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Esame di francese

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Laurent ViérinAosta, 13 agosto 2016. - di Giancarlo Borluzzi

Laurent Viérin è un perfetto ristoratore in quel di Jovençan, ma un imperfetto politico per il vizietto tutto unionista del minestronizzare la realtà per piegarla alla deformazione propagandistica utile al momento. E' un triplo capolavoro la sua ultima uscita, quella secondo cui "per assumere i medici, meglio le competenze del francese".

Primo capolavoro: è la confessione papale papale del fatto che, escludendo eventualmente la tagliola per i medici, l'UV antepone alle competenze effettive, nel settore pubblico e quindi per l'utilità di tutti, la finzione della conoscenza di un francese la cui carnevalesca indennità regalata ai pubblici dipendenti rende questi addomesticati nei confronti della penalizzante recita francofona. In sostanza, l'ideologia di qualcuno deve prevalere a scapito del buon senso comune e delle professionalità.

Secondo capolavoro: il perfetto ristoratore finge di non sapere che l'esame di francese ha già avuto interpretazioni ad hoc e, se per i medici la tagliola fosse allentata alla luce del sole, si tratterebbe solo di una copertura burocratica a una prassi consolidata nell'ombra e degna dei peggiori bazar mediorientali. Esempio indiscutibile già esposto in questa rubrica: vi era necessità di insegnanti di lingua tedesca in regione e mia moglie dovette affrontare il preliminare esame di francese, barzelletta degna di Totò perchè era laureata in lettere moderne, prima lingua l'inglese e seconda il tedesco, per cui poteva aver senso un test di tedesco, non di quel francese che nessuno parla in Valle e di cui lei, oltre a detestarne l'accento, non conosceva una parola. Copiò il dettato dal vicino napoletano (che aveva studiato il francese) qui giunto perché "teneva famiglia" e voleva insegnare matematica le cui cattedre erano tutte coperte ai piedi del Vesuvio. Risultato: mia moglie promossa, dopo un orale consistito nella sola constatazione della sua presenza, e il napoletano bocciato. Chiara promozione "per ragion di Regione" di tale insegnante necessaria come ora sono indispensabili dei medici che verrebbero da fuori Valle senza il pastrocchio dell'esame di francese.

Aggiungo: ci fu fors'anche una scelta razziale ad hoc nel senso precisato da Chanoux nel documento che l'UV vanta essere la propria radice ideologica. Chanoux considerava (verificare sul sito UV) "altra razza" i non autoctoni, ma all'interno di costoro, definiti inferiori "per intelligenza" rispetto agli autoctoni, il napoletano, bruno e di carnagione scura, era più "altra razza" rispetto a mia moglie bionda dagli occhi azzurri (Laurent può chiedere conferma al padre Dino che fu preside di mia moglie).

Aggiungo ancora: matte risate mie e di mia moglie vedendo gli errori di italiano da parte di 19enni che scrivevano il dettato di mia moglie per poi tradurlo in tedesco nell'istituto di cui Dino Viérin era preside. Questo per sottolineare che non si devono coltivare ideologie linguistiche strumentalizzando chi manco conosce l'italiano all'età della cosiddetta maturità.

Terzo capolavoro: il perfetto ristoratore si finge titolato a stabilire i percorsi linguistico-culturali cui i residenti dovrebbero adeguarsi con mini esenzioni per i medici. Ma non tutti sono degli Andrea Paron o Rudi Marguerettaz che si sottomettono ai voleri rossoneri, lo Statuto regionale dopo il referendum dovrà adeguarsi ad articoli costituzionali i cui valori sono oggi calpestati perchè dopo 70 anni mondo e Valle sono cambiati. Laurent Viérin coi suoi compagni di integralismi politici può decidere solo per se stesso, non per altri, titolati a giudicare come meglio credono le eventuali lingue nel territorio in cui abitano, senza Corani imposti da chi si illude di essere il padrone di casa: questa parte d'Italia non coincide col tuo ristorante, Laurent!

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