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I genitori dei ragazzi disabili, dobbiamo farli tornare a sognare. Non siete soli!

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Trento, 29 giugno 2018. - di Gian Piero Robbi

Egregio Direttore,qualche giorno fa, ho letto la lettera di un gruppo di genitori di bambini e ragazzi disabili. Una lettera che mi ha aperto la mente e scosso il cuore, e che mi ha spinto e mettere nero su bianco quanto penso; lo devo alla comunità disabile, a questi genitori e a me stesso.

"Ci raccontano sempre un sacco di parole" hanno scritto proprio all'inizio della lettera. E hanno ragione, hanno ragione... soprattutto quando si avvicinano le elezioni, tutti i politici cominciano a riempirsi la bocca di belle parole verso i disabili (e non solo), verso la disabilità in generale e temi connessi. Promettono mari e monti e i cittadini, come i genitori della lettera di denuncia che ho letto e che in parte riporterò, dovrebbero lasciar chiacchierare chi di disabilità non sa nulla.
Le loro paure sono le mie, i loro dubbi sono i miei tormenti, perché vanno dissipati. Non solo con le belle parole, no; in quanto politico impegnato su questi temi non ho intenzione di limitarmi a quelle.

"Siamo padri e madri che non possono permettersi nemmeno il tempo di sognare. Siamo persone pratiche perché la nostra vita non è fatta di temporeggiamenti, di trastulli, di chiacchiere. Noi «facciamo» sempre e non dormiamo mai, neanche di notte."

Il grido di aiuto di queste persone non può essere ignorato: è aberrante che persone come loro, che vivono ogni santo giorno sulla propria pelle i problemi della disabilità, non vengano ascoltate. I veri eroi sono loro, che sacrificano la vita per il bene dei propri figli.

"Per entrare in una comunità residenziale" continuano i genitori, "nel caso un padre o una madre avessero bisogno di reciproca assistenza, i nostri figli sono destinati alla casa di riposo. Anche se non sono anziani. Anche se non hanno esigenze sanitarie. Se i nostri figli vogliono andare a scuola devono percorrere la via Crucis della burocrazia per ottenere trasporti e accesso alle aule scolastiche con educatori pagati un tanto al giorno per un anno scolastico che per noi termina sempre prima del previsto. I progetti che ci presentano dovrebbero essere anche un rimedio congruo, dignitoso, rassicurante al pensiero che ci assilla di continuo: chi farà le nostre veci quando noi non potremo più farlo. Ciò che è racchiuso nello stilema asciutto e poco forbito del «dopo di noi»."

E allora, dopo aver letto queste sacrosante parole, ascoltare politici che non sanno nulla di disabilità e vorrebbero anche indicarti la via maestra da seguire, mi fa salire velocemente il sangue alla testa. Diamo voce a chi voce non ha.

"Ma voi, politici, ci conoscete veramente? Sapete davvero che cosa si prova ad assistere i nostri figli? Sapete davvero che valore ha il nostro tempo? Quello cucito sulle nostre rughe e sulle potenzialità dei nostri ragazzi che vanno riducendosi di anno in anno? Non potete saperlo. Perché a parlare siete sempre voi. A noi genitori fate poche domande. Forse, perché avete paura che le nostre risposte non saranno mai riconducibili all'eclatante provvedimento che vi riempie il bacino di voti. Perché la disabilità è ancora un ostacolo. Non soltanto architettonico (quante barriere ci sono ancora) ma anche di testa, di pancia, di cuore. Costiamo fatica."

Questi genitori hanno ragione. La maggior parte dei politici non comprende cosa tutto questo significhi.

Da disabile, io conosco la disabilità e il mondo che vi orbita intorno, conosco i problemi e vorrei risolverli. Sono anche consapevole che con questi genitori bisogna parlare, dialogare, trovare insieme delle soluzioni.

"Siamo cittadini, (e spesso ci costringete a diventare invisibili) di questo territorio autonomo che ci ha snobbato spesso. Siamo l'angolo che non si smussa, la curva che non si raddrizza. In questo tempo dove la perfezione è un'immagine, noi siamo ombre."

Fa male al cuore leggere queste parole. Parole vere, supportate dai fatti; le loro non sono accuse vuote, tutt'altro. I problemi ci sono, è vero.

Senza promettere mari e monti, senza limitarsi alle belle parole: questi problemi vanno affrontati. Risolti con l'aiuto di questi genitori, che sono la fonte più attendibile e pura per raggiungere il nocciolo del problema, per avere una visione vera, genuina.

Dobbiamo riuscire a distruggere i muri che li dividono dalla serenità, tutte le barriere fisiche e non che ne ostacolano il cammino. Dobbiamo farli tornare a sognare.

Non siete soli!

I genitori dei ragazzi disabili, dobbiamo farli tornare a sognare. Non siete soli!

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