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Vino acidulo e Val d'Aosta etica

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Pierluigi MarquisAosta, 13 marzo 2017. - di Giancarlo Borluzzi

Stimato Direttore, chi possiede sensibilità gustativa detesta il vino acidulo; si risolve il problema modificando il ciclo di produzione, non cambiando solo l'etichetta della bottiglia come si è fatto in Valle d'Aosta sostituendo Rollandin con Marquis. Sub luce aeternitatis nulla cambia perchè il vino acidulo in bottiglia sarà sempre quello, come deducibile dal conservatorismo del programma esposto dal nuovo Presidente, insediatosi con assessori accomunati dalla pretestuosa opposizione a un "uomo solo al comando" (senza capire che conta la sensatezza delle idee, non il loro essere proposte da una o più persone), ma soprattutto dall'essere stati, e voler continuare a essere, i paladini indefessi dell'inaccettabile "regione etica" che la strampalata politica valdostana tenta di somministrare a tutti i residenti, complice la colpevole noncuranza specifica da parte dei Governi nazionali dal dopoguerra a oggi.

Discutere in Valle della sua quintessenza di regione etica paragonabile ai passati e presenti Stati etici nei quali vengono imposti i valori di riferimento, è come parlare di stufe a pellet all'equatore; qui importa ricevere duemila euro annui di indennità per un inesistente bilinguismo ed è estranea la dignità di opporsi all'imposizione dell'infarinatura di una lingua francese inutilizzata in Valle quanto marginale fuori ma muro portante di una regione etica che si incarna in primis proprio nella finzione francofona, in secundis nei fantasiosi riferimenti etnici, nella bizzarra contrapposizione allo Stato italiano, nell'aspirazione alla sovranità della regione, nel tic di ritenere che la residuale specificità della minoranza autoctona debba essere numericamente incrementata dall'invenzione di un popolo locale abbracciante anche la maggioranza non autoctona che può legittimamente riconoscersi in altre radici o in nessuna, nell'elevazione a specificità del ridottissimo utilizzo di un dialetto che dubbiosamente è il più diffuso in regione, nella frottola da cabaret di tre comuni che sarebbero di lingua tedesca, in tante altre facezie cavalcate per decenni da Rollandin e che Marquis non ha affermato di voler accantonare: basti il riferimento programmatico di quest'ultimo alla cosiddetta "adaptation" (ineffabile parto della precedente giunta) ottenibile strumentalizzando insegnanti che, per ricevere uno stipendio, si dovrebbero sostituire ai genitori nell'indicare i riferimenti culturali degli studenti.

Marquis coincide col predecessore sia perché milita in una Stella Alpina dal retaggio democristiano del "potere per il potere", sia in quanto circondato da multicolori profughi dell'UV ancora più assatanati della loro già casa madre relativamente alla regione etica. Un'analisi politica seria, nè epidermica nè condizionata dai brindisi di chi avrebbe vinto o dagli strilli di chi ha perso al gioco delle tre carte della "Valle etica", evidenzia che nulla è cambiato e che vanno criticati quanti, parteggiando per il novello o per il deposto leader dell'eticità regionale, non sanno capire che il problema è nel manico, nell'acidulità di un vino che va reso apprezzabile, eliminando gli indifendibili contenuti della regione etica, premessa per un'enclave di buffo integralismo nel territorio della repubblica italiana ove tutti devono costituzionalmente essere liberi di scegliersi da soli i valori di riferimento.

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