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Lettera aperta al signor presidente emerito Silvio Berlusconi

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Silvio BerlusconiMonselice, 1 luglio 2017. di Adalberto de' Bartolomeis*

Signor Presidente Emerito, è da tempo che anelavo scriverle e, direttamente, quale cittadino italiano, ex ufficiale dell'Esercito, figlio e nipote di due medaglie d'argento e di bronzo, al Valore Militare, di schietto, desidero sottoporre alla sua solerte, fervida, attenzione, alcune mie considerazioni di ex soldato, sempre servitore della Patria, nel cuore e non più in servizio, poiché le mie osservazioni di prossimo, spero, 58 enne, credo, siano sufficienti a farla riflettere in che direzione sta andando il nostro Paese.

È avvenuta, di fatto, sostanzialmente, una catarsi di mutamenti economici che hanno sconvolto aspetti demografici e sociali, dove i registi di uno scenario geopolitico hanno serie difficoltà a gestire tante situazioni sociali che, unite e non separate e distinte, come dovrebbero essere affrontate singolarmente, finiscono per sovrapporsi tutte, dando la netta sensazione che non venga rispettato con rigore ed autorità il vecchio, sacrosanto, principio delle priorità.

È così che allora appare una società convulsa, collocata ad atteggiamenti più emotivi, impulsivi ed anche compulsivi a manifestazioni estemporanee ed inconcludenti, purtroppo, sul piano politico nazionale. Le riforme attuali, che altro non sono che mezzi per ovviare emergenze ( vedasi i vaccini o regolare il diritto a potersi difendere da aspetti di una vita fortemente instabile sul piano della sicurezza e dell'incolumità dell'individuo) sono dei veri e propri palliativi di discutere e prendere solo coscienza che tutto il sistema sociale ed economico è in forte crisi. I giovani di oggi che abbracciano addirittura due generazioni, mi riferisco ai nostri connazionali, sono parossisticamente, per una condizione di vita ormai diffusa di estrema crisi, i nuovi emigrati in parallelo, senza considerazione, senza alcuna attenzione da parte dell'attuale governo italiano, ai dilaganti migranti che hanno ormai intasato il collo della bottiglia e rischiano, ora: non sarà colpa loro, ma è così, di farla esplodere, con effetti devastanti per tutti, per una comunità che non può essere in grado di potere sopperire alle deficienze di governi, la cui responsabilità non doveva assolutamente porsi in subordine a gerarchie istituzionali europee, le cui figure politiche di ruoli di cancellerie e di presidenze, prevalgono.

Esiste una forma di soggezione psicologica che rasenta la sottomissione ad una volontà di governo che non esprime più la propria autonomia nazionale, la propria sovranità. Ciò produce da tempo malessere, crisi fisica e psicologica nelle persone, oltre che una condizione economica di totali incertezze e perdita di riferimenti. Chi è in pensione, gran parte degli italiani che, nel male e nel bene ci sono, sono diventati per la società un vuoto a perdere, zavorra inutile, ingombro, eppure sono ancora il motore di una società, certamente, non multietnica, come la sinistra vorrebbe.

Sono un'identità quasi da cartolina, da foto ricordo, perché ora il "dilemma" sono i migranti di serie "A", con il rotta capo di questo strampalato "ius soli" a corsia preferenziale per chi non ha progetti, per chi non vuole integrarsi, per chi continuerà ad essere un disadattato, per chi non imparerà mai la lingua italiana, per chi si rifiuterà di accettare i nostri costumi e le nostre regole.

Però dei giovani italiani e sempre più in crescendo, meno, se ne parla pochissimo. Solo accenni, spazi di cronaca televisiva e di stampa, solo quando sono coinvolti in attentati, mentre gli emigrati dei flussi di serie "A" sono dei privilegiati, senza che questi facciano qualcosa di utile. Nulla. Girovagano, sfuggono ai controlli ed il resto, poi, è talmente facile a precederlo che, giorno dopo giorno si presentano, puntuali, problematiche a cui sono le stesse istituzioni dello Stato che non possono fare orecchie da mercante perché rimangono basite.

Nel frattempo la politica deve andare avanti, deve svolgere la sua azione riformatrice, preparandosi per la nuova legislatura. Solo che l'approssimarsi dell'evento, finalmente, dico io, dà ancora più smarrimento alla gente comune come me, che sulla soglia della sessantina, oltrepassato, ormai, il mezzo secolo d'italianità, dalla propria nascita, non sa a chi affidarsi per un voto elettorale certo, sicuro, perché? Perché in contrapposizione ad una sinistra ed a governi tecnici che hanno solo saputo fare disastri e lei ne sa più di qualcosa, c'è poco o addirittura niente. Non c'è polso, non c'è fermezza, non c'è coesione in un centrodestra tutto disunito, litigioso, di scarsissimo esempio per gli italiani moderati, stucchevole in una forma di individualità da "cani sciolti".

E allora di cosa vogliamo parlare se non esisterà mai coesione, un unico Polo compatto, solo perché ciascun partito vuole esprimere il proprio se ed il proprio ma finendo per essere solo inconcludente, con una legge elettorale che "premierà", relegherà i soliti e mai i nuovi. Come e da chi verrebbero formate le nuove leve di una politica seria se non esiste peraltro senso dello Stato? Io non lo vedo da anni, da decenni, mi creda!! Signor Presidente Berlusconi non possiamo abdicare allo sfacelo di una Nazione che ha tenuto a battesimo e cresciuto generazioni che sono morte in nome di un'Italia, nel bene, come nel male, difendendo ideali e sacrificandosi a Valori che oggi a parlarne la gente o ti dà del pazzo, oppure preferisce continuare a chattare sul proprio cellulare, a testa bassa.

La prego: se può, se crede, mi dia una risposta. Le sono grato per l'attenzione a questo mio scritto.

Distinti saluti

*colonnello Esercito in riserva

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