Tettegiornale delle ore 3

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TetteTitolati in lingua inglese quasi tutti gli spettacoli televisivi delle emittenti italiane - Programmi demenziali condotti da analfabeti per un pubblico di plaudenti a comando

Verona, 12 giugno 2017. - di Sergio Stancanelli

Come previsto ("Trentino libero" 5 giugno), la diminuzione della quantità di titoli in inglese era stata casuale e non determinata dal timore di venir messi all'angolo. Infatti, nei giorni successivi essi sono aumentati ed anzi hanno superato di gran lunga la media precedente. Eccone la lista che ho raccolto, dove i titoli degli spettacoli sono seguiti in qualche caso da quelli delle pubblicità.

Rai 1. Easy driver. Wind music awards. Concerto one love Manchester.

Rai 2. Morning voyager. Dream hotel. Made in sud. Ncis. MacGyver. La rassegna web. Detto fatto . summer.
Rai 3. Report. Golden gala.
Rai 4. The congress.
Rai 5. The jam: about the young idea. Elser. Holbein. Save the date. Bling ring.
Rai Movie. Skyfall. Killers.
Rai Premium. Good day for it. Blue bloods.
Tv 7. Newman robot. The room up stairs. Final eximination. Match. The wife and the woosband. i Reporter. Artel. Esamed. Protector system.
Nove. The punisher.
Cielo. Master chef Italia story. Master chef Italia 5. España carnel.
Paramount channel. Garage sale mistery. Beauty shop. Watchmen.
TeleArena. Mobile test stations. Scaligera service. Globalcar service. Kitchens. House.
L'invito ai lettori è quello consueto: non assistiamo a quei programmi, non acquistiamo quei prodotti, non avvaliamoci dei servizi di quelle aziende.

Ho letto giorni fa che Italo Balbo sarebbe stato fatto ammazzare per ordine di Mussolini. Non me ne stupisco: prima gli fecero ammazzare l'onorevole Matteotti, sino a quando il processo non accertò che gli era stato fatale un pugno preterintenzionale assestatogli da Amerigo Dumini nell'intento di tacitarlo. Poi fu il turno dei fratelli Rosselli, sino a quando aperti gli archivi del Cremino non si scoprì che l'ordine era venuto da Stalin, e proprio nell'intento che del delitto venisse accusato Mussolini. Per fortuna, lo stile del propalatore della notizia, unito al rispetto delle regole dell'ortografia, della grammatica e della sintassi che gli sono abituali, bastano a qualificarla. Cito: «... di lì a qualche mese tutto sarebbe finito, tutto, compreso lui, colui che la guerra l'aveva dichiarata e che [il soggetto è sempre «lui»] doveva durare solo quindici giorni». C'è di che aspirare al primo premio in un concorso per la fraseologia più sgangherata. Alla forma s'accoppia il contenuto: «... fu proprio il Capo del Governo del XXVIII anno dell'era fascista ad ordinare l'eliminazione di un gerarca scomodo». Il fascismo cadde nel 1943, XXI dell'E. F., e definitivamente nel '45, che sarebbe stato il XXIII. Per arrivare al XXVIII bisogna andare sino al 1950, quando Mussolini era morto da cinque anni. A questo punto, rimaniamo in attesa di apprendere che fu il Duce ad ordinare l'eliminazione di Ettore Muti, del gran Muftì di Gerusalemme, e perché no, dell'arciduca ereditario d'Austria, di Umberto I, di Enrico IV, di Giovanna d'Arco, di Giulio Cesare, e di Gesù Cristo figlio della vergine Maria e dello Spirito santo. D'altra parte, nell'articolo d'un altro autore – per solito assai ben qualificato –, si legge che «... il veliero di Benito Mussolini – dopo essere stato acquistato da Alessandro P. Nobile, le venne imposto il nome di "Fiamma nera"». Sono senza parole. C'è da sperare si tratti d'un refuso, perché se palazzi e ponti di questa repubblica son costruiti come le frasi citate, non c'è da stupirsi che cadano in pezzi.

