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Cose di casa nostra

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Aula del Consiglio Regionale - ProvincialeTrento, 3 maggio 2018. – di J. da Brivio

Egregio Direttore, nel parlamento nazionale, così come nei consigli comunali e provinciali, ma anche per mezzo della stampa, partiti e movimenti politici come pure singoli cittadini hanno la possibilità di denunciare le manchevolezze degli enti preposti alla fornitura dei vari servizi alla comunità.

E lo fanno. Attività encomiabile, legittima, democratica. Sarebbe maggiormente apprezzata se fosse praticata col chiaro scopo non solo di denunciare delle situazioni anomale o dannose alla società ma anche di individuarne i responsabili.

Cosa quest'ultima che accade raramente. Il nostro territorio non è da meno e le cose vanno più o meno così: l'interrogazione (o interpellanza) di un consigliere, comunale o provinciale che sia, inizia solitamente con l'esposizione di quanto è a sua conoscenza, con indicazione dei danni causati o ipotizzabili al buon vivere civile. Infarcisce l'intervento con un po' di retorica, qualche accenno ideologico e conclude chiedendo se la giunta sia al corrente di quanto da lui stesso denunciato e si aspetta una risposta scritta da chi di competenza entro i termini di regolamento.

Se essa non sarà di suo gradimento richiederà i chiarimenti del caso. Se tutto va bene la faccenda si esaurisce nel giro di settimane, se invece sorgono delle difficoltà si parlerà di mesi. E' un modo di procedere conforme al regolamento ma al tempo stesso inefficiente. Fermo restando l'inutile e dannoso spreco di tempo nel balletto "avanti indré avanti indré" nei rapporti epistolari o verbali che impegnano le due fazioni, la situazione potrebbe comunque migliorare, sempre nel rispetto del regolamento assembleare, se le interrogazioni (o interpellanze) fossero dettate dal desiderio di aiutare la comunità ad ottenere giustizia e non di vedere il proprio nome tra gli iscritti a parlare, col solo fine di ascoltare la propria voce.

Inoltre, ed in primis, l'interrogazione (o intepellanza) dovrebbe essere supportata da un dossier ricco di fatti e non di "sentito dire" o di supposizioni; tale da scoraggiare ogni tentativo di replica volta a distrarre l'assemblea o a guadagnar tempo con lo scopo di sfiancare e impaludare l'avversario. In altre parole l'interrogazione (o interpellanza) che abbia lo scopo di ottenere giustizia ha un significato quando le prove dei misfatti ci sono già, confermate da documenti ufficiali, inconfutabili, che possono inchiodare il colpevole di omissioni; sono a disposizione di ogni consigliere comunale e in attesa di essere esaminate.

Necessitano solo di buona volontà, spirito d'iniziativa e onestà intellettuale, caratteristiche che non dovrebbero mai difettare a coloro che si sono offerti di rappresentare e difendere il popolo. O no?

La chiarezza ha il vantaggio di rendere le cose facili, ma è invisa a politicanti e intrallazzatori, odierni azzeccagarbugli con tirapiedi al seguito. Qualcuno dice che i responsabili del malgoverno sono protetti dall'ignavia e dall'incompetenza di chi li dovrebbe smascherare ed esporre al pubblico ludibrio o segnalare alla magistratura.

Quante querele sono state inoltrate all'autorità competente dai rappresentanti del popolo (consiglieri comunali o provinciali) a seguito di malversazione o altri reati a danno della comunità negli ultimi anni?

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