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Lettera aperta dei Genitori di Scuola Cattolica al Presidente della Repubblica Italiana

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Roma, 19 settembre 2016. – di Roberto Gontero*

Stimatissimo Presidente della Repubblica Italiana, lunedì 19 Settembre ci incontreremo a Sondrio in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico. Non avremo certamente modo di parlarci, io dal pubblico in rappresentanza dei genitori della scuola cattolica e Lei dal palco d'onore in rappresentanza di tutti noi cittadini e delle Istituzioni, ed allora metto per iscritto quanto vorrei dirle.

La cerimonia di inizio anno scolastico non è una parata celebrativa ma segna ufficialmente l'inizio di un altro anno di avventure nel mondo della bellezza dell'apprendere per milioni di studenti e di studentesse.

Non deve essere e non sarà un anno sprecato della vita di questi giovani. Questo è quanto ogni genitore desidera più di ogni altra cosa per i propri figli e non c'è genitore che non abbia uno sguardo pieno di desiderio per il bene del proprio figlio o figlia.

La scuola ha tra i tanti compiti anche questo: destare lo stupore e riempire di bellezza la mente ed il cuore affinché i ragazzi ne vengano afferrati. È vero, ci sono tanti problemi nella scuola, ma noi genitori vogliamo, nonostante tutte le lacune evidenziate in questi giorni dai mass-media e purtroppo molte vere, ancora fidarci dei nostri insegnanti e dirigenti che come sempre sapranno offrire il meglio di sé stessi per non tradire la propria vocazione.

Noi infatti siamo qui pronti a lavorare per ricostruire con tutti i soggetti della scuola, quel patto educativo famiglia-scuola che si è rotto nel corso di questi travagliati anni di continue riforme.

Già la riforma, la buona scuola. C'era molta aspettativa positiva con la speranza che fosse la volta buona; ancora non è detto che non lo sia, anche se si fa fatica a vedere un progetto oltre a quello legato, anche legittimamente, alle sole immissioni in ruolo degli insegnanti.

Ma che delusione, Signor Presidente, per noi genitori delle scuole pubbliche paritarie non trovarci praticamente nulla che dia un po' di riconoscimento ad un importante pezzo del sistema nazionale di Istruzione, così come previsto dalla legge 62/2000 e dalla Costituzione.

Si tratta pur sempre di 968.000 studenti, qualche decina migliaia di insegnanti, dirigenti, personale amministrativo e circa 13.000 scuole sparse su tutto il territorio nazionale, alcune volte le sole a presidio di zone particolarmente isolate.

Un mondo che viene da lontano e che reclama laicamente la parità scolastica come un diritto civile dei cittadini, riconosciuto anche nella Costituzione Italiana, da esercitare nelle scuole che hanno la funzione sociale di svolgere un servizio pubblico.

Noi genitori ci domandiamo: è lecito che un giovane cittadino italiano sia discriminato solo perché disabile? Può un ragazzo o una ragazza diversamente abile chiedere di avere lo stesso trattamento che ha un suo coetaneo nella scuola statale?

Può una famiglia essere costretta a rinunciare alla scuola che ritiene più adatta adeducare e formare il proprio figlio solo perché non ha sufficienti risorse economiche?

Vede Presidente, essere cittadini europei per noi vuol dire avere gli stessi diritti dei cittadini degli altri Paesi del continente. Ed invece assistiamo alla strana consuetudine tutta italiana per cui ci si deve obbligatoriamente allineare solo ad alcune normative decise dall'Europa ma non ad altre, e tra queste vi è quella che tutela il pluralismo educativo garantito a tutti ugualmente.

Negli altri Paesi la libera iniziativa della società civile di fondare e gestire scuole viene fortemente sostenuta culturalmente ed economicamente mentre in Italia il Parlamento e la politica in genere non muove un dito se in 5 anni chiudono 350 scuole. Tanto che ormai in molte province italiane la possibilità di scelta è tramontata forse per sempre, alla faccia della libertà ma anche della lotta alla dispersione scolastica che si dice di voler combattere.

Per ultimo Signor Presidente, proprio in questi giorni stiamo assistendo ad uno degli effetti più devastanti della legge sulla Buona Scuola: è quello dell'esodo di molti docenti, formatisi per anni nella Scuola Paritaria, dalla stessa alla Scuola statale, per motivi certamente comprensibili di sicurezza del posto di lavoro e di una maggior retribuzione. Risultato questo di scelte politiche e burocratiche che finiscono per annullare la libertà di insegnamento.

Di queste e tante altre questioni ancora aperte (ad esempio il tema dell'educazione alle pari opportunità, le scuole dell'infanzia, i centri di formazione professionale), ma tutte molto preoccupanti, vorrei parlarle.

Non potremo farlo a Sondrio ma Le chiedo la cortesia di un momento di confronto presso il Quirinale, la casa di tutti gli Italiani.

La sfida è grande e noi vorremmo sentire il garante della Costituzione Italiana schierarsi per il riconoscimento dei diritti e della libertà di educazione di tutti i genitori, prima che sia troppo tardi e si debba solo constatarne la fine. Per fare un passo avanti, per sentirci uniti e impegnati per il presente ed il futuro dei nuovi cittadini.
Buon anno scolastico anche a Lei, Presidente.

* Presidente Nazionale
Associazione Genitori Scuole Cattoliche

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