A proposito del parlare con proprietà e in modo corretto, citavo in "Divagazioni" ("Trentino libero" 6 giugno) la commedia "Babele" di Letizia Russo. Traccio la cronaca della trasmissione. Con i due protagonisti che dialogano comincia l'atto unico, che viene interrotto per dar luogo a un'intervista all'autrice. La ragione penso sia che di quel che dicono i due non si capisce gran ché, sicché – forse la ripresa è in diretta – occorre provvedere a sistemare l'audio. L'intervistata così parla: «Questa storia che ha per protagonisti questi due eh personaggi, un uomo e una donna, eh, che si muovono in un contesto più grande di loro, questa città immensa, eh, fatta di quartieri in cui, eh, abitano persone divise diciamo in caste, eh, prima ancora che in classi sociali... Eeehmmm, quando ho cominciato a scrivere questa storia, m'interessava molto trattare eeeh il presente perché credo che l'arte abbia il dovere quasi, no?, la responsabilità di saper raccontare eh il tempo in cui vive. Perché spesso eeeh, non siamo noi che pensiamo il tempo ma è il tempo che ci pensa. E però per capire in che modo il tempo ci pensa, eh, spesso bisogna ricorrere, eh, a delle metafore.»

L'intervistatrice (che è l'attrice interprete della commedia): «Ferro e Boccuccia sono alla ricerca di questa nave, no?, ma da che cosa vogliono evadere?». L'autrice risponde proseguendo la saga degli «eh». Poi entrano in scena in esterni i primissimi piani di altre due donne, e quindi di un uomo, i quali tutti parlano correttamente. Quando l'intervista riprende, torna a parlare Letizia Russo con i suoi «eh» ed «eeeh». E' il turno poi di nuovo degli intervistati in esterni, che riprendono a fare le loro dichiarazioni parlando pulito; dopo di che entrano in scena altri due volti di donne che parlano anche loro in modo ineccepibile. Gli «eh» della scrittrice al contrario si infittiscono. Riprende quindi la rappresentazione dell'atto unico con un'altra scena dove del dialogo fra i due protagonisti non si capisce niente. Evidentemente, gli interventi sull'audio non han risolto i problemi. Esterno notte, passanti, musica demenziale. Interno, spettacolo di danzatrice, ambita da tre spettatori. La toccano. Altri personaggi, viraggi e solarizzazioni. Ricompaiono i due che discutono nella loro stanza, in alternanza con l'interno della danzatrice e con altri interni e con altre persone questa volta in bianconero. Di quel che dicono i due protagonisti non si capisce niente. Fine.

Passiamo a "Mettiamoci all'opera", titolo d'uno spettacolo che, quando gli diede il via, Rai 1 definì «un talent show», nobilitandolo col definirlo in inglese. Dedicato alla lirica e condotto da un Pupo non meglio identificato, programmato la prima volta con inizio alle ore 21.10 (era un mercoledì 28) e con termine alle 23.39 (due ore e mezza di durata), cominciò alle 21,30 spostando di venti minuti tutta la programmazione. Messa sù da ben sei programmisti con la collaborazione di una settima persona e a cura di un'ottava, suggerisce di chiedersi come avvenga che tra i nomi nuovi ce ne sia sempre uno il cui cognome è ben noto. Ricordo che quando era imperante un uomo politico di cognome Nonno, Rai 3 assunse come presentatrice di musica classica tale Monica Nonno, che non distingueva il violino dalla viola e dal violoncello. Ma l'emittente culturale ci aveva già fatto provare lo spasso e l'indignazione d'un esperto che chiamava clarino il clarinetto, forse credendo che fosse questione di dimensioni.

Così come spiega il presentatore in inizio di trasmissione, si tratta di «una serata straordinaria dedicata al bel canto, musica di altissimo livello, sentirete otto talenti, otto talenti veri (8 ballerine 8, n.d.c.), in gara voci davvero bellissime, che faranno una gara giudicata da una giuria competente (rassicurante la precisazione, n.d.c.), agguerrita e molto molto, mi dicono, molto cattivella. L'affascinante soprano Chiara Taiti, il maestro di stile più famoso in Italia Enzo Nicchio (dal che il cronista apprende che esistono maestri di stile, e constata la propria abissale ignoranza nel non avere mai sentito nominare neanche il più famoso), un attore amatissimo da tutto il pubblico e anche un ottimo cantante e melomane, Enzo De Caro, e non può esserci opera senza un'orchestra, e noi abbiamo l'Orchestra universale italiana, eccola qua diretta dal maestro N. C., che si alternerà poi alla direzione con il maestro E. C. che dopo conosceremo (in realtà sarà il secondo a dirigere per primo, n.d.c.). Abbiamo anche, in collegamento diretto con Rai Radiouno, Gian Maurizio Foderaro, Giùlian Borghesàn e il giudice (non ho capito le generalità, n.d.c.), perché andremo anche in radio, ma adesso, adesso, cominciamo (perché, sino ad ora cos'altro ha fatto?, n.d.c.) perché io ho bisogno di una compagna di viaggio bella (se non ne avesse bisogno non si comincerebbe, n.d.c.), quindi (gesticolando come un pazzo) mi serve una donna, una splendida Nina Scènica» (entrano un paio di tette sormontanti un paio di gambe avvolte in un abito spaccato invero elegante; il viso è bello e soprattutto senza abbrutente rossetto sulle labbra).

