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Lettera aperta al PATT

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Rossi&OttobreArco, 14 aprile 2017. - di Mauro Ottobre*

Caro Direttore, l'esigenza di scrivere una lettera aperta agli amici e militanti del Partito Autonomista nasce dalle continue notizie errate e menzognere sul mio conto, su cui è opportuno fare chiarezza, una volta per tutte.

Tramite lettera datata 4 giugno 2016 mi sono dimesso dal partito, fornendo delle motivazioni di carattere politico: un partito nel quale non mi riconoscevo più e che ha smarrito, a mio modo di vedere, la propria identità storica, culturale e valoriale.

La mia rottura con il Patt ha radici nel congresso dell'anno scorso, nel quale mi sono visto pugnalare alle spalle da una persona che reputavo amica, che aveva firmato la mia tesi congressuale e la mia azione politica, salvo poi scoprire che spifferava ogni mia mossa a Franco Panizza. Ricordo che la mia candidatura fu avvallata e condivisa, per ben tre volte, dai direttivi dell'Alto Garda e Ledro. Tale candidatura serviva a bilanciare quella rappresentazione territoriale che al partito mancava (forte in Val di Non, Valsugana e Val di Sole, debole da Trento in giù); vi era dunque bisogno di qualcuno che provenisse dal Basso Trentino e che avesse una certa esperienza all'interno del partito. Volevo altresì contribuire con un metodo di crescita del partito, giacché in pochissimi anni siamo riusciti a portare il Patt, nell'Alto Garda e Ledro, dai minimi storici ad essere il secondo partito, competitivo con il Partito Democratico.

Mi ero accorto però che, durante il governo Ugo Rossi, quelle riforme di marcato accento autonomista, non erano in programma, nonostante le promesse fatte al nostro elettorato durante la campagna elettorale e si era preferita adottare un'amministrazione ordinaria di montiana memoria. In particolare, mancavano quelle risposte che il mondo del turismo attendeva, con una riforma importante e adeguata alle nostre esigenze, al fine di aumentare la qualità ricettiva delle nostre strutture turistiche, avvicinandoci agli standard della Provincia Autonoma di Bolzano: riforma che avrebbe potuto concretizzarsi attraverso degli incentivi alle ristrutturazioni e che avrebbe altresì dando man forte a quel settore dell'edilizia in enorme difficoltà negli ultimi anni, come i dati testimoniano, con 3 mila posti di lavoro persi. Una riforma che aiutasse i giovani e incentivasse le assunzioni.

Il governo Rossi avrebbe dovuto mettere in campo, inoltre, una riforma dell'export, che incentivasse l'internazionalizzazione delle aziende, scongiurando le dislocazioni ma creando nuove opportunità di investimento all'estero per il nostro comparto imprenditoriale. Idee bocciate senza possibilità di dialogo, salvo poi scoprire che, sei o sette mesi più tardi, i dati della Banca d'Italia mi avrebbero dato perfettamente ragione (mentre Bolzano vola, generando un drammatico abisso tra le due province che mai si era visto prima). Tutte le mie idee sono sempre state inascoltate perché Rossi ha sempre ritenuto di avere la bacchetta magica.

Avevo deciso, infine, di ritirare la mia candidatura dalla corsa a segretario di partito per partecipare alle elezioni del presidente, con il supporto di tutto il mondo tirolese, che si sentiva garantito dalla mia presenza e dalla mia politica. Quello stesso mondo mi avrebbe dato il suo supporto con la formula Panizza presidente del partito e io segretario, poiché ero una persona che voleva unire, e non dividere. Sono tutt'ora orgoglioso di rappresentare quel 40% di militanti che aveva scelto al congresso e non ha seguito i diktat di Rossi.
Panizza ha preferito la rottura, poiché egli sosteneva che io non ero "affidabile": un'accusa grave e strumentale, perché in 11 di militanza non sono mai stato toccato da nessun scandalo, ho sempre mantenuto una moralità alta, versando al partito oltre 100 mila euro, senza gravare mai sui conti del partito. Anzi, avevo cofinanziato l'apertura di diversi sedi in Trentino (questo lo fece, ad onor del vero, anche Panizza).

