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Politica come passione civile

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Gian-Piero-RobbiTrento, 22 ottobre 2016. - di Gian Piero Robbi

Egregio Direttore, nei giorni scorsi a Meano si sono tenuti una serie di incontri e spettacoli il cui tema portante era la politica come passione civile. In questi incontri si è parlato di figure come Alcide De Gasperi e i fratelli De Carli che hanno avuto un ruolo fondamentale nella politica di Meano.

Insomma si è parlato di una stagione politica che sembra lontanissima, non solo dal punto di vista cronologico, ma anche ideologico. Infatti non si può fare a meno di notare una abissale differenza tra la politica di un tempo e quella odierna.

Stiamo parlando di una generazione di uomini che vedevano nella politica un sano strumento per il bene comune e non un biglietto per il mero potere. I fratelli Edoardo e Germano De Carli che erano originari di Meano furono esponenti del popolarismo trentino. Edoardo fu deputato alla Dieta di Innsbruck, mentre Germano fu parlamentare a Vienna ed entrambi incontrarono il giovane Alcide De Gasperi che fu compagno di studi di Edoardo e suo caro amico, tanto che lo stesso tenne a battesimo il suo primogenito.

Ripensando a questi personaggi, non posso non ammirare quella Politica con la P maiuscola che era animata soprattutto dalla passione e dall'impegno. E mi chiedo se non sia proprio la mancanza di passione dei politici odierni ad allontanare i cittadini dalla politica stessa?

Il politico in generale oggi è visto come una figura che mira al potere pensando prima di tutto ai propri interessi e a quelli della lobby di appartenenza. Il politico è quindi un imprenditore che investe su sé stesso, è un professionista che pensa a riempire le proprie tasche e questo non è certo quello che il popolo vorrebbe vedere in una figura che per antonomasia dovrebbe invece rappresentare e preoccuparsi degli interessi dei cittadini.

Facendo diventare la politica una professione viene meno il senso stesso della politica, e non dobbiamo stupirci se sempre più persone si disinteressano di questo argomento. Questa deriva ha creato una grossa spaccatura tra la politica e il popolo, perché ormai la stessa è vista come una cosa che appartiene ai potenti, ai "grandi architetti" che la manovrano a proprio piacimento, quindi la partecipazione stessa del popolo è sminuita se non addirittura annullata.

Per riavvicinare le persone alla politica ci vorrebbe una grande "iniezione" di passione nei politici odierni. Bisognerebbe cambiare radicalmente la figura del politico e forse in questo caso fare un passo indietro ispirandosi a quegli uomini che hanno fatto politica col cuore e non col portafoglio.

La partecipazione è forse l'ingrediente chiave che oggi manca, non c'è interazione tra i politici e i cittadini, quindi gli stessi si sentono non solo esclusi, ma anche presi in giro, perché a parole il politico odierno si dice impegnato per il bene del cittadino, ma nei fatti l'unico bene a cui mira è il suo.

Perché allora interessarsi di politica, quando non solo non si ha voce in capitolo, ma si viene anche palesemente ingannati? Bisogna cambiare registro, scendere dal piedistallo e guardare negli occhi i cittadini, togliere le barriere e partecipare, solo così la politica può salvarsi.

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