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21 aprile 753 a.C. Fondazione di Roma

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Carta del Lavoro 21 aprile 1927Trento, 21 aprile 2017. - di Antero Morreni

Caro Direttore, ricorre oggi il Natale di ROMA. Ritengo che si possa degnamente celebrare la sacralità di codesto giorno con il celebre " Inno a Roma" di Fausto Salvatori (musiche di Giacomo Puccini).

"Roma divina, a te sul Campidoglio,
dove eterno verdeggia il sacro alloro,
a te, nostra fortezza e nostro orgoglio,
ascende il coro.
Salve Dea Roma! Ti sfavilla in fronte
il Sol che nasce sulla nuova storia;
fulgida in arme, all'ultimo orizzonte
sta la Vittoria.

Sole che sorgi libero e giocondo
sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
tu non vedrai nessuna cosa al mondo
maggior di Roma, maggior di Roma!

Per tutto il cielo è un volo di bandiere
e la pace del mondo oggi è latina:
il tricolore svetta sul cantiere,
su l'officina.
Madre che doni ai popoli la legge
eterna e pura come il sol che nasce,
benedici l'aratro antico e il gregge
folto che pasce!

Sole che sorgi libero e giocondo
sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
tu non vedrai nessuna cosa al mondo
maggior di Roma, maggior di Roma!

Benedici il riposo e la fatica
che si rinnova per virtù d'amore,
la giovinezza florida e l'antica
età che muore.
Madre di uomini e di lanosi armenti,
d'opere schiette e di pensose scuole,
tornano alle tue case i reggimenti
e sorge il sole.

Sole che sorgi libero e giocondo
sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
tu non vedrai nessuna cosa al mondo
maggior di Roma, maggior di Roma! "

https://www.youtube.com/watch?v=QovRTwizcxc

http://www.ilgiornaleditalia.org/news/la-nostra-storia/854290/21-aprile-1927--il-Gran.html

Oggi ricorre l'anniversario della Fondazione di Roma. Ricorre anche l'anniversario della promulgazione da parte del Gran Consiglio del Fascismo della Carta del Lavoro, massima espressione della civiltà giuridica italiana in materia di lavoro.

Ecco cosa scrive WikipediA

L'approvazione della Carta del Lavoro

Il documento fu preparato e discusso una prima volta il 6 gennaio 1927, ma subisce una certa difficoltà a vedere la luce, per il dibattito in seno alle confederazioni fasciste dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Sebbene esse ritenessero di dover superare la lotta di classe in favore della collaborazione, le posizioni rimangono distanti ed il Gran consiglio del fascismo si trova costretto a moderare le varie istanze. Imponendo rinunce ad entrambi, il governo riesce a conciliare le parti: viene ad esempio respinto il minimo salariale per categoria, ma vengono accettate indennità di licenziamento, conservazione del posto di lavoro in caso di malattia ed assicurazioni sociali.

Il testo redatto da Carlo Costamagna, riveduto e corretto da Alfredo Rocco, fu poi approvato dal Gran consiglio del fascismo il 21 aprile 1927. Nonostante non avesse valore di legge o di decreto, non essendo allora il Gran consiglio organo di Stato ma di partito, esso fu pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 100 del 30 aprile 1927.

Porta le firme del capo del governo, dei ministri, dei sottosegretari, dei dirigenti del partito, dei presidenti delle confederazioni professionali fasciste dei datori di lavoro e dei lavoratori e si compone di trenta assiomi, o enunciazioni, numerati con cifre romane. Dichiara che il lavoro è un dovere sociale e che il suo fine è assicurare, assai più che la giustizia, la potenza della Nazione, determinando il termine della lotta di classe.
« Nessun documento ufficiale ha mai affermato così chiaramente questa natura etica dello Stato in generale ed in specie rispetto all'attività economica, come la Carta del Lavoro nelle sue premesse fondamentali e in tutto lo spirito che la governa. La Nazione è una unità morale, politica ed economica" [...]. Noi crediamo di poter liberamente commentare aggiungendo: Unità politica ed economica, in quanto unità morale" (...). Così si integra e si illumina il concetto dello Stato...; così pure si integra e si illumina la figura del cittadino... che non è più una entità statica e uniforme..., ma agisce.. e nel lavoro trova la sua concreta funzione e il suo posto nella vita, l'uomo è cittadino: al cospetto di quello stesso valore morale in cui consiste la sua unità »
(Giovanni Gentile, rivista mensile di cultura politica "Educazione fascista")

Essa acquisì valore giuridico nel 1941, quando fu inserita tra i principi generali dell'ordinamento giuridico, con valore non precettivo ma interpretativo delle leggi vigenti.

Nel 1942 la Carta del Lavoro venne inserita come premessa e prefazione del codice civile appena modificato.

Ovviamente con la caduta del regime fascista la Carta perse ogni valore giuridico.

L'Italia, con la Carta del Lavoro, la Carta di Verona (decreto legislativo del 12 febbraio 1944 n. 375 sulla socializzazione delle imprese), alcuni articoli della Costituzione (Rapporti economici artt. 35-47) e lo Statuto dei Lavoratori (Legge 20 maggio 1970 n. 300 nel testo originario), si colloca al vertice mondiale per la più completa e convincente legislazione sul lavoro ed è per questo, ma non solo per questo, un FARO di CIVILTA' (altro che jobs act di renziana memoria).

Claudio Taverna

Statuto dei lavoratori

21 aprile 753 a.C. Fondazione di Roma

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