Per la libertà di cultura in Valle d'Aosta

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Aiguille du FouAosta, 6 aprile 2018. - di Giancarlo Borluzzi

Stimato Direttore, Fou, Ciseaux, Pélerins, Caiman, Crocodile, République sono nomi di alcune delle Aiguilles de Chamonix, cime la cui stilizzazione appare nel simbolo che caratterizza un team con l'obiettivo dell'allineamento dello Statuto regionale a valori della Costituzione oggi calpestati sia a causa dei settant'anni trascorsi dalla promulgazione, sia dello stralunato localismo che punta all'épanouissement del carattere etnico e linguistico dei residenti tramite l'imposizione scolastica di un francese che in Valle nessuno parla, sia soprattutto della non conoscenza delle finzioni linguistiche valdostane di Governi e Parlamento dal dopoguerra a oggi.

L'Aiguille du Fou è perfetta per indicare chi accosta una Valle ove nessuno si esprime in francese all'Alto Adige ove il 68% parla tedesco. L'Aiguille des Ciseaux rende l'idea del cosa fare delle norme che impongono una cultura francofona anche se nel mondo è indispensabile l'inglese e marginalissimo il francese. L'Aiguille des Pélerins ha un nome gradito a chi viaggia e quindi sa che la lingua inglese è imprescindibile per comunicare con chiunque e dappertutto.

L'Aiguille du Caiman e quella du Crocodile indicano animali col physique du rôle per ostacolare chi vuol imporre al prossimo le proprie fisime. L'Aiguille de la République ricorda che anche in Valle vanno rispettati i valori costituzionali della nostra Repubblica. Il simbolo di tale team mostra anche il sole che fa capolino dalla Fou all'alba di un nuovo giorno in cui i residenti non saranno più strumentalizzati a fine politico: le lingue si imparano per comunicare, non per fingere l'appartenenza a un mondo francofono totalmente estraneo alla Valle nel 2018 visto che nessuno parla tale idioma.

Team operante per creare una Regione senza ayatollah che, grazie all'untuosa imposizione dello studio del francese, inventano un'extraterritorialità culturale della Valle rispetto a un'Italia la cui Costituzione parla invece di difesa della dignità della persona all'articolo 2 (per cui vanno spazzaturati gli épanouissements che dovrebbero rendere i residenti degli OGM a livello culturale) e dell'uguaglianza dei cittadini all'articolo 3 (con ciò cassando l'illusione dei soliti noti di essere dei padroni di casa titolati a ingabbiare i residenti nelle loro finzioni linguistiche). L'articolo 6 della nostra carta riconosce le minoranze linguistiche, ma nel 2018 in Valle c'è tanto francese quanto piante di datteri.

Comunque, il culto necrofilo per tale lingua in Valle defunta da parte di quanti rifiutano l'attuale realtà linguistica valdostana e mondiale è soddisfatto dalla libera scelta di una lingua straniera da affiancare all'italiano tra inglese e francese.

Il team preindicato si chiama "Per la libertà di cultura in Valle d'Aosta" e dispiegherà la sua azione illustrativa e propositiva a cariche istituzionali, parlamentari e opinione pubblica nazionale al fine di una rivisitazione liberale dello Statuto regionale, da ricalibrarsi sui valori della Costituzione e non sui disvalori dello statuto di UV e sue schegge.

Eventuali proteste sarebbero indice di becero integralismo perché non si vuole togliere lo studio del francese a chi lo desidera, bensì eliminare l'imposizione del medesimo a chi vive il presente e non vuole essere shakerato nel goffo tentativo di épanouissement sopra indicato. La principale autonomia delle persone è quella culturale; non la si può calpestare in omaggio alla panzana secondo cui Roma toglierebbe l'assai meno importante autonomia amministrativa (oltretutto in Valle malissimo gestita) se fosse abbandonato l'anacronistico rito dell'imposizione scolastica a tutti dell'inutile francese sostituendolo con la libera scelta tra inglese e francese: chi lo ritiene salga sull'Aiguille du Fou perché non comprende che la libertà culturale dell'uno termina ove inizia quella dell'altro.

Per la libertà di cultura in Valle d'Aosta