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Riconoscimento del Monte Bianco: patrimonio dell'Umanità

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Monte Bianco versante italianoAosta, 29 ottobre 2017. - di Giancarlo Borluzzi

Caro Direttore, i localisti della Valle d'Aosta auspicano il riconoscimento del Monte Bianco quale patrimonio dell'Umanità da parte dell'Unesco. Ma, in una parte d'Italia ove il localismo è così "esperto in montagne" da esprimere sindaci che, ad esempio, pongono in Svizzera il Monviso nei pannelli illustranti i panorami visibili dai loro Comuni, è fisiologico non focalizzare le controindicazioni relative a tale riconoscimento.

Sorvolo sul fatto che le attestazioni dell'Unesco non costituiscono un imprimatur di valenza oggettiva, essendo sovente concesse a chi andava accantonato e negate a chi le meritava: è la sola ricaduta propagandistica che muove quanti le auspicano. Voglio soffermarmi su un possibile aspetto controproducente per il turismo diretto al Monte Bianco dal versante italiano.

La Svizzera si mosse affinché l'Oberland divenisse patrimonio dell'umanità; ma l'Unesco concesse il riconoscimento a "Jungfrau, Aletsch, Bietschorn", quindi a un terna di vette (escludendo sia il più degno Eiger, sia il Finsteraarhorn, cima più alta dell'Oberland, per far posto a un Bietschorn carneade per molti). Se il riconoscimento Unesco per il Monte Bianco si concretizzasse nell'analoga indicazione di tre cime, queste dovrebbero essere "Bianco, Jorasses, Verte", indicando i tre gruppi compresi in quella che viene grossolanamente definita quale zona del Monte Bianco.

Ma l'Aiguille Verte, con i suoi importanti satelliti, è totalmente in territorio francese, nonché dotata di impianti funiviari e sciistici fino a 3300 metri che sarebbero incensati da un riconoscimento che non toccherebbe l'Italia. Le Jorasses non sono violentate da impianti e devono la loro fama al versante francese, mentre quello italiano è annegato in una lunga costiera di confine.

Monte Bianco: tale vetta, pur sul confine (si deve prescindere dalle interpretazioni di buontemponi francesi ...), è italiana: geograficamente perché la parte più articolata è tutta in Valle d'Aosta; alpinisticamente perché i percorsi italiani sono tra i più importanti nelle Alpi, anche se poi, delle 4 vie normali di accesso, 3 si snodano dalla Francia e una sola dall'Italia. Ma l'alpinismo, ahimè, genera poco profitto al territorio, causato da impianti funiviari e trenini a cremagliera relativamente ai quali la Francia la fa da padrona.

Non sono un cultore della violenza perpetrata da cabine e funi metalliche, ma va oggettivamente riconosciuto che gli impianti francesi da Chamonix all'Helbronner passando dalla stuprata Aiguille du Midi battono per cappotto la Skyway da Courmayeur, ad onta della nostrana pubblicità ingannevole in merito. E il trenino del Montenvers è solo francese, come la preindicata funivia sottostante la Verte.

Se poi il versante Svizzero dovesse apparire in una dicitura dell'Unesco riguardante più vette, potrebbero essere escluse le Jorasses per far posto, poniamo, al Mont Dolent, per molti carneade come il Bietschorn, ma gradito in quanto la vetta è punto di unione dei tre Stati.

Si opera dunque per un riconoscimento gradito agli svizzeri che vedrebbero oltremodo incensata la loro piccola parte del massiccio; inoltre, utile ai francesi per le loro maggiori attrezzature che reclamizzano Chamonix quale capitale mondiale dell'alpinismo (le auto attribuzioni prescindono dalla fondatezza...) visto che possiede anche le omonime e svettanti Aiguilles non condivise con altri.

Quale che sia la dicitura indicante l'auspicato riconoscimento Unesco, sicuramente la bellezza dei luoghi non cambierebbe, ma potrebbe far volgere maggiormente a favore di Francia e Svizzera il ritorno commerciale dell'operazione, non di una Valle spintasi forse imprudentemente in questa battaglia.

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