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"Il golpe inglese"

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Monselice, 17 novembre 2017. - di Adalberto de' Bartolomeis

Caro Direttore, desidero rispondere al lettore Mario S. Manca di Villahermosa sul contesto di un'epoca dove una guerra spazzò via le reali "chances" che poteva avere L' Italia. La Corona dei Savoia non era certamente invisa, salvo, guarda caso, che dallo scomodo alleato germanico e d'altronde, di teste coronate ce n'erano tante in quel periodo del '900 sull'affacciarsi di una guerra che avrebbe mutato definitivamente gli assetti politici ed economici di molti Stati e, naturalmente, le pretese di diversi regnanti.

Gli inglesi, prima degli americani, avevano un obiettivo: controllare l'Italia. Ecco il contesto. Londra mirava, diciamo, ad un doppio golpe: un primo, attraverso gli uomini nell'entourage di Mussolini, i quali speravano di uscire da quella situazione salvando il "buono" che c'era nel fascismo; un secondo, attraverso gli uomini legati ai Savoia, con un obiettivo ben diverso, liquidare del tutto il fascismo, salvare la monarchia e costringere l'Italia alla resa.

Una politica dal "doppio binario", quello inglese, in parte frutto di loro contrasti interni e di conflitti con gli alleati americani, che puntavano, anche loro, ad ambizioni di egemonizzare un'area ben ampia, che dalla Libia si spandeva fino ai confini con l'Iran. Senza volere entrare nei progetti separatisti che c'erano per interessi da parte di ambedue gli alleati, il petrolio, che ebbe origine d'interesse nei primi anni '20, in cui gli americani firmarono un accordo con il governo di Roma, affinché il mercato italiano avrebbe avuto dei grandi vantaggi con una società americana, la Sinclair Oil, l'Italia, in un conflitto che lei aveva dichiarato con l'Asse, non poteva essere più in grado di trattare e di partecipare a quote azionarie di società, da una parte e dall'altra, americane ed inglesi, le quali quest'ultime avrebbero tratto il massimo profitto insieme agli arabi, finite le ostilità.

Ecco perché gli inglesi ebbero l'esclusiva di puntare su un uomo che ancora prima che iniziassero le ostilità aveva ampiamente trattato con i britannici, il Duca d'Aosta. Fu per certi versi un tentativo di golpe per portarlo al potere in Italia, prima ancora che scoppiasse la guerra. Quando si arrese in Etiopia gli inglesi erano consapevoli che il cugino del Re avrebbe voluto evitare una guerra, anche per i numerosi incontri che ci furono in gran segreto tra ambasciate e Londra.

Il contesto senz'altro si era creato prima dell'entrata in guerra e solo quando furono resi gli onori delle Armi ad Amba Alagi, il 17 maggio 1941 il terreno era già preparato, pertanto fu ripreso quello stesso progetto di negoziare con il Viceré di Etiopia, ancor prima che costui si prese la malaria e sappiamo come andò a finire. In un documento del War Office ( Ufficio di relazioni estere della guerra) del 17 agosto 1941 un certo Phil Dixon disse: "Amedeo d'Aosta potrebbe essere attratto dalla nostra offerta di collocarlo sul trono italiano, sempre e quando riuscissimo a convincerlo dell'inevitabile sconfitta delle potenze dell'Asse. Dubito che possa resistere ad una simile offerta, vista la lealtà a Mussolini e a Vittorio Emanuele III".

Sempre gli inglesi presero in esame anche la possibilità che il Duca fosse posto alla testa di un governo in grado di salvare il paese dal caos. Ci furono diversi colloqui con Amedeo d'Aosta in una residenza di campagna dove gli inglesi lo avevano collocato, vicino a Nairobi. Le parole del colonnello Beddington, sempre del War Office furono queste: " il Duca d'Aosta può fare ben poco prima della sconfitta della Germania, ma potrebbe essere il leader più adatto a trasmettere le nostre condizioni di pace all'Italia, alla fine della guerra. Sarebbe utile prepararlo a questo compito".

Un piano che avrebbe implicato il suo trasferimento in Gran Bretagna. Il Duca d'Aosta replicò ai suoi "carcerieri" britannici di essere felice di potere trascorrere in una colonia inglese il tempo che lo separava dalla fine del conflitto ( rapporto scritto ma riferito dal colonnello David Talbot Rice al colonnello Francis Rodd , suo vecchio amico). É sicuro che storicamente restano molte ombre sulle ragioni che hanno indotto Londra a fare cadere la possibilità di un accordo con l'Italia prima dell'entrata in guerra del 10 giugno 1940.

Hanno voluto adottare la politica del doppio binario? Insomma, mentre da un lato trattavano, come cercarono di fare prima dell'entrata in guerra, dall'altro chiudevano la porta ad ogni accordo, quasi sperando che l'Italia entrasse nel conflitto e che si logorasse un po' per volta , in modo da tenerla in pugno. Ogni sospetto è lecito. Immediatamente, come il Duca d'Aosta divenne prigioniero degli inglesi, questi cercarono di trattare con lui offerte segrete. Andò come andò e, di fatto, Gran Bretagna e Stati Uniti si contesero il Medio Oriente e gli scenari del dopoguerra presero la direzione attraverso le Nazioni Unite dove le potenze vincitrici riconosceranno i loro interessi globali e le loro responsabilità, impegnandosi a vigilare sulle Nazioni che dovessero mettere in pericolo la pace, ma con forti interessi e complicità da parte di molti personaggi illustri.

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