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Elezioni a Trento: quando il volto del cambiamento non ha volto

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La coalizione di centro-destra ha annunciato il suo candidato: riflettiamo sulla deriva della classe politica contemporanea

Trento, 7 febbraio 2020. - di Gian Piero Robbi

Egregio Direttore, sono passati pochi minuti dopo la mezzanotte quando arriva la conferma ufficiale: il candidato sindaco di Trento per la Coalizione del Cambiamento di centro destra autonomista è l'avvocato Alessandro Baracetti (nella foto).

La fumata bianca ha fatto seguito alla decisiva riunione che si è tenuta in presenza del segretario della Lega Mirko Bisesti e dei suoi colleghi di partito. Le prime dichiarazioni a caldo si fanno promotrici di una possibile da cui ripartire per il raggiungimento di un cambiamento radicale.

Il futuro del centro-destra è incarnato dalla figura di un uomo, 50 anni, giurista, padre di famiglia, cattolico, poco amante dei social network - ai quali non è registrato - e impegnato negli ultimi anni a sostegno di giovani e famiglie che necessitano ogni giorno di un apporto politico concreto e pragmatico. La coalizione ha parlato chiaro: il vero nemico da combattere è l'immobilismo del centro-sinistra che da oltre 20 anni finisce per depotenziare i valori di Trento e della sua popolazione.

L'identikit del candidato, però, si conclude mestamente in questo modo: i giornali locali non hanno fatto altro che scrivere poche righe, recuperando le scarse informazioni sparse di cui sono venuti a conoscenza nel corso della mattinata. L'avvocato Baracetti è un nome nuovo - troppo nuovo - per richiamare alla memoria le azioni e le idee che muovono le sue posizioni politiche.

Lo scenario in cui versa la nostra cara Italia è un sottile gioco di provocazione, notorietà, carisma e violenza comunicativa. Slogan, bandiere e comizi sempre più sensazionalistici hanno lo scopo di tratteggiare un "nemico sociale" contro cui combattere in attesa di un futuro migliore. Non è un caso che il centrodestra abbia dovuto fare i conti con l'impopolarità di questo approccio in Emilia-Romagna, la regione che è sfuggita alla sua vittoria nonostante la campagna elettorale abbia toccato picchi di teatralità da palcoscenico.

A Trento, gli eventi hanno preso una piega decisamente differente. La domanda sorge dunque spontanea: perché scegliere il volto di un uomo quasi del tutto sconosciuto all'opinione pubblica? Per quale motivo optare per un personaggio inconsistente agli occhi della comunità, le cui idee e le cui aspirazioni rimangono celate alle orecchie dei più? Com'è possibile affidare il futuro di una città a un aspirante sindaco che - a conti fatti - non ha mai chiarito le sue posizioni, le sue aspirazioni, il suo background politico?

La nostra classe dirigente dovrebbe tornare sui banchi di scuola per ricordare l'importanza di valori ormai schiacciati inevitabilmente sotto il giogo del potere. Se è vero che in medio stat virtus, la comunità trentina avrebbe meritato un personaggio in grado di incarnare alla perfezione una parola che - nonostante sia spesso abusata - continua a essere la chiave di lettura con cui approcciare le esigenze sociali: la fiducia. Gli elettori del centro-destra avrebbero sicuramente preferito un candidato con un background definito, in grado di personificare a 360 gradi le esigenze di una fetta di elettorato che continua ad aver bisogno di un nome che sia simbolo di abilità, moderazione e presenza costante sul territorio locale.

L'inesperienza continua a mietere vittime; il volto del cambiamento non ha volto.

Le carte in tavola sono state appena mescolate per giocare un'altra manche politica in cui c'è il rischio che - proprio a causa di scelte partitiche poco oculate - la stragrande maggioranza dei cittadini finisca per cercare sicurezza e affidabilità verso altri lidi, ben lontani da quello della proposta della Coalizione del Cambiamento di centro destra autonomista. Il ruolo dell'elettorato non è secondario: è davvero possibile scegliere un candidato in virtù della sua mera appartenenza al partito? O abbiamo il diritto - in quanto tasselli del puzzle della nostra stessa comunità - di incaricare un futuro dirigente che sia emblema di chiarezza e pragmaticità, onestà e dialogo? Inutile ripeterlo: la comunicazione politica è imperfetta, sensazionalistica e molto spesso infruttuosa; a Trento, però, è del tutto inesistente.

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