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Certezza sui diritti acquisiti: ma il Parlamento nel 1995 tagliò le reversibilità

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Lo Stato è credibile se mantiene i patti verso tutti, senza esclusioni

Trento, 24 aprile 2019. - Lettera firmata

Il giorno 8 agosto 1995, in due ore il Parlamento approva la Riforma delle pensioni (L. 335) in nome del popolo italiano.

Non in mio nome però perché con l' art. 1 comma 41 e tabella F, si vanno a tagliare le reversibilità ricavate dalla pensione contributiva del " de cuius", tale taglio è applicato sul 60% (che è erogato a tutti gli aventi diritto a norma di leggi precedenti) seguendo una idea di "ricchezza" disponibile (e perciò anche sufficiente) del superstite in modo da colpire la platea più ampia dei percettori. Su il reddito medio/ basso (più di 3 volte il trattamento minimo) si applica il taglio del 25% a seguire il 40% e il 50% , l' operazione è retroattiva e possiamo ben definirla una tassazione mascherata non progressiva, ma a gradoni.

Inoltre nella norma non si pensa nemmeno ad esentare dai tagli i superstiti invalidi, trattando da eguali i diseguali.

Almeno questa considerazione è tenuta in conto per i tagli ai vitalizi degli onorevoli che, se in difficoltà, vengono risparmiati.

Ma dei 2000 onorevoli che faranno ricorso, quanti di loro erano seduti sugli scranni del Parlamento nell' agosto del 1995 e non fecero nulla, ma approvarono? E quanti erano tra gli eletti quando venne presentata al Parlamento l'1 giugno 1999 la proposta di iniziativa popolare per togliere questa iniquità o il giorno in cui l' on. Amedeo Ciccanti presentò il disegno di legge n° 2834 al Senato, con lo stesso argomento, il 12 marzo 2004?

Bisognerebbe poi che chi propose ancora nel 1994 il taglio sulle reversibilità avesse il coraggio di dichiararlo.....può darsi che la sorpresa sarebbe grande!

Insomma si tradirono i patti verso i lavoratori che versavano i contributi per il cosiddetto pacchetto IVS ( invalidità, vecchiaia e superstiti) trasformando in assistenziale una pensione proveniente da versamenti previdenziali.

Voglio ricordare che nel 2008 il Presidente INPS Antonio Mastrapasqua presentando il Rapporto annuale dell' INPS sottolineava il saldo attivo di 11 miliardi di euro: e allora non si sarebbe potuto rimediare all' ingiustizia?

Adesso gli onorevoli sottolineano che per i tagli ai loro vitalizi sono stati superati i criteri della ragionevolezza e dell' affidamento, principi che sono presenti nelle sentenze della Corte Costituzionale da decenni, ma solo ora che hanno toccato i loro vitalizi si richiamano a detti principi!

Dopo quanto esposto, voglio però sottolineare che uno Stato che si definisce democratico per essere credibile non può minare la certezza nello stato di diritto stracciando dei contratti sottoscritti a suo tempo e questo vale per tutti, compresi gli onorevoli.

Certezza sui diritti acquisiti: ma il Parlamento nel 1995 tagliò le reversibilità

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