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Riforma costituzionale? Una montagna di parola per «soffocare» l'autonomia del Trentino

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Sandro Bordignon

Manifestazione «No alla riforma Boschi-Renzi»: 4 novembre p.v. con Quagliariello, Borga e Bordignon

Trento, 19 ottobre 2016. - di Sandro Bordignon

Egregio Direttore, il 4 novembre ci sarà un incontro aperto alla cittadinanza con la presenza del Senatore, già Ministro delle Riforme e presidente di Idea, Gaetano Quagliariello. Saranno inoltre presenti come relatori: Rodolfo Borga, avvocato e consigliere provinciale e il sottoscritto.

L'argomento non è tra i più facili da trattare: analizzando nel dettaglio la riforma costituzionale e le motivazioni del "sì" non sono riuscito a scorgere un interesse nazionale per la riforma, figuriamoci regionale.

Prendiamo ad esempio gli articoli che illustrano l'iter di formazioni delle leggi: art. 70, 71, 72. Il primo ora conta 9 parole, mentre quello nuovo ne conta 439. L'art. 71 passa da 44 a 171, e il 72 da 190 a 431. Altro che semplificazione!

Cosa significa tutto ciò in termini pratici? Significa principalmente pericolo. È per questa modifica che il "nostro" presidente della Provincia è andato a Roma da Matteo Renzi a chiedere garanzie, poi ottenute tramite accordo meramente privato. Ci possiamo fidare o sarebbe meglio che all'interno della riforma ci siano già le garanzie che tutelino l'autonomia trentina? Il mio intervento sarà focalizzato su un argomento al quale tengo moltissimo: la "nostra Autonomia".

Nella riforma costituzionale, l'art. 117 comma 2 viene integrato con una "clausola di supremazia statale" che recita così: "su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie o funzioni non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o dell'unità economica della Repubblica o lo renda necessario la realizzazione di programmi o di riforme economico-sociali di interesse nazionale".

Sono io l'ingenuo? Come mai (quasi) tutto il Patt dopo la visita al "Messia" ha scelto di votare compatto per il "sì"? Quindi rivolgendomi a loro vorrei chieder: Cosa vi ha detto il vostro presidente? Mi piacerebbe saperlo, magari persuadete pure me. O forse – chiamatela presunzione – riesco io a far votare qualcuno di voi con un deciso "NO".

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