La bella per prima cosa dichiara – rivolgendosi al Pupo, non al pubblico, – di avere appena scoperto che l'opera è dei giovani: «Sono stata dietro le quinte con i nostri concorrenti e ti devo dire (se non glielo dicesse chissà cosa le capiterebbe) che sono tutti giovani, belli, freschi» (contando sulle dita: uno, due, tre. Evidentemente, credeva, la bella, che i concorrenti a un concorso di voci nuove per l'opera lirica fossero tutti vecchi, brutti e secchi). Compare in quel momento dall'interno un'altra titolare di tette, di cui non capisco il nome, la quale gesticolando a più non posso con la destra (la mano sinistra è impegnata nel reggere un preistorico microfono) compie con gli otto candidati un rito scaramantico. Pupo: «Allora, molto, molto bene, allora, eh, partiamo, partiamo subito, partiamo subito perché questa gara sarà una gara completamente dedicata alla musica (se non fosse dedicata alla musica, non ci sarebbe ragione di partire subito, n.d.c.), musica a trecentosessanta gradi, chiaramente (nota bene: non oscuramente, n.d.c.) la regina di questa serata è la musica lirica, l'opera, ma poi i nostri cantanti si esibiranno anche nel genere più popolare, genere di musica leggera, e anche quello delle colonne sonore, ma vi prego, state sintonizzati con noi perché è una serata di altissimo livello, e allora cominciamo subito (è la terza volta che comincia subito, n.d.c.) con la musica regina, la musica lirica, la prima eh gara, la prima sfida diretta – mimando un pugilatore – è dedicata alla mezzosoprano, chi sono le investiganti... » (interviene la prima femmina, arrivano urlando Sabina Deani – se ho capito bene –. , Valeria ... (?) - generalità coperte dalla musica - , entrano due signore in abito da sera, la prima fisicamente un po' Callas prima maniera, la seconda con enorme scollatura temperata dal reggiseno che sporge ben bene dalla sommità del vestito).

Pupo: «Davvero, davvero belle, sentite» (che sian belle si vede, sarebbe difficile sentirlo, n.d.c.) e ripete le generalità delle due concorrenti, ma anche questa volta della seconda non si capisce il cognome. «Conosciamole un po' meglio». La Scenica: «Ma guarda, Sabina viene dall'isola d'Elba (cosa si debba guardare, la Scenica non precisa), invece Valeria viene da Napoli però vive a Torino, lei fa il (espressione in inglese che non capisco, forse soft estreme – o soft e spreme, mi suggerisce un'amica che assiste con me allo spettacolo – ) col suo fidanzato.» Pupo: «Allora, cominciamo subito (è la quarta volta, n.d.c.) con la prima sfida, chiaramente (non oscuramente) una delle due purtroppo ci lascerà immediatamente e sarà la giuria a dirci chi. Allora, partiamo subito (quinta volta) con eeeh un'aria, un'aria molto, molto, eh, molto popolare, popolare, tratta dalla Carmen di George (pronunciato come fosse inglese) Bizet eh è l'haba... nera. Quando si fanno delle gare fra cantanti, chiaramente (e non oscuramente) in genere uno canta una canzone (sic) e uno ne canta un'altra, invece qui il giudizio della giuria sarà ancora più importante (sic) e, così, basato su elementi che sono o Dio la voce il timbro il tono, perché loro canteranno la stessa aria, haba, nera. Allora, io direi (condizionale: ma non lo sta dicendo?) che siamo pronti a partire (no comment), giusto? Comincia Sabina mi sembra, giusto. Bene. Ecco, Valeria, ecco (la collega si porta via l'altra concorrente). Sabina, sei pronta a aprire e rompere il ghiaccio? Sei emozionata? Ma loro (accennando agli spettatori, i quali, ho dimenticato di dirlo ma è intuitivo, sin dall'inizio non fanno altro che applaudire) ti aiuteranno col loro calore (il pubblico applaude). Allora, Sabina... Deani (?) in Haba nera (sullo schermo didascalia: si chiama Sabina Beani, e Habanera è scritto correttamente; segue il testo in francese, con bohème scritto con l'accento acuto e tu scritto ripetutamente «tou»). Voce affascinante, intonazioni perfette, accelerando e rallentando ideali, crescendo e diminuendo aggraziati, acuti puliti e naturali senza sforzo alcuno (si sostituisce alla giuria!).

