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Il 4 marzo gli elettori hanno una responsabilità

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Cabina elettoraleMonselice, 6 febbraio 2018. – di Adalberto de' Bartolomeis

Caro Direttore, quella di non permettere alla sinistra, ai movimenti nuovi che la contraddistinguono, ancora da un simbolo che, anacronistico quanto si voglia, falce e martello, magari con sfondo del sole rosso ed i suoi raggi ed il consueto PCI magari anche scritto in piccolo, l'altro dell'inventore comico genovese ed il suo ispiratore, ma anche dai residui di centro, che compaiono, imperturbabilmente con lo scudo crociato della vecchia DC, di affermarsi come continuità dell'attuale governo uscente.

Non entro nell'elencare i danni che sono così evidenti per un dissesto sociale che la politica di solo questo quinquennio sta creando sempre più forti preoccupazioni per le troppe problematiche non più gestibili, ma mi rifaccio ai mandanti di chi, oggi, non più giovane di sinistra che, collocato tra i sessanta e i 75 anni, rappresentano i padri dirigenti di una classe politica che in realtà altro non è che il custode di un'ideologia che ci insegue da più di cinquanta anni: il '68.

È una maledizione. È come un vampiro che è sempre lì, pronto a usare la sua ascia da guerra, qualsiasi pretesto si presenti, per motivare, in fondo, la sua natura ideologica di esistere, vedendo, per esempio, fascisti e nazisti dappertutto. Gli spettri della storia che, evocati con allarmismo oserei dire puerile, gridano che ci sono ancora! Esistono. In questo modo cercano di santificare alle generazioni di chi è giovane, molto giovane, la loro ingombrante esistenza, dalla stampa, alla televisione, dalle emittenti radiofoniche, dalle università, sancendo il loro primato di continuare ad esercitarlo sulla gente comune.

Costoro, nati rossi, poi si sono collocati anche a destra, poi sono tornati a sinistra, l'hanno rifondata, "abbellita", vestiti con l'abito casual o elegante, ma che sempre maschera la vecchia ideologia di una rivoluzione che non ha solo distrutto l'intero Occidente, ma l'Italia assai di più, perché cercano sempre d'intortare un popolo, dove a fare ballare il tavolo sono i loro capoccia che da quella data, il 1968, hanno fatto di tutto e di più per monopolizzare il tessuto sociale, con alle spalle le associazioni partigiane di una memoria che, almeno qui in Italia non può trovare nemmeno una pacificazione in un confronto libero di opinione.

Il Sessantotto, non dimentichiamolo, non ha solo dato il 6, il 18 o il 27 politico, che nel tempo, con lo svuotamento del nozionismo scolastico ha oggi i suoi crediti formativi, ma è stato un momento conservatore per eccellenza, non dei valori tradizionali, ma della nomenclatura, con la scusa della lotta per dare il potere agli operai, che non hanno mai avuto. Quel momento, intriso d'ipocrisia che, capeggiata dai figli di papà per finanziare pure la violenza, ricordiamolo che è pure stato il padre della lotta armata. La retorica dei megafoni di gente che oggi ricoprono importantissime cariche istituzionali era la palestra delle rissose contestazioni nelle piazze, dove esercitarsi faceva scuola per i futuri dirigenti politici ed aziendali.

Perciò caro elettore, posso affermare che sono 50 anni che l'ascensore sociale in Italia è bloccata e questi " Maestri" di edulcorazione sono facilmente individuabili perché sanno come comportarsi istituzionalmente, ma dissimulano con il loro pensiero ciò che per loro è fondamentale portare sempre avanti, ora, con la scusa di un mondo incontrovertibilmente, ma pericolosamente globalizzato: la lotta di classe. Quindi, l'attuale centro destra non sarà la panacea che risolverà tutto e ricomporrà quanto c'è da recuperare, ma almeno votiamoli per confidare in ciò che potranno davvero attuare dai loro programmi.

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