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"Caso firme": sono stato assolto!

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Claudio Cia2Trento, 18 febbraio 2016. - di Claudio Cia*

Egregio Direttore, sono arrivato in politica quasi per caso nel maggio 2009, e da allora ho sempre cercato di portare avanti battaglie di buon senso, con iniziative nate dal confronto quotidiano con i cittadini e il loro vissuto quotidiano, proponendomi di recuperare quella sfiducia generale verso la politica operando con onestà e trasparenza, facendo di ciò la priorità del mio agire, convinto che come sosteneva Abbé Piere "non basta essere credenti, bisogna anche essere credibili".

Sono arrivato in Consiglio provinciale senza essere al traino di qualcuno, senza raccomandazioni, senza giochi politici di ogni sorta: di questo vado fiero, perché sono certo sia la strada giusta da percorrere per non essere alla mercé di qualcuno ed essere libero nel rappresentare i cittadini che mi hanno votato, ma anche i tanti che non l'hanno fatto.

Oggi più che mai sono felice perché è stato riconosciuto che quanto mi era stato imputato non mi appartiene. La vicenda della raccolta e falsificazione firme, ha rischiato di raggiungere l'obiettivo di intaccare la mia credibilità, ma soprattutto di minare la fiducia dei tanti cittadini che mi stimano. E si sa che la fiducia la si guadagna goccia a goccia con fatica, ma in un attimo la si può perdere a litri, ed è questa la cosa che più mi preoccupava.

Non ho mai abusato del mio ruolo istituzionale, non ho mai fatto della politica lo strumento con cui curare gli affaracci miei e tanto meno per prendere in giro la gente, tuttavia con realismo ero consapevole del rischio che alle volte dire la verità non sempre corrisponde alla certezza dell'essere creduti.

Ora con maggiore serenità posso proseguire il mio impegno politico a testa alta, guardando negli occhi la gente, che in me può continuare ad aver fiducia senza dover ricorrere ad un atto di fede.

* consigliere provinciale-regionale

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