Lingua inglese e castronerie in video e sulla carta stampata

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Panoramica su la Rai, ch'è la tivù di Stato, e sui suoi esperti, che dovrebbero consentire agli spettatori di migliorare la loro cultura – Guerra sui mari secondo la De Agostini

Verona, 30 maggio 2017. - di Sergio Stancanelli

A diuturna e perenne vergogna della Rai e di altre emittenti televisive italiane che amano programmare prevalentemente in lingua inglese, riporto qui di seguito alcuni titoli di programmi, tutti rilevati soltanto in questi ultimi giorni. Vi aggiungo alcune pubblicità televisive pur esse in lingua inglese. E rinnovo l'invito: disertiamo quei programmi, asteniamoci da quei prodotti!

Rai 1: Il best off di Lillo.
Rai 2: Day to kill. Made in sud. Song 'e Napule. Ncis Los Angeles. Shall we dance? Thé best.
Rai 3: Blood ties. Report. Region Europa e in streaming.
Rai 4: Criminal minds. Alien.
Rai 5: Aquagranda-L'opera e il backstage. 1990 Bling !
Rai Movie: Katia. Hombre. Bling ring. 2 single. Bitch Cassidy. The weather man. Darling companion. Code name: Geronimo.
Rai Premium: Big driver. Bkue bloods.
Tv 7 : i Reporter. Match. Bio-thermic. Ergo-thermic. Set notte. Offerta light. Esamed. Scooter elettrici.
Tv 2000: Ladies in lavender. Rosen Strasse.
Cielo: Masterchef Italia story.
TelePace: Spart.
TeleArena: Globalcar service. Mobile test stations. Mobil discount. No size. Beereat. Imperial batterie.
Nutri express Lycopene. Maloclinic. Sport center. San Zeno packaging.

Dai programmi e dalla pubblicità in lingua inglese, passiamo ad una panoramica sulle castronerie in lingua italiana. Rai 1: Gabriele La Porta presenta la replica del programma "Le canzoni di tutti" del 1958, 2ª puntata, e ha convocato gli esperti Stefania Quattrone, autrice delle ricerche, e Enrico Castiglione, direttore d'una rivista di cinema. La Quattrone, leggendo i propri appunti: - Nel 1956 il film "Gigi" (che legge come fosse parola italiana e con l'accento sulla prima i: Gìgi) vince il premio Oscar per la miglior regia... di Vincen... (non sa leggere il nome: interviene il La Porta: Vincent Minnelli) e per la fotografia ... - (altro inciampo, il La Porta la interrompe: - Fermi un istante, il film "Gigi"... - : legge correttamente il nome, e prosegue togliendo la parola alla sua compagna.

Ancora Gabriele La Porta: – Vediamo l'hit-parade del '58 (elenca un certo numero di canzoni, quasi tutte oggi incognite, ma dimentica il grande successo di "Come prima" e l'esordio degli urlatori con Tony Dallara. Conclude con... "Torna a Surriento" cantata da Beniamino Gigli). E' una riproposizione – , dice. – Certo – gli fa eco Enrico Castiglione, che ha appena precisato come la musica sia la sua vera passione. Peccato che il grande tenore fosse morto l'anno prima, nel '57. Stefania Quattrone - che, ci ricorda il conduttore, è una critica d'arte, - dice: - Nel '58 Balla con Marinetti farà visita alla scuola di Randone... - . Marinetti era morto nel '44 (Balla morirà in quello stesso '58).

Passiamo al giornalismo stampato. Siamo a Verona, dove nell'anfiteatro Arena ha avuto inizio il 75° festival dell'opera lirica. Ecco come, qualche giorno prima, l'Ente lirico ne ha dato preannuncio alla stampa. «L'Arena di Verona, uno dei più grandi e spettacolari anfiteatri romani, celebra quest'anno il suo 75° anniversario, che si svolgerà dal 4 luglio al 31 agosto. L'attività operistica all'interno dell'Arena venne inaugurata nel 1913» ecc. Si deve riconoscere che non è da tutti riuscire a radunare in così poche righe così tante baggianate. L'arena di Verona, uno tra i più grandi e spettacolari anfiteatri romani, conta un paio di migliaia di anni di vita, non 75: è il festival dell'opera lirica che celebra il proprio 75° anniversario. Dal 4 luglio al 31 agosto si svolgerà la Stagione lirica di quell'anno (era il 1997), non «l'anniversario». Dal 1913 al 1997 corrono 84 anni, non 75: occorre quindi precisare che per nove anni il Festival non ebbe luogo.

Torniamo un momento alla televisione con una emittente locale. – Per com'è allestita quest'anno, qualcuno scherza anagrammando il titolo dell'opera verdiana: si parla di "Bagno in maschera" anziché del "Ballo in maschera" – dice Giovanna Zofrea recensendo gli spettacoli areniani su TeleNuovo. Si tratta di parodia, gli anagrammi non v'han nulla a che fare.

