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Il 4 dicembre starò lontano dal seggio.....

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Referendum del 4 dicembreAosta, 3 novembre 2016. - di Giancarlo Borluzzi

Il 4 dicembre non andrò al seggio per il referendum pur avendo le idee chiare tanto sul merito quanto sulle possibili conseguenze del voto. Almeno 20 milioni di italiani faranno come me, però vorrei sottolineare la mia motivazione in quanto atipica perché prescinde dai contenuti del quesito e può essere criticata solo da chi, per sua fortuna, è privo di esperienza relativa alla ragione su cui si innesta la mia lontananza dal seggio.

Chi va a votare, indipendentemente dalla scelta che può essere anche quella del lasciare bianca la scheda o dell'annullarla inneggiando a una squadra calcistica, di fatto sottintende un positivo stato d'animo con lo Stato che ha organizzato il referendum. Ma io sono da tempo disgustato da quanto tocco con mano in un campo nel quale lo Stato ha il compito di manifestare un'efficienza che però manca. Parlo di quella che dovrebbe essere la Giustizia che si fa valere nei Tribunali, ma la mia esperienza specifica, in procedimenti civili e penali (con me e i miei figli sempre attori nei confronti di altri da noi chiamati in causa per disparate ragioni), è qualcosa che complessivamente critico, talora fortemente, e su cui potrei soffermarmi a lungo facendo riferimento a casi diversi, ma accomunati da un loro dispiegarsi secondo modalità che raramente posso condividere per variegate ragioni.

Ci sono esperienze che non posso bollare con la terminologia che oggettivamente meritano, pena la non pubblicazione in questa rubrica e il rischio di fulmini giudiziari da parte di chi vuole o deve tifare per lo status quo. Non ogni aspetto della Giustizia è passibile di critica, ma è il suo complesso che mi lascia la bocca amara per fatti legati ad angolazioni diverse. E' inoltre deprimente constatare che i media, parlando della Giustizia, si limitano a ritornelli su separazioni di carriere, toghe colorate o meno, riduzioni di passaggi negli iter e via così: problematiche comunque a lato della sostanza dei problemi perché, all'interno dei percorsi giudiziari, ci sono salutari modifiche fattibili rapidamente per l'assoluta evidenza delle incongruenze e per la facile individuazione di vie veloci per il loro superamento.

Aggiungo: al cittadino dovrebbe essere concessa la possibilità di evidenziare, a organi all'uopo creati per agire con incisività e prontezza, le proprie esperienze negative; non parlo dei ricorsi o delle opposizioni (azioni dai tempi biblici sempre interne a questa Giustizia, cioè un gatto che si morde la coda), bensì di modifiche a protocolli imperniati su lunghi percorsi che oltretutto non sempre portano a una chiara comprensione delle ragioni per cui un cittadino si muove quale attore. Se dettagliassi uno o due casi, si potrebbe pensare a eccezioni, per cui dovrei evidenziarne in quantità industriale, ma di fronte a chi? Ci vorrebbe un libro di centinaia di pagine, ma sarebbe una probabile perdita di tempo perché l'attuale politica pensa solo all'utile partitico, non ai problemi veri che però non smuovono masse al momento del voto.

Conseguenza: non andrò a votare quale giustificata reazione a uno Stato che pare esistere nel caso di importanti procedimenti penali o civili che riempiono giornali o trasmissioni puntando sull'epidermico, ma è pigramente assente in questioni di Giustizia che toccano la maggioranza dei cittadini che, di fatto, si trovano sovente davanti al muro di gomma della burocrazia, della carenza di organici, della superficialità, della reiterazione di rituali che non sempre favoriscono una corretta focalizzazione degli accadimenti che si portano in giudizio, rendendo quest'ultimo talora surreale.

Avrei voluto essere libero di comportarmi, nel giorno del referendum, secondo la mia coscienza politica, ma lo Stato me lo impedisce a causa del dissapore che ha creato in me nei suoi confronti per quanto sopra evidenziato.

Il 4 dicembre starò lontano dal seggio.....

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