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La risposta di de' Bartolomeis al Direttore de "il Gazzettino"

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Monselice, 30 giugno 2016. – di Adalberto de' Bartolomeis

Caro Direttore, dott. Claudio TAVERNA, mi permetto di estendere anche a Lei la mia risposta che ho voluto dare al Direttore de "Il Gazzettino", il quale, con una mia pubblicazione odierna sul quotidiano, in testata alla Rubrica "Lettere ed Opinioni" mi risponde al titolo "Il caso scozzese e le facili interpretazioni della Brexit". E' il pezzo che lei stesso mi ha, gentilmente, pubblicato ieri.

Solo che la risposta del dott. Roberto PAPETTI allude ad un comportamento di controtendenza rispetto a ciò che accade nel resto d' Europa, dove i movimenti autonomistici o indipendentistici sono anche euroscettici, se non addirittura anti- Europa. Lui risponde: "un dato dovrebbe fare riflettere: come mai gli indipendentisti scozzesi sono anche europei convinti? Non so se presto assisteremo, caro lettore, ad una disintegrazione del Regno Unito. E neppure se l' Irlanda si riunificherà. Credo che però il caso Scozia vada analizzato con attenzione. Il popolo scozzese nel settembre 2014 votò per l' indipendenza della Gran Bretagna. Giovedì scorso, con maggioranza schiacciante, oltre il 62% lo stesso popolo si è espresso a favore dell' Europa. Certamente sul voto di giovedì scorso hanno inciso dinamiche interne: proprio perché a Londra si sosteneva, a maggioranza, la Brexit, ad Edimburgo, per mancare la differenza dagli inglesi si è scelta l'opzione opposta. Ma il voto scozzese è anche segno della complessità della situazione. Che è sbagliato comprimere dentro schemi precostituiti. Se la Brexit, come qualcuno ha detto, è sinonimo di libertà e liberazione, è infatti difficile spiegare come mai gli scozzesi, pronti come pochi altri a lottare per la loro autonomia e la loro libertà, vogliono stare dentro l' Euro. O no?"

LA SCOZIA E L'IRLANDA SFRUTTANO IL CASO BREXIT PER ALTRI SCOPI
( "a tu per tu")

Caro Direttore, concordo con lei che sia sbagliato utilizzare la Brexit dietro schemi precostituiti e comprimervi motivazioni che, agli occhi di altri movimenti autonomistici europei che non sono a favore di restare nell' euro e nell' Europa delle banche di Bruxelles, gli scozzesi e gli irlandesi, contrappongano un loro interesse interno per restare agganciati all' Europa. Ma è proprio questo, a mio avviso, il pretesto che, come dice lei, è complesso. E' semplicemente lo spunto, senz'altro controverso e, ci mettiamo, anche paradossale, indire, quanto prima, nuove elezioni popolari, solo per cavalcare la "tigre" per ottenere una loro indipendenza dal Regno Unito, da Londra, dalla Regina e da un Parlamento che non hanno mai amato.

Mi permetto di segnalarle un po' di date: gli scozzesi hanno un rancore con gli inglesi che scorre da più di 300 anni. E' dai tempi del Vallo di Adriano, quando gli scozzesi erano noti come Pitti, che cercano un'indipendenza dalla Corona. La secessione giunse solo nel 1314 dopo la battaglia di Bannockburn per essersi sottratta poco dopo da loro che "convinsero" il fiero popolo scozzese ad entrare nella Union Jack dal 1707. 300 anni dopo Alex Salmond, primo ministro di Scozia e Leader dello Scottish National Party non si era lasciato sfuggire l'opportunità di promuovere un referendum che poteva sancire l'indipendenza nel 2014.

Le ragioni dell'indipendenza sono tutte di natura politica-economica, principalmente, interne. E' vero. Con l' euro centrano poco. Gli inglesi sono accusati dagli scozzesi che quest'ultimi rubino il petrolio nel Mare del Nord, come gli spagnoli rubarono l'oro degli Incas. Lo sfruttamento congiunto dei giacimenti di greggio in acque scozzesi è sicuramente la ragione principale del referendum ed il premier Cameron non ne ha mai fatto mistero, tanto più che la premier scozzese al parlamento di Edimbutrgo, la signora Sturgeon non può negare che dall'estrazione del petrolio la Scozia ricavI enormi benefici come Pil, tanto da rendere positivi i bilanci del territorio. Poi c'è in ballo la questione del Trident, il deterrente nucleare britannico, parcheggiato a largo di un lago scozzese, che almeno, da quanto appare nei sondaggi, sembra indispettire non poco l' intera popolazione scozzese.

La controversa affermazione che ora gli epigoni di Braveheart chiedano di restare in Europa è, di fatto, avere due valute: la sterlina e l'euro, solo che vorrebbero un'unione monetaria del tutto nuova, un'unione supportata da politiche fiscali che non imbriglino, come sta accadendo invece per tutta l' Europa. La Scozia rischierebbe di trovarsi senza una moneta, la sterlina se si dovesse rendersi nuovo Stato sovrano ed indipendente. Io credo che se s' indirizzino verso questa ulteriore volontà popolare è come andarsi a mettere in un cosiddetto "cul de sac", un vicolo cieco, per conseguenze economiche difficili. Altra questione è quella irlandese: nel 1801 il Parlamento di Londra vota l' Atto di Unione e sopprime il Parlamento di Dublino.

Poi, per un intero secolo, il ventesimo, ci furono guerre civili interne tra loro, scontri con il governo Britannico, nascono movimenti interni, indipendentistici e,comunque, sia a Belfast che a Dublino sono tanti gli irlandesi, al nord e al sud dell'isola che chiedono di restare nell' UE, oltre il 58%. Il Sinn Fein, ex braccio destro dell' Esercito repubblicano irlandese (IRA) ha subito chiesto un referendum sull'unificazione con l' Irlnda del Nord, proprio per avere vantaggi nell' essere agganciati in Europa ed il partito repubblicano avrebbe sottolineato che indire un nuovo referendum avrebbe enormi conseguenze sulla natura dello Stato britannico e della Corona, con evidente allusione alle spinte separatiste scozzesi.

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