Adesso è la voce di Valeria Sepe (finalmente si capisce il cognome) che si esibirà anch'essa (sic: come fosse una cosa) nella Habanera (ha capito che è una parola sola) di Bizet. Voce bella ma non curata, qualche nota approssimativa, qualche dislivello di volume, l'acuto finale un po' strillato (la giuria cosa ci sta a fare?!, n.d.c.). Adesso una di loro dovrà andarsene (quelle délicatesse) e il giudizio, ehm, diciamo il compito appartiene solo alla giuria (sic). Partirei dalla più esperta, Chiara Taìti (gli altri giurati ringraziano)». Ha inizio un dialogo pressoché demenziale fra la giurata, che sembra non sappia cos'è che deve fare, e il presentatore, che, costantemente a suon di «direi», le spiega (!) che il suo compito è di «esprimere un giudizio anzi dare il voto anzi dire quale delle due deve andare avanti». La giurata: «Sabina per la dolcezza, anche se la trovo poco sensuale, Valeria è più sensuale, ma (sic) la sua voce è un pochettino più chiara, e infatti stranamente il finale Valeria l'ha fatto meglio (!), ma Sabina mi ha convinto più come Carmen, la voce più scura... » ecc. «Adesso sentiamo Enzo De Caro», e qui per un po' parlano tutti assieme e non si capisce niente di quello che ciascuno dice. Poi parla il solo giurato: «Allora, io devo dire (se non lo dicesse, chissà cosa gli capiterebbe) che l'opera è abbastanza sensuale, direi (cioè direbbe, se lo dicesse: ma non lo sta dicendo?) addirittura osée, quindi, eeeh, Carmen deve essere accattivante, e devo dire (ne ha il dovere) che in questo ho trovato anch'io come presenza scenica Valeria più brava, ma dal punto di vista vocale m'è piaciuta di più Sabina. Allora, a questo punto, diventa superfluo il voto di ..., lui è furbo... (chi??), allora io do il voto a Valeria, che lo meritava sicuramente. Ricordiamo, soprattutto in quest'opera, questa opera particolare, che, eh, in molti ritengono l'opera mi sembra chiara più popolare che ha scritto Gerges Bizet, quella più commerciale...
Chiara... e certo, anche perché c'è il tenore, c'è ...(non si capisce), c'è il coro... ». Il presentatore: «Ecco, esattamente». Leggo sul registratore che son trascorsi 15' 20" dall'inizio della trasmissione la cui durata è prevista in due ore e mezza: il cronista prende congedo. Non senza annotare che per propinare delle serie di idiozie come quella di cui ho riportato la registrazione, la Rai pretende anche d'esser pagata. Uniamoci, spettatori non plaudenti, e chiediamo il risarcimento del danno.

Trascrivo l'audio del pezzo che ho registrato in video, e si fan quasi le tre. Qualche minuto prima dell'ora c'è il telegiornale, e voglio sentire quanti altri attentati ci sono stati, ed i capi di Stato che dicono ora basta, ed i capi di governo che condannano. Dopo il frastuono bim patapùm bum bum della sigla, compare un mezzo busto il cui viso caruccio e schifosamente deturpato da un rossetto carminio, è soprapposto ad un solco che ben scoperto e visibile s'addentra nella camicetta un paio di misure sotto lasciandoti in attesa che i bottoni saltino o sguscino fuori dagli occhielli. La polizia ha sparato nelle gambe all'attentatore, la guardia è altissima, le popolazioni di tutto il mondo sono invitate a non uscire di casa, l'isis se la ride, nessuno ha l'idea di scaricargli un'atomica, e io vado a letto sognandomi la caruccia e sperando che si pulisca le labbra.

Tettegiornale delle ore 3