòtola", organizzato dalla vedova del regista fondatore della Compagnia che porta il suo nome e giunto quest'anno alla sua XIII edizione.

Protagonista della serata è il gruppo teatrale "La betulla" di Brescia, il quale ha approntato un programma di sala dal quale apprendiamo i nomi dei personaggi e degli interpreti: Sara, Ester Liberini; Simone, Bruno Frusca; Stefano, Andrea Albertini; custode, Silvio Lazzaroni. La regia è dello stesso Frusca con l'assistenza di Caterina Zanelli; i costumi sono di Mariuccia Liberini.

Della trama già abbiamo riferito nell'articolo di presentazione della rassegna; aggiungiamo qui che l'Autore, di professione avvocato ma noto soprattutto quale poeta, è scomparso 72enne nel 2004, e che la Compagnia bresciana, fondata da Bruno Frusca - che fu allievo di Luigi Squarzina, - risale al 1968 e conta pertanto ben quarantasei anni di attività. Ecco quanto ci riferisce il nostro incaricato Diego Coluccino. «I tre protagonisti, padre, figlio e moglie di quest'ultimo, perseguitati in un paese la cui realtà è fatta di soprusi, e che vivono perseguitandosi a loro volta a vicenda, si rifugiano in un teatro dove vengono condotti da un custode. Ivi solo la figura femminile, di professione attrice, si trova a suo agio, perché ricorda di avervi a suo tempo recitato nella parte sacrificale della tragedia di Euripide. Nel dialogo dominano le lamentele per non avere abbandonato per tempo il paese. Voci narranti, all'inizio fuori scena, puntualizzano e ripetono la situazione sfavorevole in cui si trovano, e che si svilupperà in modo assai pesante e francamente bizzarro. La scenografia si sviluppa in carceri di pietra tra colonne e scavi archeologici con scheletri, dove trovano rilievo un paio di sedie ed una cassapanca. Domina il colore rosso, e non vi sono musiche. Pubblico scarso, però plaudente.»

Allo spettacolo ha assistito anche la nostra consueta collaboratrice Mariella Travaglini, la quale a sua volta così ci riferisce. «Spettacolo interessante, il dramma ricreato dal Raboni mi è piaciuto. Per l'occasione mi ero riletto l'"Alcesti" di Euripide. Atto unico, durata 1h 15'; scenografia un teatro abbandonato, dove si trovano colonne spezzate, vecchi bassorilievi in gesso, un sedile, e scatole, illuminato da luci rosse e verdi. Non vi sono musiche salvo che all'inizio e alla fine. Costumi informali, moderni. Come in Euripide, cui è ispirata, la vicenda inizia con il racconto da parte di un'ancella della tragica sorte di Alcesti, ormai in punto di morte. E' il classico pròlogo. Sùbito dopo entrano in scena tre personaggi: l'anziano Simone, il figlio Stefano e la moglie di questi Sara.

Durante tutta la recita, i tre non si chiamano mai per nome. Sono accompagnati da un quarto personaggio misterioso, il quale li invita ad attendere il suo ritorno. Presto arriverà un camion che li trasporterà al porto, dove potranno imbarcarsi. I tre infatti sono in fuga da un paese oppresso da una feroce dittatura. Sara, che è un'attrice, riconosce il teatro dove una volta aveva recitato la parte dell'ancella nel testo di Euripide. Padre e figlio prendono a rinfacciarsi antiche incomprensioni, e la situazione peggiora quando il misterioso accompagnatore ricompare confermando quanto segretamente aveva confidato a Stefano: sulla nave c'è posto solo per due persone. I due uomini sono d'accordo nel consentire la partenza alla donna, ma serratamene discutono fra loro sino a che il colloquio diventa alterco, poi che nessuno dei due è disposto a sacrificarsi in favore dell'altro. Dopo avere tentato inutilmente di calmarli, Sara prende la propria valigia ed esce. Inutilmente i due uomini la cercano, finché rientra la loro guida e li avverte che è giunta l'ora della partenza, invitandoli ad interrompere ogni ricerca perché Sara è scomparsa e non la si troverà in alcun luogo.

Aggiunge che il terzo posto non è disponibile perché verrà occupato da una straniera, forse una regina, cui nessuno di loro dovrà mai rivolgere la parola. Neanche si potrà parlare di lei: meglio sarebbe anzi né pure pensarla. Come Alcesti, Sara si sacrifica per salvare le persone che ama: anche nella tragedia di Euripide alla fine compare una donna velata (ch'altri non è se non Alcesti) cui però non si può rivolgere la parola perché è contaminata dall'Ade. La sparizione di Sara rende liberi i due posti disponibili dando quindi a padre e figlio la possibilità di salvarsi entrambi. Lo spunto è insolito, la realizzazione concisa, i dialoghi sono serrati, e la recitazione è buona. Non mancano alcuni colpi di scena.»
La foto, così come quella dello spettacolo precedente, proviene da Internet poiché la nostra richiesta relativa alla rappresentazione veronese è rimasta senza riscontro.

Il gruppo “La betulla” di Brescia in “Alcesti” riscritto da Giovanni Raboni

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