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Libertà di parola

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Libertà di parolaMonselice, 23 gennaio 2016. - di Adalberto de' Bartolomeis

Caro Direttore, la massima espressione di libertà è la parola, il "logos", da cui si sviluppa una creatività emozionale, io direi artistica, nell'innovarla, nel cercare termini nuovi, appropriati al divenire umano. Io credo che il culmine dell'uso della parola e quindi del dialogo, non solo orale, ma anche scritto, sebbene quest'ultimo sia confinato a schemi, limitazioni, sia la "poesis", ovvero la poesia.

Quinto Orazio Flacco diceva in una sua locuzione "ut pictura poesis": "come nella pittura, così nella poesia: come dire, la poesia è come un quadro o un quadro è come una poesia. Questo preambolo è semplicemente legato al fatto che l'europeo, quello occidentale, imposta nel parlare e nello scrivere una formazione genetica che discende dai padri del pensiero libero: Socrate e Platone. Un europeo occidentale non potrà mai essere come un ucraino, un sovietico o un cinese, o un arabo, uno statunitense.

Ciascuno di questi che ho elencato rappresenta, attraverso la parola e la scrittura tendenze diverse: pragmatiche, concise, legate a condizioni politiche e di culture che non hanno niente a che vedere con il concetto di libertà di parola. La libertà di parola nasce da una cultura indotta, poliedrica, tipicamente europea, nel volere mettere in risalto una vera e propria arte di schiettezza, armonia delle idee, musicalità espressiva e quindi orale, fantasia, creatività scritta, filosofica, complessa che s'immola sempre alla ricerca della verità, ma con atteggiamenti che sono propri del caucausico e non dell'asiatico come può essere un Putin, un Erdogan, o un indiano come Obama. Da questo assunto si può spiegare perché il genere umano è così diverso e può solo percorrere, per convenienze temporali, solo compromessi.

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