E ora andiamo ad un argomento di cui prima d'ora non ci siamo mai occupati: le videocassette. Abbiamo qui "La Marina britannica", Le grandi avventure sui mari, edizioni De Agostini. Le immagini sono accompagnate da una voce maschile esplicante, la quale chiama «sottomarini» i sommergibili, dice che gli aerei catapultati dalle navi poi «atterravano» in mare, chiama «flotta pacifica» la flotta Usa dell'oceano Pacifico, dice che alla fine del 1941 la "Tirpitz" «imperversava in Atlantico» (la gemella della "Bismarck" non si mosse mai dal suo fiordo in Norvegia), parla degli «U-Boot di Doenitz» e sul video compare l'immagine è di un sommergibile italiano, chiama «operazione Nettuno» lo sbarco in Normandia, dice «cacciatorpedinieri» per il plurale di cacciatorpediniere, parla di navi LPD senza spiegare cosa la sigla significhi. Il tutto sotto bombardamento d'un fracasso demenziale spacciato per musica. Sulla scatola che contiene la bobina si legge che il video illustra «la Marina da guerra britannica (sic)» nei «grandi scontri navali contro gli U-Boote (sic) e le corazzate tascabili (sic)». E' di tutta evidenza l'incompetenza specifica di chi ha scritto il testo poi affidato al lettore, ed è da presumere che chi ha scritto la presentazione non si sia preso il disturbo di visionare la bobina.

Altra videocassetta: "La storia del sottomarino". Anche qui vien confuso il sottomarino (che è quello atomico) con il sommergibile: ma ciò nel parlato in italiano, mentre nell'originale in francese le dizioni sono corrette. Poi il parlato afferma che «verso la fine della guerra i tedeschi scoprirono lo Schnorkel». Lo Schnorkel fu un'invenzione, non una scoperta, e fu inventato nel 1943. In internet leggo che «De Agostini è una casa editrice che si occupa, fin dalla sua fondazione, di divulgazione della conoscenza nei suoi aspetti più variegati». Il direttore generale ci faccia un pensierino.

A proposito di musica demenziale, Giorgio Bocca non ha mai riscosso le mie simpatie, com'è ovvio: ma si riscatta dalla sua posizione politica con ciò che scrive su "il Venerdì" sotto il titolo "Mandolini al potere". «C'è una maledizione che perseguita gli italiani: la canzone, anzi la canzonetta, che dovrebbe consolarci e ripagarci di tutte le nostre meschinità e mediocrità», e che invece non ci largisce se non meschinità e – più che mediocrità – nullità. «Canzoni e canzonette dal mattino alla sera» e dalla sera alla mattina: «brutte», prive di melodia oltre che di armonia, tutte solo fracasso sempre eguale come quello di Sanremo. «Ma per Sanremo l'Italia si ferma. Ora poi che la televisione, nella sua passione per la spazzatura, ha unito nei programmi preserali i quiz – una copia delle gare di catechismo – , con le canzoni siamo immersi in una brodaglia analfabeta e cacofonica dove i rappresentanti del popolo ignorano la storia e la cultura del loro Paese ma sanno a memoria il nome dell'autore della canzonetta e quando fu ululata per la prima volta e che partecipò al festival di Quattro case in val di Sotto e che divenne famosa nell'interpretazione del cantante Scoreggioni».

Ancora. Sotto il titolo "Carità spettacolo": «Lo spettacolo è impressionante e orrendo, tutte le pudicizie e le regole educative ed estetiche sono travolte, vedi masse di casalinghe, di impiegati, di rappresentanti, di pensionati, di nullafacenti, una marea di dementi che ondeggiano a braccia alzate secondo un ritmo sempre uguale dove oltre al ritmo sempre uguale non c'è altro. Indovinare titolo e autore di queste bojate è come partecipare alla comunione dei santi. La new age, religione senza dio, arriva da ogni parte, terremotati e perseguitati appaiono e scompaiono nel mare di queste manifestazioni maniacali e penose. Sursum corda». Anzi le braccia.

Con questa battuta mi piacerebbe chiudere il mio intervento, se il caso non mi portasse sotto gli occhi la pagina 35 del "Corriere della sera" in data 6 novembre 1997, tutta dedicata all'argomento. Due titoli, uno dei quali su sei colonne: "Sanremo giovani, la Commissione artistica boccia i concorrenti"; sommario: " Una sofferenza, brani mediocri, voci scarse, ignoranza"; la firma è di Emilia Costantini. Sottotitolo: "Se tutto è da buttare". Orietta Berti: "Mancano autori". L'altro titolo, su tre colonne: "Patti Smith, ascolto Beethoven, oggi il rock è solo spazzatura". Testo: «La musica di oggi? Parliamoci chiaro, fa schifo. Nel mondo in cui viviamo, ci sono cose belle e importanti, e schifezze. Tocca al pubblico decidere cosa scegliere. Purtroppo, la maggioranza è stupida e ignorante, e la scelte sono sbagliatissime. Chi parla è Patti Smith, oggi 50enne, negli anni '70 sacerdotessa del punk e poetessa del rock», intervistata in Londra da Paola De Carolis. Su un solo punto il cronista non è d'accordo con l'intervistata: non è che il rock sia spazzatura oggi, lo è sempre stato. E torna a disdoro del genere umano che vi siano giovani e meno giovani i quali, avendone la possibilità, partono da Verona per andare a dimenare le braccia in contrappunto ad un urlatore che si esibisce in Monaco di Baviera, così come per andare a scalciare in uno stadio di Bari perché una squadra di calcio d'una città italiana, composta non di nativi bensì di neri e pellerossa pagati quanto basterebbe ad alleviare la fame nel mondo, ha messo in rete un pallone in più o in meno rispetto alla squadra di un'altra città italiana, composta non da nativi bensì da neri e pellerossa ciascuno dei quali pagato quanto basterebbe ad alleviare la fame nel mondo. Che pena.

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