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Se anche i Pearl Jam si sono prodigati nell'attaccare le scelte del “Governo Salvini”

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Allora significa che siamo sulla strada giusta

Trento, 29 giugno 2018. - di Gian Piero Robbi

Egregio Direttore, da non credere. Adesso pure i Pearl Jam vengono in Italia a farci la morale. Dopo l'ipocrita Macron e il mondo intero. Il gruppo rock durante un concerto in Italia ha esortato le istituzioni a riaprire i porti e ad accogliere i migranti sulle note di una rivisitazione melodrammatica di "Imagine" di John Lennon.

Ormai tutti si sentono in diritto di darci consigli e di attaccare il "Governo Salvini", l'unico governo del Mediterraneo che sta cercando di fare qualcosa di concreto per la situazione migranti. Contro le Ong, contro il business dell'immigrazione, contro tutto e tutti. E l'Europa che fa? Dà lezioni di stile e di etica, mentre prepara la prossima legge per il distanziamento dei filari delle vigne.

Perché l'Europa è questo. Non è capace di risolvere la questione Medio-Oriente, non fa nulla per risolvere le crisi africane, non muove un dito per aiutare le persone oneste a difendersi, ma si arroga il diritto di sindacare a se l'oliva taggiasca si può chiamare così o quando deve essere lungo il tubero di alcuni ortaggi.

Fumo negli occhi, banalità, pochezza. E i Pearl Jam, gruppo storico americano formatosi nel 1990, invece di preoccuparsi dei loro problemi interni (discriminazione razziale, sanità costosissima e inaccessibile per i poveri, pena di morte in alcuni paesi) vengono a farci la morale sui porti chiusi come se fossimo un paese del terzo mondo.

Ha ragione Rita Pavone, si facciano gli affari loro e si preoccupino di dichiarare al fisco i milioni di euro che guadagnano ogni anno girando il mondo travestiti da rivoluzionari. Portafoglio a destra e cuore a sinistra. Come da tradizione sinistrorsa. Noi siamo con chi fa e non con chi parla.

Se anche i Pearl Jam si sono prodigati nell'attaccare le scelte del “Governo Salvini”

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