Si è trattato di un congresso dal bilancio fallimentare, che non ha sancito alcuna linea politica ed è stato boicottato da tutti i vertici della coalizione provinciale - ricordo che non era presente alcun parlamentare o assessore provinciale - e tanto meno alcun rappresentante della Svp. Vi sembra un congresso serio e degno di tale nome? Suvvia. L'unica cosa in palio erano le poltrone (e anche Kaswalder ne ha successivamente pagato il prezzo).

Quel gesto di candidare Pedergnana contro di me, applicando il "Divide et Impera" al fine di mantenere il potere, ha distrutto il lavoro di 11 anni nell'Alto Garda e Ledro creando tensioni, fibrillazioni e rotture. Questo mi ha profondamente inorridito: nulla poteva essere più come prima dopo quell'episodio gravissimo e inqualificabile. Stranamente, dopo 11 anni di militanza e nonostante tutto quello che avevo dato al partito in termini di crescita, secondo l'attuale classe dirigente io non sarei stato degno di fare il presidente mentre una persona con soli 5 anni di militanza si. Sarà che ero troppo scomodo e indipendente? Troppo Difficile da manovrare? E' l'unica spiegazione plausibile.

Per soffocare ogni istinto pluralista e democratico del partito, Panizza ha preferito mantenere lo status quo del pensiero unico dominante, più adatto alle dittature sudamericane che alle democrazie liberali occidentali. Una repressione acclarata da una delibera del consiglio di partito in cui si invitava i militanti a non rilasciare interviste alla stampa che non fossero in linea con i diktat di partito: nemmeno Stalin sarebbe arrivato a tanto, ma nessuno si è scandalizzato.

Me ne sono andato perché era l'unica cosa che potevo fare, il clima è cambiato in maniera irreversibile. Nonostante questo, la Svp ha ritenuto opportuno che rimanessi all'interno del loro gruppo in Parlamento per il lavoro svolto in questi anni nell'interesse della nostra Autonomia. I segnali di disfacimento e deterioramento del Patt sono inequivocabili ma spiace constatare che persone intelligenti e rispettabili, che godono della mia stima, facciano come gli struzzi ed evitino di guardare in faccia la realtà per quella che è. Guardate quello che è successo al territorio da cui provengo, per fare degli esempi concreti, e ditemi se sono assimilabili ad una politica autonomista: la chiusura della guardia medica a Ledro nonostante le 900 mila presenze turistiche ogni anno, l'aver incentivato lo spostamento della Mariani da Ledro a Rovereto, il mancato accreditamento di Villa S.Pietro - nonostante la Provincia di Bolzano abbia fatto il contrario - la vicenda dell'Eremo che, con oltre 10 milioni di investimento (parliamo della struttura i riabilitazione più importanti del Paese), dove la provincia ha deciso che i trentini devono fare una settimana in meno rispetto ai cittadini di Veneto e Lombardia per una politica folle e autolesionista anche in termini di costi. O altre questioni di carattere generale come la futura riforma delle case di riposo, il trattamento riservato agli insegnanti, il divieto assoluto di fare cultura tirolese.

Questo non è il partito a cui avevo aderito 11 anni fa e che ho contribuito a far crescere, come i numeri testimoniano in maniera inequivocabile e che nessuno può smentire. Dove sarebbe la decantata politica autonomista? E' ora il partito delle epurazioni, dei sotterfugi, dove pur di mantenere i posti di potere ci si svende l'anima; un partito che ha dimostrato zero interesse e rispetto verso il territorio da cui provengo e che gestisce il potere in maniera inqualificabile. Come dice la canzone di Guccini: «E' facile tornare con le tante stanche pecore bianche! Scusate, non mi lego a questa schiera: morrò pecora nera!».

* deputato

 

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