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All'aumento della rete delle piste ciclabili, non segue un’adeguata opera di manutenzione stradale

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Trento, 10 giugno 2018. - di Paolo Peruzzini*

Gentile Direttore, tutt'oggi Il traffico urbano è sempre fonte di inquinamento, e questo fino a quando non si avrà finalmente il coraggio di investire su risorse rinnovabili o energie alternative al petrolio, a cui ruota intorno un redditizio giro d'affari globali responsabile di tanti conflitti economici che spesso si trascinano fino a giungere a scenari di guerra.

Paiono purtroppo lunghi i tempi in cui potremo effettivamente contare su fonti di energia rinnovabili e pulita fino a quando non persisteranno morbosamente gli interessi speculativi di un certo potere finanziario che influisce maggiormente sulle scelte di ricerca e di sviluppo che dovrebbe essere governato più dalla libera politica.
A fronte di un inquinamento globale causato da un accumulo degli agenti inquinanti e delle polveri sottili nell'aria, soprattutto per la scarsa qualità dell'aria che si respira nelle città, occorre perciò puntare su una mobilità ecologica.

La vivibilità di una città non passa soltanto per ciò che offre attraverso le opportunità, la sicurezza e la qualità dei suoi servizi, ma anche per la sua percorribilità e praticabilità in tempi più brevi possibile grazie ad una viabilità efficiente.

Nel corso degli ultimi anni anche Trento ha dovuto intraprendere la via della mobilità sostenibile anche per ridimensionare il traffico veicolare a motore che oramai congestiona i suoi maggiori nodi stradali fonte anche di inquinamento acustico.

Occorre ricordare che viviamo in una valle alpina accresciuta demograficamente e più densamente popolata che di conseguenza crea maggior traffico, con pesanti ricadute sul nostro stato di salute fisica e psicologica.

Trento ha dovuto fare enormi passi per arrivare alla pari di certe realtà europee in tema di ciclabili, ma purtroppo non potendo contare su una passata urbanistica ampia e ben sviluppata, soffre di alcune criticità in certi percorsi.

La mancanza di spazio per la realizzazione di ciclabili crea situazioni di promiscuità con i pedoni, che si trovano sfiorati a volte da alcuni ciclisti che non sempre rispettano i limiti di velocità. Oppure troviamo restringimenti nella corsia dei ciclisti perché vi sono piante che ne occupano la metà spazio. Questa è una soluzione limite in quanto in quel poco spazio da sempre già presente si vuole in poco spazio avere di tutto: marciapiede, ciclabile, alberatura e magari anche la fermata dell'autobus. Tanto che alla fine troviamo ciclisti percorrere lo stesso la strada normale perché in due non ci si passa, intralciando il traffico automobilistico.

Inoltre all'aumento della rete delle piste ciclabili, non segue un'adeguata e soddisfacente opera di manutenzione della sua piattaforma stradale, a partire da quella già precedentemente presente. Non solo occorre rattoppare le buche formatasi nel corso del tempo e dell'uso per il mantenimento della regolarità della superficie a raso, ma è necessario anche colorare l'apposita corsia che ne identifica l'uso, posizionando e risistemando la segnaletica sia verticali e sia orizzontali.

A margine di questo, ho avuto modo di segnalare recentemente l'utilizzo pericoloso e improprio addirittura sulla tangenziale di qualche ciclista temerario. Dapprima quello di un africano che probabilmente pensava di raggiungere via Fersina da Piedicastello più brevemente, mentre la settimana dopo ho incrociato addirittura una colonna di turisti stranieri in bici che forse avevano maldestramente seguito il navigatore che da Trento Sud li ha portati maldestramente all'uscita di Mattarello.

Sicuramente non sono episodi unici, ma visto la pericolosità occorre prestare sempre attenzione alla guida in questi tratti augurandosi che anche i controlli dei vigili aumentino per scongiurare eventuali incidenti.

*Agire per il Trentino

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