Due nell’ascensore alle prese con i tranquillanti

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copertina programma  XaNaxVerona, 21 maggio 2015. - recensione di Vice p/c di Sergio Stancanelli

Terzo spettacolo della rassegna Giorgio Tòtola.
XaNax è la marca di un tranquillante ed il titolo d'un atto unico di Angelo Longoni messo in scena nel teatro Camploy di Verona dal Centro lettura e attività espressive teatrali di Palombina nell'anconitano per la XIII edizione del premio Giorgio Tòtola.

Come abbiamo riferito nell'articolo di presentazione, la trama tratta di due, uomo e donna, impiegati in uffici diversi allogati nel medesimo stabile, i quali una sera, ultimi a lasciare il lavoro, emuli del protagonista di "Ascensore per il patibolo", restano imprigionati nell'ascensore bloccatosi per un guasto.

Neanche il sistema d'allarme funziona, o nessuno all'esterno ne ode il segnale sonoro, e i due trascorreranno la notte - condensata in un'ora e mezza di spettacolo, - sino a quando l'indomani mattina non verranno liberati dall'arrivo della donna delle pulizie. Parlano fra loro, ma, più che in un dialogo, si esplicitano in due monologhi: ognuno parla di sé e dei propri problemi, e i problemi non devono mancare, se ciascuno reca con sé compresse di un ansiolitico, il XaNax appunto, e se l'uno e l'altro ne ingurgitano in continuazione, e in continuazione ne parlano. Parole a vuoto, cui quando sopravviene la noia e il sonno si sottraggono sdraiandosi sul pavimento e, invece di dormire, si danno ad atti sessuali, non senza essersi poco a poco parzialmente svestiti.

La recitazione è buona, ma il testo non trova sviluppi d'interesse, gli spunti essendo inconsistenti, goffi e noiosi. Non mancano volgarità, tanto verbali quanto di fatto. La scena è costituita da un piccolo palco quadrato di colore carta da zucchero, che rappresenta il pavimento dell'ascensore, ricavato sul palcoscenico del quale usufruiscono in minima parte, su fondale nero.

Ai quattro angoli, cordoni elastici simboleggiano la bottoniera per accedere ai vari piani e per azionare il segnale d'allarme. Un orologio a muro, ci riferisce il nostro incaricato Diego Coluccino, segna costantemente le ore 21 (ma in una illustrazione - che pubblichiamo non essendoci pervenuta la foto della rappresentazione anticipatamente richiesta - sul dépliant, sembra indicare le 24). Ogni tanto luci rosse, provenienti da graticci a vista, e ogni tanto musiche, non note e non menzionate sul programma di sala. Il quale, costituito da un pieghevole a tre ante in bianconero, ci informa, oltre che brevemente sulla trama, sulla storia del Centro (una colonna e mezza), sulla biografia del regista, Davide Giovagnetti (una pagina), e sui numerosi premi conseguiti dal lavoro rappresentato (una pagina), ma nulla ci dice dell'autore, del tutto incognito al cronista, né degli attori, Ilaria Verdini e Diego Ciarloni.

Pubblico più numeroso che non in occasione dello spettacolo precedente. Molti giovani. E, inutile dirlo, applausi.

Due nell’ascensore alle prese con i tranquillanti